Milano, 19 febbraio 2026 – Il prezzo del gas naturale ha ripreso a correre oggi, lunedì 19 febbraio, spinto dalle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran. Sul mercato di Amsterdam, il principale punto di riferimento per l’Europa, i contratti Ttf hanno chiuso in rialzo del 6,49%, toccando quota 33,5 euro al megawattora. Un balzo che ha sorpreso molti, soprattutto dopo settimane di calma apparente.
Scontri Usa-Iran, il mercato trema
A far scattare l’aumento dei prezzi è stato il timore di un’escalation militare nel Golfo Persico. Negli ultimi giorni, le tensioni tra Washington e Teheran sono cresciute, con scambi di accuse e movimenti navali che hanno riacceso i timori sulla sicurezza delle rotte energetiche. “Il mercato teme che un blocco degli stretti strategici possa ridurre l’offerta globale”, ha spiegato a Reuters Luca Bianchi, analista di Nomisma Energia.
Non è la prima volta che i problemi in Medio Oriente si riflettono sul gas europeo. Lo scorso autunno, una serie di attacchi alle infrastrutture petrolifere aveva già fatto oscillare i prezzi. Ma questa volta la situazione sembra più delicata: “L’Europa dipende ancora molto dalle importazioni, quindi ogni segnale di instabilità si traduce subito in forti variazioni”, ha aggiunto Bianchi.
Scorte piene, ma il meteo tiene in allerta
Nonostante il rialzo di oggi, gli stoccaggi europei restano alti. Secondo Gas Infrastructure Europe, le riserve sono all’80% della capacità totale, un livello superiore alla media degli ultimi cinque anni. Un dato che, almeno per ora, dovrebbe dare un po’ di respiro.
Ma gli operatori non abbassano la guardia. Il punto è il meteo. Le previsioni per la seconda metà di febbraio segnalano un possibile ritorno del freddo su gran parte dell’Europa centrale e orientale. “Se arriva un’ondata di gelo improvvisa, la domanda potrebbe schizzare in alto molto in fretta”, avverte Marco Rossi, trader di una società milanese specializzata in energia. Solo allora si vedrà se le scorte attuali saranno sufficienti fino alla primavera.
Mercati in fibrillazione: tra nervosismo e incertezza
La risposta del mercato non si è fatta attendere. Questa mattina, sul Ttf si sono registrati volumi di scambio elevati e picchi di volatilità. Molti operatori hanno rivisto le loro strategie per coprirsi dai rischi. “In momenti come questo, prudenza è la parola chiave”, confida un broker olandese contattato poco dopo le 11. “Basta una notizia in più o in meno per rivoluzionare tutto”.
Va detto, però, che il prezzo del gas resta lontano dai picchi del 2022, quando superò i 300 euro al megawattora. Ma quella lezione è ben impressa nella memoria degli addetti ai lavori. “Il mercato sa quanto può essere veloce il passaggio dalla calma alla tempesta”, ricorda Rossi.
Bollette in vista, famiglie e imprese in allerta
L’aumento del prezzo all’ingrosso potrebbe tradursi presto in bollette più salate per famiglie e imprese italiane. Secondo le prime stime di Nomisma Energia, se questa tendenza continua, nei prossimi mesi il costo per i consumatori potrebbe crescere tra il 3% e il 5%.
Le associazioni dei consumatori chiedono al governo di tenere d’occhio la situazione e di intervenire se necessario. “Non possiamo permetterci nuovi aumenti delle spese energetiche”, avverte Furio Truzzi, presidente di Assoutenti. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sta monitorando il mercato, ma al momento non sono previsti interventi urgenti.
La partita è aperta
Con l’inverno che non ha ancora lasciato il campo e le tensioni internazionali in corso, il mercato del gas naturale resta sotto stretta osservazione. Gli occhi sono puntati sia sugli sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran, sia sulle previsioni meteo che potrebbero ancora una volta cambiare i giochi tra domanda e offerta. Per ora, la parola d’ordine è una sola: cautela.










