Torre del Greco, 25 febbraio 2026 – Istituzioni, centri di ricerca e imprese da Italia e Tunisia si sono ritrovati oggi a Torre del Greco per il workshop internazionale “Il corallo come ponte di cooperazione nel Mediterraneo”. L’obiettivo? Mettere le basi per una filiera del corallo etica, circolare e sostenibile, pronta a rispondere alle sfide ambientali e commerciali del Mediterraneo.
Firmato il protocollo per proteggere e valorizzare il corallo
Alle 12.30, momento clou della giornata, è arrivata la firma del Protocollo d’Intesa tra realtà italiane e tunisine: Consorzio Corallo e Cammeo Torrese, Cluster Big (Blue Italian Growth), ForMare, Cluster Maritime Tunisien (Cmt), Instm – Institut National des Sciences et Technologies de la Mer e la Stazione Zoologica Anton Dohrn. Come ha spiegato il presidente del Consorzio Corallo, Antonio Di Martino, “con questo accordo ci impegniamo a lavorare insieme su ricerca, formazione e standard condivisi per una pesca più sostenibile”. Nel protocollo sono previsti anche programmi dedicati agli artigiani e ai giovani, per tramandare competenze e assicurare un futuro al settore.
Mediterraneo in crisi: ambiente e legalità sotto la lente
Il workshop ha messo in luce questioni urgenti: il degrado degli ecosistemi marini, la pesca illegale che continua a fare danni, e la necessità di migliorare la tracciabilità dei prodotti. Dati recenti dell’Institut National des Sciences et Technologies de la Mer mostrano un calo fino al 40% delle popolazioni di corallo rosso in alcune zone tra Sicilia e Tunisia negli ultimi dieci anni. “La crisi climatica accelera il declino”, ha spiegato la biologa marina Sonia Ben Youssef, “ma anche la mancanza di controlli veri sulla filiera pesa molto”.
Digitale e ricerca: blockchain e mappature per il corallo
Non si parla solo di tutela ambientale. Tra i temi affrontati, anche le tecnologie digitali a servizio della filiera del corallo. La parola chiave è stata blockchain, uno strumento per garantire trasparenza e sicurezza in tutta la catena, dalla raccolta fino alla vendita. “Solo così possiamo assicurare ai consumatori che il corallo è davvero sostenibile”, ha sottolineato Giulia Romano di ForMare. Intanto, i ricercatori della Stazione Zoologica Anton Dohrn hanno presentato le ultime campagne di mappatura dei fondali, fondamentali per individuare le zone più delicate e pianificare interventi di recupero degli habitat.
Un’opportunità per le comunità costiere
Dietro la protezione del corallo si intravede anche una chance per far crescere l’economia delle coste. Il settore coinvolge circa 2.500 persone tra Italia e Tunisia, secondo i dati del Cluster Maritime Tunisien. “Vogliamo trasformare la salvaguardia del corallo in un’opportunità di lavoro per giovani e donne”, ha detto Fatma Gharbi, responsabile formazione del Cmt. Il protocollo prevede percorsi di crescita dedicati e iniziative per valorizzare l’arte e la cultura legate alla lavorazione del corallo.
Verso una filiera mediterranea unita
La giornata si è chiusa con un dibattito aperto tra operatori, ricercatori e istituzioni. Sul tavolo la proposta di creare un osservatorio permanente sulla filiera del corallo nel Mediterraneo, con base proprio a Torre del Greco. “Solo con una vera collaborazione tra Paesi possiamo dare un futuro a questa risorsa”, ha concluso il direttore della Stazione Zoologica Anton Dohrn, Roberto Danovaro. La firma del protocollo è un primo passo: ora la sfida è trasformare gli impegni in fatti, tra tutela dell’ambiente e rilancio dell’economia locale.










