Milano, 17 febbraio 2026 – Le donne italiane continuano a essere le più attente nella lotta contro lo spreco alimentare. È quanto emerge dalla ricerca dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, presentata ieri a Milano durante l’evento finale del progetto europeo “Scrap the food waste”. Lo studio, che ha coinvolto 390 cittadini, mostra come prevenire gli sprechi non sia solo una questione di buone intenzioni, ma dipenda da fattori sociali, culturali e, sempre più, digitali.
Chi spreca meno? Le donne e chi vive in campagna
Nel cuore del quartiere Greco, al Refettorio Ambrosiano — simbolo di economia circolare fondato dallo chef Massimo Bottura e Davide Rampello insieme a Caritas Ambrosiana — i partner del progetto hanno presentato i risultati di venti mesi di lavoro. “Abbiamo voluto capire come gli italiani si comportano con il cibo in casa”, ha spiegato Luisa Torri, prorettrice dell’Università di Pollenzo. Il team ha messo a punto un Indice di prevenzione dello spreco alimentare (Fwpi) che ha evidenziato i profili più virtuosi: donne, chi vive in zone rurali e chi segue una dieta flexitariana o vegetariana.
Un dato interessante riguarda l’uso dei social media e delle app dedicate: chi li usa con consapevolezza riesce a ridurre gli sprechi in modo significativo. “La Generazione Z si distingue per l’attenzione e la ricerca di informazioni sul cibo”, ha sottolineato Torri. Al contrario, l’interesse cala con l’età. La ricerca conferma poi un legame forte tra sensibilità ambientale — economia circolare, filiere corte, motivazioni etiche — e comportamenti anti-spreco.
Il digitale che aiuta a non sprecare
Il progetto “Scrap the food waste”, finanziato dall’European and Digital Executive Agency (Hadea) nell’ambito del programma Smp Food, ha puntato molto sulla formazione digitale. La community creata su AWorld — piattaforma nota per le sue campagne green — ha coinvolto 612 persone tra marzo e dicembre 2025. I numeri parlano chiaro: 2.607 ore di formazione completate, una media di oltre 4 ore a testa; quasi 69mila contenuti letti; più di 296mila quiz svolti per mettere alla prova le conoscenze acquisite.
“Abbiamo visto che la motivazione nasce dalla qualità dei contenuti e dalla voglia di imparare, non dai premi materiali”, ha commentato uno dei responsabili di Will Media, partner operativo del progetto. La forza della community è stata proprio l’informazione pratica: come leggere le date di scadenza, conservare bene il cibo, riutilizzare gli avanzi. Temi concreti che rispondono a bisogni reali.
Refettorio Ambrosiano: quando lo spreco diventa risorsa
La scelta del luogo non è stata casuale. Dal 2015, il Refettorio Ambrosiano recupera le eccedenze alimentari e le trasforma ogni giorno in pasti di qualità per chi ne ha bisogno. In dieci anni ha distribuito oltre 220mila pasti, un numero che racconta più di tante parole la possibilità di trasformare lo spreco in valore. Durante l’evento, la cuoca Irene Bernacchi — nota per il suo lavoro con Recup, associazione attiva nei mercati di Milano e Roma — ha guidato laboratori pratici su come usare la frutta scartata per fare il gelato.
“Il cibo invisibile può diventare valore”, ha ricordato Bernacchi ai presenti. E la mattinata si è chiusa con un pranzo preparato dai volontari del Refettorio, fatto proprio con le eccedenze e gli scarti: un gesto semplice, ma che ha reso concreto il messaggio della giornata.
Spreco e sostenibilità: la strada è ancora lunga
I dati raccolti mostrano che c’è ancora molto da fare. Tra i 475 partecipanti che hanno calcolato la propria carbon footprint, il valore medio è stato di 7,3 tonnellate di CO₂ a testa, molto sopra le 2 tonnellate fissate dall’accordo di Parigi. “Investire nell’educazione alimentare e nelle competenze digitali è fondamentale per aiutare le famiglie a ridurre gli sprechi in casa”, ha sottolineato Luisa Torri.
In sostanza, la ricerca dell’Università di Pollenzo dà uno sguardo aggiornato alle abitudini degli italiani e indica una strada chiara: solo unendo sensibilità ambientale, strumenti digitali e buone pratiche quotidiane si potrà davvero tagliare lo spreco alimentare. E trasformare quello che oggi è scarto in una risorsa per tutti.










