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Parità di genere: una prospettiva che si allontana di 123 anni secondo Penati

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Parità di genere: una prospettiva che si allontana di 123 anni secondo Penati
Parità di genere: una prospettiva che si allontana di 123 anni secondo Penati
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Milano, 24 febbraio 2026 – Solo il 2,2% delle posizioni di vertice nelle aziende italiane è occupato da donne. Un dato che racconta quanto ancora sia lontana la parità di genere nei luoghi decisionali. A sottolinearlo è stata oggi Carlotta Penati, presidente dell’Ordine degli ingegneri della provincia di Milano, durante l’evento “Progetto donna” a Milano. L’iniziativa, che ha riunito accademici e rappresentanti delle imprese, ha messo sotto i riflettori le strategie per aumentare la presenza femminile nelle professioni tecniche.

Parità di genere: un traguardo ancora lontano

Secondo il Global Gender Gap Report 2025, la parità tra uomini e donne non si raggiungerà prima di 123 anni. Un lasso di tempo che, come ha detto Penati, richiede una riflessione urgente: “Nei Consigli di amministrazione le donne sono il 43%, ma i dati Inps mostrano che nei ruoli dirigenziali la percentuale scende al 21,1%. E per le posizioni di vertice, come le amministratrici delegate, siamo appena al 2,2%”. La presidente ha spiegato che non basta esserci, serve anche poter davvero influire nelle decisioni.

L’Ordine degli ingegneri: un impegno concreto

All’evento “Progetto donna” hanno partecipato 2.200 iscritte all’Ordine, con l’obiettivo, come ha ribadito Penati, di trovare “aspetti concreti” su cui lavorare. “È solo un inizio, un percorso che avvio come presidente e che l’Ordine porterà avanti nel tempo”, ha detto. L’intenzione è trasformare il confronto in fatti, promuovendo proposte pratiche e costruendo una rete di alleanze e consapevolezza. “È una responsabilità da condividere, con un approccio pragmatico”, ha aggiunto.

Le difficoltà delle donne sul lavoro

Il nodo della conciliazione tra lavoro e famiglia resta centrale. Dopo la nascita di un figlio, ha ricordato Penati, “7 dimissioni su 10 riguardano madri”. La cura della famiglia è un valore, ma senza le condizioni giuste il peso ricade quasi sempre sulle donne. Nei dati degli ordini professionali la situazione è simile: solo 16 presidenti donne su 106, meno del 18%.

A livello europeo, la differenza nell’occupazione tra uomini e donne in Italia rimane alta: circa il 19%, secondo Eurostat. Sul fronte dei salari, il divario è più basso rispetto alla media Ue, ma va interpretato con attenzione. “Molte donne in Italia lavorano part-time, spesso perché costrette”, ha osservato Penati, “perché devono dedicare tempo alla famiglia”. Senza servizi adeguati come asili nido e scuole a tempo pieno, il lavoro femminile resta limitato.

Norme e trasparenza: i primi segnali di cambiamento

Qualcosa si muove anche sul piano delle leggi. Il recente schema di decreto legislativo del 5 febbraio, approvato dal Consiglio dei Ministri, recepisce la direttiva Ue 970 per rafforzare la parità salariale tra uomini e donne. “Il salario è libertà”, ha sottolineato Penati. Il provvedimento introduce il diritto a conoscere le retribuzioni grazie a meccanismi di trasparenza. Un passo che potrebbe segnare l’inizio di un cambio di mentalità: “Solo se possiamo misurare, la parità smetterà di essere solo un’idea e diventerà una responsabilità da tutti condivisa”.

Dati e metodo per cambiare davvero

Per Penati la parità non deve restare un concetto astratto. “Va costruita con consapevolezza. Si pianifica, si decide e si realizza. Serve partire dai dati, perché senza numeri non si va da nessuna parte”, ha spiegato. L’approccio deve essere concreto: servono strumenti chiari e la capacità di metterli in pratica. “Altrimenti non raggiungeremo mai il risultato”, ha concluso la presidente dell’Ordine degli ingegneri di Milano. La strada è ancora lunga, ma tra numeri e testimonianze la voglia di cambiare sembra farsi sempre più forte.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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