Milano, 22 febbraio 2026 – Questa mattina, davanti a una sala piena di giovani professioniste e studenti, Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, ha preso la parola all’evento “Progetto donna”, organizzato dall’Ordine degli ingegneri di Milano. Con semplicità e fermezza, ha parlato di genitorialità e parità di genere, ribadendo che non può essere solo sulle spalle delle donne il compito di crescere i figli.
Genitorialità: un dovere che deve essere di tutti
“La genitorialità è un diritto, ma educare i figli non può restare solo un compito femminile”, ha detto Ercoli Finzi, senza giri di parole. “Le donne hanno il privilegio di partorire, è vero, ma non devono sobbarcarsi da sole tutto il resto. A volte penso che bisognerebbe mettere una multa agli uomini che non danno una mano in casa. Non è giusto e dietro c’è un problema culturale”. Le sue parole hanno strappato un applauso spontaneo, soprattutto quando ha messo l’accento sull’urgenza di un cambiamento che coinvolga anche gli uomini nelle faccende domestiche.
Per la professoressa, non si tratta solo di questioni private, ma di un tema che riguarda tutta la società. “Non possiamo più accettare che la cura della casa e dei figli sia solo delle donne. Serve un vero cambiamento nelle abitudini di ogni giorno”, ha aggiunto, guardando soprattutto ai giovani padri presenti.
Il voto alle donne: un traguardo da non dimenticare
Durante il suo discorso, Ercoli Finzi ha mostrato una vecchia fotografia, tenuta con cura. “Questa foto per me è importante: c’è scritto ‘È nata la Repubblica italiana’. Era il 6 giugno 1946, io c’ero”, ha raccontato. “Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: ‘Finalmente qualcosa cambia per noi’, perché era la prima volta che le donne potevano votare”.
Ha ricordato come le donne italiane hanno ottenuto il diritto di voto solo quarant’anni dopo gli uomini. “In quegli anni, uomini analfabeti decidevano il futuro dell’Italia, mentre donne laureate erano escluse”, ha sottolineato. Un ricordo amaro, accompagnato da una citazione che le viene attribuita a Giolitti: “Dare il voto alle donne potrebbe cambiare l’Italia. Credo abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo”.
Donne ai vertici: la strada è ancora lunga
Ercoli Finzi ha poi spostato l’attenzione al presente, sottolineando che, nonostante i passi avanti, le donne incontrano ancora ostacoli quando si tratta di raggiungere ruoli di comando. “Oggi molte donne occupano posizioni importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso sono aziende di famiglia”, ha detto. “Ci sono ancora sistemi e abitudini che impediscono alle donne di essere riconosciute per quello che valgono”.
Ha messo in luce un fatto comune: “Perché, quando una carica di vertice occupata da un uomo si libera, viene quasi sempre sostituita da un altro uomo? Le donne hanno le stesse capacità”. Una domanda che ha fatto rumore tra il pubblico, segno che il problema è tutt’altro che risolto.
Un messaggio chiaro alle nuove generazioni
Nel finale, la professoressa si è rivolta direttamente alle ragazze presenti. “Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo reagire, fare la rivoluzione”, ha concluso. Un invito a non accontentarsi e a lottare per il rispetto e il riconoscimento dei propri meriti.
L’incontro si è chiuso tra strette di mano e chiacchiere nei corridoi dell’Ordine degli ingegneri. Molti hanno apprezzato la forza delle parole della docente. “Ha ragione – ha detto una giovane ingegnera – serve davvero un cambiamento di mentalità, anche dentro le nostre famiglie”.
Progetto donna, nato per sostenere la presenza femminile nelle professioni tecniche, proseguirà con altri incontri e testimonianze nei prossimi mesi. L’obiettivo, come ha ricordato Ercoli Finzi, è costruire una società in cui diritti e doveri siano davvero di tutti.










