Roma, 10 gennaio 2026 – Eni punta a rafforzare la sua presenza in Venezuela. Lo ha annunciato l’amministratore delegato Claudio Descalzi durante un incontro con l’ex presidente americano, Donald Trump, tenutosi ieri alla Casa Bianca. Una dichiarazione arrivata in modo riservato, ma confermata da fonti vicine all’azienda, che potrebbe segnare una svolta nelle strategie del gruppo italiano in Sud America.
Eni rilancia in Venezuela: le parole di Descalzi
“Abbiamo 500 persone nel Paese. Siamo pronti a investire e a collaborare con le compagnie americane”, ha detto Descalzi rivolgendosi a Trump, secondo un funzionario presente all’incontro. La frase, pronunciata in un clima di cauta apertura, arriva in un momento delicato per il settore energetico venezuelano, che negli ultimi anni ha attraversato una forte instabilità politica ed economica. Nonostante tutto, la presenza di Eni in Venezuela – dall’estrazione di petrolio alla produzione di gas – non si è mai interrotta del tutto. Oggi la società italiana conta circa 500 dipendenti nel Paese, impegnati soprattutto nei progetti legati al giacimento di Perla e nelle joint venture con la compagnia statale PDVSA.
Geopolitica e nuove alleanze
La volontà di “lavorare con le compagnie americane” non è casuale. Negli ultimi mesi, il clima internazionale attorno al Venezuela ha mostrato segnali di distensione: alcune sanzioni statunitensi sono state allentate e diverse multinazionali hanno ricominciato a trattare con Caracas. In questo scenario, il ruolo di Eni – che in passato aveva dovuto ridurre le attività a causa delle restrizioni di Washington – potrebbe tornare centrale. “Siamo pronti a cogliere nuove opportunità, se il quadro normativo lo permetterà”, ha detto un dirigente del gruppo, lasciando intendere che ogni passo dipenderà anche dagli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Venezuela.
I numeri di Eni in Venezuela
Secondo i dati ufficiali, Eni è coinvolta in vari progetti chiave nel Paese. Il più importante è il giacimento offshore di Perla, uno dei più grandi dell’America Latina per riserve di gas naturale. La produzione, iniziata nel 2015, ha subito rallentamenti, ma rimane un asset fondamentale per il gruppo. Oltre a Perla, Eni partecipa ad altre joint venture con PDVSA, soprattutto nei blocchi Junín e Menegas. “La nostra priorità è la sicurezza delle persone e la sostenibilità delle operazioni”, ha spiegato una fonte interna, ricordando che il personale italiano e locale è rimasto anche nei momenti più difficili.
Reazioni tra Roma e Caracas
L’annuncio di Descalzi non è passato inosservato né a Roma né a Caracas. Al Ministero degli Esteri italiano si segue con attenzione la mossa di Eni: “Ogni iniziativa industriale va valutata alla luce della situazione politica venezuelana”, ha detto un funzionario della Farnesina. In Venezuela, invece, la notizia è stata accolta con interesse dagli operatori del settore, che vedono nella ripresa degli investimenti stranieri un segnale di possibile stabilità. “La presenza di Eni è storica e importante per il Paese”, ha commentato un analista locale.
Futuro incerto, ma segnali di apertura
Resta da capire quali saranno i prossimi passi concreti. La voglia di “investire” di Descalzi si scontra ancora con le incertezze legate alle sanzioni internazionali e alla situazione economica interna del Venezuela. Tuttavia, il dialogo con gli Stati Uniti – e la disponibilità a collaborare con le compagnie americane – potrebbero aprire nuove possibilità per il gruppo italiano. “Siamo pronti a fare la nostra parte”, ha ribadito Descalzi al termine dell’incontro. Solo nelle prossime settimane si capirà se dalle parole si passerà ai fatti e se il Venezuela tornerà davvero al centro delle strategie di Eni.










