Roma, 28 febbraio 2026 – L’intelligenza artificiale è già una realtà concreta nelle fabbriche italiane. Lo ha ribadito questa mattina a Roma Maurizio Marchesini, vicepresidente di Confindustria, definendola una “grande occasione” non solo per il lavoro, ma per tutta la società. L’occasione è stata l’evento “IA e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità”, organizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. In sala, imprenditori, sindacalisti e istituzioni hanno discusso sul futuro dell’occupazione nell’era digitale.
L’intelligenza artificiale entra nelle fabbriche italiane
“L’intelligenza artificiale è già dentro le nostre fabbriche”, ha detto Marchesini di fronte a una sala piena, nella conferenza di via Veneto. Erano le 10.30 quando ha preso la parola, sottolineando come questa tecnologia stia già cambiando i processi e le mansioni. “Io sono davvero entusiasta – ha raccontato – credo che migliorerà non solo il lavoro, ma anche la vita di tutti noi”. Marchesini è chiaro: l’IA è un’opportunità per mantenere i livelli di occupazione che abbiamo raggiunto in Italia e in Europa.
Tra rischi e opportunità, il dibattito è acceso
Non sono mancate le preoccupazioni di lavoratori e sindacati durante l’incontro. “Oggi ho sentito parlare più di rischi che di opportunità”, ha ammesso Marchesini, riferendosi agli interventi precedenti. Però, ha aggiunto, “questa tecnologia è così potente che non possiamo ignorarla o fermarla”. Il messaggio è netto: serve un approccio concreto, che sappia cogliere i vantaggi senza chiudere gli occhi sulle difficoltà.
Il vicepresidente di Confindustria ha sottolineato la necessità di “trovare tutte le strade possibili per favorire” l’uso dell’intelligenza artificiale, pur ammettendo che “ci saranno problemi personali da affrontare insieme”. Un equilibrio delicato, che richiede, ha detto, “innovazione, innovazione e ancora innovazione”.
Formazione e piccole imprese: le sfide più grandi
Al centro del discorso di Marchesini c’è la formazione. “L’intelligenza artificiale non toglie lavoro, lo potenzia”, ha spiegato, parlando di un’Italia fatta soprattutto di piccole imprese. “Dobbiamo assicurarci che anche le aziende più piccole possano accedere a queste tecnologie, senza rimanere indietro”, ha ammonito, indicando una delle sfide più urgenti.
Ha poi richiamato il ruolo delle parti sociali, chiamate a tenere d’occhio cosa succede in fabbrica e a intervenire per prevenire e risolvere i problemi. “Le parti sociali hanno un compito chiaro: osservare, prevenire e agire quando serve”, ha aggiunto.
Un futuro da costruire insieme
L’incontro si è chiuso con un’idea condivisa: la trasformazione digitale non si può fermare, ma va guidata con gli strumenti giusti. I dati del Ministero del Lavoro parlano chiaro: oltre il 40% delle aziende manifatturiere italiane ha già avviato progetti pilota sull’IA negli ultimi due anni. La transizione è in corso, anche se procede a velocità diverse tra grandi gruppi e piccole imprese.
“Dobbiamo capire come ottenere il meglio da questa tecnologia”, ha concluso Marchesini. La domanda resta aperta: come accompagnare lavoratori e imprese in questo cambiamento? Per ora, la risposta sembra essere una sola parola: innovazione. E un impegno comune tra istituzioni, aziende e lavoratori.










