Roma, 20 febbraio 2026 – Pochi mesi fa, Samuel Alito, giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, ha ricevuto il Premio Internazionale Magna Grecia. La cerimonia si è svolta nella suggestiva cornice della Galleria Doria Pamphilj a Roma. Il premio è stato assegnato per il suo “straordinario percorso giuridico” e per il ruolo di “ponte ideale” tra Italia e Stati Uniti. Un riconoscimento che celebra non solo la carriera di uno dei più influenti giuristi americani, ma anche la sua capacità di mantenere vive le proprie radici familiari, nonostante la posizione di vertice nel potere mondiale.
Le radici italiane di Samuel Alito, un legame che non si spezza
Dietro la toga del giudice costituzionale c’è una storia fatta di emigrazione e sacrifici. Suo padre, Salvatore Alati, nato nel 1914 a Saline Joniche, in Calabria, lasciò l’Italia per cercare fortuna in America. Qui il cognome si trasformò in Alito e la famiglia si stabilì nel New Jersey. Samuel nasce a Trenton nel 1950, in una casa dove l’istruzione era sacra: entrambi i genitori insegnanti. Sua madre, Rose, lucana, fu l’unica tra sei fratelli a laurearsi e si spostava ogni giorno dal New Jersey a New York per un master alla Columbia University. “Ho sempre sentito il peso e la forza delle mie radici”, ha raccontato Alito durante la cerimonia romana, visibilmente emozionato.
Da Princeton alla Corte Suprema: la scalata di Alito
La carriera di Samuel Alito passa per i prestigiosi atenei di Princeton e Yale, dove si laurea in giurisprudenza. Dopo anni di lavoro nell’amministrazione della giustizia federale, nel 2005 arriva la sua nomina alla Corte Suprema, firmata da George W. Bush. Da allora, Alito è diventato un punto di riferimento per l’ala conservatrice e “originalista” della Corte, interpretando la Costituzione secondo il significato che le diedero i padri fondatori. Una posizione che lo ha spesso messo al centro del dibattito pubblico negli Stati Uniti, soprattutto su temi caldi come aborto e diritti civili.
Il Premio Magna Grecia: un riconoscimento che va oltre
Il Premio Internazionale Magna Grecia non è solo un tributo personale. La Fondazione ha voluto mettere in luce come la storia di Alito rappresenti il sogno americano vissuto dagli emigrati italiani: “Un esempio di chi, arrivato ai vertici, non dimentica mai da dove viene”, si legge nella motivazione ufficiale. Tra i precedenti premiati ci sono nomi illustri come il Principe Alberto I di Monaco, Federico Faggin (inventore del microprocessore), Mauricio Macri (ex presidente argentino), Giuseppe Tornatore (premio Oscar), Robert Gallo (scopritore dell’origine retrovirale dell’AIDS) e George Pataki (ex governatore di New York).
Durante la cerimonia, Alito ha ricordato il coraggio dei suoi nonni e l’importanza della memoria familiare: “La loro storia è parte viva della mia identità professionale”, ha detto. Un legame che, a suo avviso, può rafforzare le istituzioni e rendere la società più giusta.
La democrazia americana sotto pressione
Se la premiazione ha guardato al passato, le recenti parole di Alito riportano l’attenzione sul presente degli Stati Uniti. Intervistato dal Corriere della Sera, il giudice ha espresso preoccupazione per lo stato della democrazia americana, a pochi anni dal 250° anniversario dell’indipendenza. “È molto difficile far passare leggi al Congresso a causa della forte polarizzazione”, ha detto. Questo stallo spinge i presidenti – da Obama a Trump, fino a Biden – a usare sempre più gli ordini esecutivi, portando i poteri presidenziali “al limite e oltre il limite”. In questo quadro, la Corte Suprema è spesso chiamata a decidere su questioni politiche molto delicate, un ruolo complicato ma fondamentale per mantenere l’equilibrio tra i poteri.
Dopo la sentenza sull’aborto, le critiche e la difesa di Alito
Alito è finito al centro delle polemiche dopo la sentenza Dobbs, che ha cancellato il diritto federale all’aborto stabilito con la storica Roe v. Wade. “Le reazioni internazionali sono state spesso basate su informazioni sbagliate”, ha detto il giudice, spiegando che la Corte non ha vietato l’aborto, ma ha lasciato la decisione ai singoli stati. “L’aborto resta un tema molto divisivo”, ha ammesso, ma ha ribadito che il suo compito è applicare la legge, non crearla.
Fede e giustizia: un equilibrio delicato
Non sono mancate domande sulla sua fede cattolica e su quanto questa influenzi le sue decisioni. Alito ha sottolineato di aver giurato fedeltà solo alla Costituzione, pur riconoscendo che la sua fede lo porta a trattare tutti con rispetto e dignità. Ha poi ricordato come l’idea dei diritti inalienabili dell’uomo sia un’eredità dell’Illuminismo europeo, filtrata attraverso la tradizione cristiana.
Oggi Samuel Alito resta una figura centrale e spesso discussa negli Stati Uniti. Tra le tensioni politiche di Washington e i riconoscimenti nella sua Italia d’origine, continua a insistere sul valore della memoria: “Non bisogna mai dimenticare da dove si viene”, ripete spesso. E per lui, quel piccolo borgo calabrese è ancora il punto di partenza di tutto.










