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Conte: l’Italia merita di più del Board of peace

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Conte: l'Italia merita di più del Board of peace
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Roma, 18 febbraio 2026 – Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, oggi ha lanciato un duro attacco contro la partecipazione dell’Italia al cosiddetto Board of Peace, l’organismo chiamato a gestire la crisi in Medio Oriente. Secondo lui, la presenza italiana in questo gruppo non rispetta i principi di dignità e trasparenza. Le sue parole sono arrivate nel primo pomeriggio, durante una conferenza stampa a Montecitorio, mentre il dibattito sulla posizione italiana nel conflitto israelo-palestinese continua a spaccare la politica nazionale.

Conte: “Il Board of Peace? Non è uno strumento per la pace”

Per Conte, il Board of Peace non è affatto un’occasione vera di dialogo o di progresso per i palestinesi. “Questo organismo – ha detto l’ex presidente del Consiglio – con le persone che ne fanno parte e con il modo in cui viene gestito, sembra più un comitato d’affari pronto a speculare sul territorio palestinese, non a sostenerli”. Un’accusa forte, che punta il dito contro chi compone e guida questo organismo internazionale nato da poco, su iniziativa di alcune potenze occidentali.

Dignità nazionale e valori costituzionali: il cuore della critica

Per il leader pentastellato, la partecipazione dell’Italia al Board non è solo un errore politico, ma una ferita alla dignità del Paese. “Non c’è nessun reale progetto di sviluppo sociale per i palestinesi e quindi l’Italia non deve esserci – oltre al fatto che va contro i valori della Costituzione – per rispetto di sé stessa”, ha ribadito Conte. Un passaggio chiaro che richiama direttamente l’articolo 11 della Carta, che ripudia la guerra e promuove soluzioni pacifiche alle controversie internazionali.

Meloni nel mirino: “Si è infilata dalla finestra”

Durante il suo intervento, Conte ha riservato parole pesanti anche per la premier, Giorgia Meloni. Secondo lui, l’Italia è entrata nel Board in modo poco chiaro: “Meloni non è passata dalla porta principale, ma si è infilata dalla finestra, da una finestra laterale. Questo rende tutta questa faccenda ancora meno dignitosa per il nostro Paese”. Una frase che riassume bene il clima teso tra maggioranza e opposizione su un dossier così delicato.

Le reazioni e il contesto internazionale

Le critiche di Conte sono arrivate mentre a Palazzo Chigi si discuteva ancora su come muoversi riguardo al Board. Dal governo trapela un certo fastidio per le accuse del leader M5S. “L’Italia – ha spiegato un consigliere diplomatico – partecipa per aiutare a trovare una soluzione negoziata e duratura. Non ci sono secondi fini”. Ma all’opposizione cresce il sospetto che dietro l’organismo ci siano interessi diversi da quelli ufficiali.

Il Board of Peace, nato a Bruxelles lo scorso gennaio, riunisce rappresentanti di Stati Uniti, Francia, Germania e Regno Unito. L’Italia è entrata formalmente solo pochi giorni fa, dopo settimane di trattative riservate. Secondo fonti europee, il Board dovrebbe sorvegliare progetti di ricostruzione e sviluppo nei territori palestinesi. Ma restano ancora molti dubbi sui criteri per scegliere i membri e sulle reali competenze dell’organismo.

Dubbi sulla trasparenza e cosa ci aspetta

La trasparenza resta il nodo centrale. “Serve chiarezza su chi decide cosa e perché”, ha confidato un parlamentare dell’opposizione a Montecitorio. Intanto, le associazioni umanitarie chiedono garanzie sul coinvolgimento delle comunità locali nelle decisioni. Sullo sfondo, resta aperto il confronto tra chi vede nel Board un possibile strumento per rilanciare il dialogo e chi teme che diventi un tavolo parallelo, che si sovrappone agli organismi internazionali già esistenti.

Per ora il governo non ha cambiato rotta. Ma la polemica di Conte potrebbe riaccendere il dibattito nelle settimane a venire, soprattutto se non arriveranno segnali concreti di apertura e trasparenza dal Board stesso.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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