Sucidarsi per LAVORO

Sucidarsi per LAVORO

Già il fatto che in Giappone esistano le parole Karoshi e Karojisatsu la dice lunga sulle abitudini lavorative di questo popolo. Quando poi apprendiamo che la morte per troppo lavoro, il Karoshi appunto, è riportata nelle statistiche nazionali del paese, è evidente che il fenomeno ha dimensioni piuttosto preoccupanti. Le cause mediche principali sono attacco cardiaco dovuto a sforzo intenso e lo stress!

Ancora più inquietante è il fatto che esista una parola per identificare univocamente il suicidio per questioni legate al lavoro (Karojisatsu) ed è proprio di una recente vicenda accaduta in Giappone che voglio parlarvi nel nostro consueto appuntamento del lunedì.

Sucidarsi per LAVORO

Un giovane medico ventiseienne di nome Shingo Takashima era impiegato in un ospedale della città di Kobe dal 2020 e aspirava a diventare gastroenterologo in più o meno due anni. A un certo punto però ha deciso di togliersi la vita. La notizia non avrebbe suscitato un gran scalpore mediatico se la famiglia non avesse sporto denuncia nei confronti dell'ospedale, dopo aver appreso che il ragazzo aveva fatto più di 207 ore di straordinari in un solo mese e non si era preso nemmeno un giorno libero nell’arco di tre mesi.

La correlazione tra il malessere mentale del giovane medico e il lavoro non è suggestione della madre, le circostanze sono state accertate anche dagli organismi governativi di ispezione, che hanno attribuito il suicidio del giovane medico alle condizioni di lavoro estreme. Ovviamente l’ospedale ha respinto ogni accusa, soprattutto quella di eccessiva pressione esercitata sui medici da parte della direzione, ma i dati parlano da soli. Uno studio del 2016 ha rilevato che in Giappone più di un quarto dei medici lavora fino a 60 ore settimanali, il 5% fino a 90 ore e il 2% addirittura 100 ore. Fatevi due conti per valutare quante ore di lavoro sono al giorno e come può essere peggiorato il tutto dopo la pandemia. Un altro rapporto pubblicato nel 2023 dall’Association of Japan Medical College ha mostrato che più di un terzo dei medici accumula ogni anno poco meno di 1000 ore di straordinari. Sono quasi tre ore di straordinari ogni giorno!

Ho voluto raccontarvi questa storia per due motivi: la prima è che assomiglia in modo preoccupante alla vicenda della giovane ginecologa Sara Pedri, la cui famiglia sta portando avanti una causa legale per comprendere se il presunto suicidio sia legato all’ambiente lavorativo tossico in cui pare si trovasse. Non è un buon segnale perché in Italia questo fenomeno sostanzialmente a oggi non esiste, ma nei periodi di crisi come quello che stiamo vivendo, le condizioni lavorative tendono sempre a peggiorare e bisogna imparare a difendersi. Questo è un po’ il secondo motivo per cui ho deciso di parlare di questa vicenda. Le persone infatti generalmente non sanno che nel nostro Paese, per legge (D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81) il datore di lavoro è responsabile per la salute mentale e sociale dei propri dipendenti. Questo significa che è un chiaro dovere dei vostri dirigenti creare le condizioni per cui l’ambiente di lavoro sia un luogo dove stare bene, senza eccessiva pressione, mobbing, straordinari esagerati e altre pratiche che invece sappiamo bene essere la normalità.

Il punto è che spesso sembra che ci facciano un piacere a pagarci per quello che facciamo, che tutto sia dovuto e che dobbiamo ringraziare per il lavoro che gentilmente ci concedono di fare. In cambio dobbiamo piegarci a novanta gradi e accettare tutto. Invece non bisogna mai dimenticare che è l’esatto contrario: un imprenditore non va da nessuna parte se non ha dei dipendenti, da solo può fare ben poco, ed è giusto che il lavoro sia una collaborazione dove dai e ricevi in modo onesto e paritario. Se non si mantiene questo equilibrio si va lentamente alla deriva e fenomeni apparentamene lontani come il super-lavoro nipponico, finiranno presto per diventare la nostra nuova normalità.

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