Roma, 13 febbraio 2026 – Le rappresentanze studentesche delle università telematiche Mercatorum, Pegaso e San Raffaele Roma hanno scritto una lettera aperta al Ministero dell’Università e della Ricerca e alla ministra Anna Maria Bernini. Al centro della missiva c’è una questione che riguarda migliaia di studenti: il futuro degli esami online nelle università a distanza. Dietro la richiesta c’è una “incertezza reale e preoccupazione diffusa”. Gli studenti temono infatti un ritorno generalizzato agli esami in presenza, dopo le deroghe concesse durante la pandemia.
Studenti vogliono chiarezza sulle regole degli esami online
La lettera, firmata dai rappresentanti degli atenei del gruppo Multiversity e aperta alla firma di tutta la comunità studentesca – sia di università telematiche che tradizionali – chiede una “scelta politica e di sistema” chiara e definitiva. Gli studenti spiegano di non cercare “scorciatoie”, ma di volere un confronto pubblico che coinvolga tutti, a partire proprio dagli iscritti. “Non vogliamo che il dibattito si riduca a posizioni ideologiche o strumentali”, si legge nel testo. Il timore è che una regolamentazione troppo severa possa limitare l’accesso allo studio universitario per una fetta crescente di studenti.
Il nodo del Decreto Ministeriale e il ruolo degli atenei
Il fulcro del problema è il Decreto Ministeriale n. 1835 del 6 dicembre 2024, che stabilisce come regola generale lo svolgimento in presenza degli esami, pur ammettendo alcune deroghe limitate. Gli studenti riconoscono il senso del decreto: “Capiscono che serve garantire l’integrità delle prove, uniformità e credibilità, con controlli adeguati”, spiegano nella lettera. Una posizione condivisa anche dagli atenei del gruppo Multiversity, che sottolineano come abbiano sempre sostenuto la qualità dell’offerta formativa.
Qualità e accesso, serve una via di mezzo
Il punto centrale è evitare lo scontro tra “rigore” e “flessibilità”. Secondo le rappresentanze studentesche, l’obiettivo vero è garantire “stessi standard, più accesso”, proprio come ha detto il Ministero: la qualità deve restare alta “indipendentemente dalle modalità di erogazione”. Insomma, non si tratta di abbassare l’asticella o chiedere eccezioni fisse, ma di trovare un equilibrio tra controlli e nuove possibilità offerte dalla tecnologia.
Il rischio di escludere troppi studenti
Il rischio concreto è che una norma troppo rigida penalizzi chi, per motivi di lavoro, famiglia o distanza, ha scelto l’università telematica proprio per la sua flessibilità. “Non possiamo permettere che l’accesso allo studio venga limitato da decisioni prese senza un vero confronto con chi vive questa realtà ogni giorno”, hanno sottolineato i rappresentanti. Chiedono un dibattito pubblico, aperto e costruttivo, che coinvolga tutte le parti in gioco.
Una decisione politica è ormai urgente
La lettera arriva in un momento in cui la questione della didattica a distanza e degli esami online è tornata al centro del dibattito accademico. Dopo la pandemia, molte università hanno mantenuto una certa flessibilità, ma la legge attuale spinge verso il ritorno alla presenza. Ora gli studenti chiedono al Ministero una posizione chiara e definitiva, che dia certezze a chi ha scelto, o sta scegliendo, il percorso telematico. “Serve una scelta coraggiosa”, si legge nelle ultime righe, “che non lasci indietro nessuno”.
La ministra Bernini non ha ancora risposto pubblicamente all’appello. Nel frattempo, la raccolta firme tra gli studenti continua online. E la questione degli esami online resta aperta: tra esigenze di controllo e diritto all’accesso, una soluzione sembra ancora lontana.










