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Dazi e incertezze: cosa aspettarsi sulle procedure di importazione negli Stati Uniti

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Dazi e incertezze: cosa aspettarsi sulle procedure di importazione negli Stati Uniti
Dazi e incertezze: cosa aspettarsi sulle procedure di importazione negli Stati Uniti
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Washington, 25 febbraio 2026 – Venerdì 20 febbraio la Corte Suprema degli Stati Uniti ha cancellato i cosiddetti dazi reciproci (Ieepa), introdotti dall’amministrazione Trump ad aprile 2025. Una svolta che apre nuove strade per le imprese italiane ed europee che esportano negli Usa. La sentenza, che entrerà in vigore tra due settimane salvo sorprese, stabilisce che questi dazi devono passare per l’ok del Congresso. Una decisione chiara, ma che lascia molti dubbi su come si procederà e su quali contromisure potrà adottare la Casa Bianca.

Dazi Ieepa cancellati: che impatto per le imprese?

Per Lucio Miranda, presidente di ExportUsa, società specializzata nell’ingresso nel mercato americano, la sentenza “azzera i dazi Ieepa”, ma non tocca altre tariffe ancora attive. Restano infatti in vigore i dazi legati alla Section 232 (che colpiscono acciaio, alluminio e rame) e quelli della Section 301, soprattutto contro la Cina. “Dal punto di vista legale è un punto fermo – ha detto Miranda ad Adnkronos/Labitalia – ma sul campo apre un periodo di incertezza”. Finché la Customs and Border Protection (CBP) non pubblicherà le nuove regole e aggiornerà i sistemi, le procedure di importazione rischiano di essere poco chiare.

Trump pronto a reagire: tempi e strumenti sul tavolo

Nel frattempo, Trump non perde tempo. Ha già annunciato che vuole reintrodurre quei dazi, ma con altri strumenti legali. “Si parla di usare la Section 232 del Trade Expansion Act del 1962 e la Section 301 del Trade Act del 1974”, spiega Miranda. Questi metodi non hanno bisogno dell’ok del Congresso, ma richiedono preparativi che potrebbero durare due o tre mesi. Non solo: si sta valutando anche di introdurre le cosiddette quote import relative. Un sistema già usato per molti formaggi importati negli Usa: si può entrare con una certa quantità a dazio normale, superata la quale scattano tariffe più alte.

Nuova minaccia in arrivo: la Section 122 e i rischi per l’export

C’è poi un’altra strada: un ordine esecutivo per imporre un dazio generale su tutte le importazioni negli Stati Uniti, a prescindere dal paese d’origine. La base legale sarebbe la Section 122 del Trade Act del 1974, che permette al presidente di mettere restrizioni temporanee – anche dazi fino al 15% – per fronteggiare deficit “ampi e gravi” nella bilancia dei pagamenti Usa. “Queste misure si possono varare in fretta, fino a un massimo di 150 giorni”, avverte Miranda. Non servono indagini approfondite, ma per prolungarle serve il via del Congresso. Un dettaglio importante: la Section 122 non è mai stata usata dal 1974 a oggi.

Rimborsi in vista: come recuperare i dazi già pagati

Per chi ha già versato i dazi Ieepa ora annullati si apre la possibilità di chiedere indietro i soldi. “Le aziende possono fare ricorso”, ricorda ExportUsa. Serve però raccogliere tutte le Entry Summary emesse dalla dogana americana che provano il pagamento. Attenzione però: dal 6 febbraio 2026 le dogane Usa restituiscono i rimborsi solo con bonifici su conti correnti statunitensi. Una complicazione per molte imprese italiane ed europee che non hanno una banca negli Usa.

Attesa e incertezza: la parola ai regolamenti

In attesa che la CBP pubblichi le nuove regole, il clima tra gli esportatori è di prudenza. “Solo quando le regole saranno chiare – confida un imprenditore lombardo che vuole restare anonimo – capiremo come muoverci”. Nel frattempo, gli uffici legali delle grandi aziende stanno lavorando per preparare i documenti necessari ai rimborsi e per valutare l’effetto delle nuove mosse della Casa Bianca.

La partita sui dazi Usa resta aperta. La sentenza della Corte Suprema segna un punto fermo sul piano giuridico, ma sul campo commerciale si apre una nuova fase di incertezza e trattative serrate tra Washington e i suoi partner internazionali.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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