Home Storie Inclusione al lavoro: Roma ospita ‘Managing for inclusion’ per le PMI e la certificazione di genere
Storie

Inclusione al lavoro: Roma ospita ‘Managing for inclusion’ per le PMI e la certificazione di genere

Share
Inclusione al lavoro: Roma ospita 'Managing for inclusion' per le PMI e la certificazione di genere
Inclusione al lavoro: Roma ospita 'Managing for inclusion' per le PMI e la certificazione di genere
Share

Roma, 12 febbraio 2026 – In un’Italia che fatica ancora a superare le disparità di genere nel lavoro, ieri a Roma è andata in scena un’altra tappa del tour nazionale “Managing for inclusion”. È un progetto promosso da Manageritalia per aiutare le piccole e medie imprese a ottenere la certificazione di genere. L’appuntamento, ospitato al Grand Hotel Gianicolo e guidato da Paola Vignoli, ha messo insieme manager, rappresentanti delle istituzioni e professionisti. Tutti con un obiettivo chiaro: creare ambienti di lavoro più inclusivi e ridurre il divario tra uomini e donne, sia nell’accesso che negli stipendi.

Donne e lavoro: numeri che non mentono, ostacoli che restano

Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), nel 2025 le donne rappresentavano solo due quinti dell’occupazione mondiale. La loro probabilità di entrare nel mondo del lavoro era del 24,2% più bassa rispetto agli uomini. Anche in Italia la situazione non cambia molto: nel 2023, tra i lavoratori privati con contratto a tempo indeterminato, solo il 40,1% erano donne, contro il 59,9% di uomini. La forbice si allarga nelle posizioni di vertice: appena il 21,1% delle donne occupa ruoli dirigenziali, mentre tra i quadri la percentuale sale al 32,4%, ma resta comunque minoritaria.

Il gender pay gap è ancora un problema serio. In dieci settori su diciotto, le donne guadagnano più del 20% in meno rispetto agli uomini. Nel settore finanziario e assicurativo il divario arriva al 32,1%, nelle professioni scientifiche e tecniche al 35,1%, e in quello immobiliare tocca quasi il 40%. Questi dati, presi dal Rendiconto di genere Inps 2024, confermano che l’accesso al lavoro e la crescita professionale delle donne sono frenati da barriere solide.

La certificazione di genere: più di un riconoscimento, una leva per vincere

La certificazione di genere non è una pratica da spuntare, ma uno strumento fondamentale per rendere le imprese più forti e attrattive”, ha detto Tommaso Saso, presidente di Manageritalia Lazio. “Siamo consapevoli del compito di guidare manager e PMI in un cambiamento che valorizzi davvero le persone e riduca le disuguaglianze”. Saso ha ricordato che l’ultimo rinnovo del contratto nazionale ha inserito misure specifiche per la parità di genere, la trasparenza salariale e la lotta al dumping contrattuale. Un segnale concreto per i più di 134mila manager italiani.

Il progetto “Managing for inclusion” aiuta anche a ottenere fondi pubblici e sgravi fiscali per chi ottiene la certificazione. Un incentivo che, secondo gli organizzatori, può spingere molte imprese a seguire buone pratiche di inclusione.

I numeri delle istituzioni: passi avanti ma serve di più

All’inizio dell’incontro sono intervenute Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni del lavoro, e la senatrice Lavinia Mennuni della V Commissione del Senato. Gribaudo ha sottolineato che “i dati sull’occupazione femminile mostrano più lavoro, ma spesso precario e mal pagato”. Per questo ha chiesto una riforma dei congedi parentali, degli asili nido e del welfare familiare. “Serve volontà politica vera per garantire congedi retribuiti anche ai padri e costruire un sistema moderno che protegga genitorialità e trasparenza salariale”, ha detto la deputata.

Mennuni ha ricordato i risultati del governo Meloni: più di 11.000 imprese certificate per la parità di genere, ben oltre il target PNRR di 800 entro giugno 2026. “La strada è ancora lunga – ha ammesso – ma i dati Istat confermano una crescita nell’occupazione femminile. L’obiettivo è non dover più scegliere tra famiglia e lavoro”.

Sul campo: storie e sfide delle imprese

Nel corso dell’incontro sono state raccontate esperienze dirette di manager e professionisti che hanno affrontato il percorso della certificazione. Tiziana Pompei, vice segretario generale di Unioncamere, ha spiegato i vantaggi concreti per le aziende; Azzurra Rinaldi, docente di Economia Politica all’Unitelma Sapienza, ha offerto una chiave di lettura economica sull’impatto delle politiche di inclusione sulla crescita del Paese.

La tavola rotonda ha visto la partecipazione di Fabio De Filippis (Lottomatica Group), Mariarosaria Izzo (consulente Uni/Pdr 125:2022), Caterina Pirrone (Romana Diesel spa) e Caterina Sazio (Luiss), che hanno condiviso casi pratici e difficoltà incontrate sul campo.

Una trasformazione che sta prendendo forma

“Vent’anni fa abbiamo iniziato a parlare di parità di genere nella nostra associazione. Da allora è cambiato molto”, ha ricordato Paola Vignoli. “Oggi la parità è un percorso quotidiano nelle aziende: migliora il clima, trattiene i talenti e rende le imprese più competitive”. Il contratto collettivo dei manager ora prevede strumenti concreti: osservatori dedicati a diversità e inclusione, piattaforme welfare per la genitorialità, copertura salariale al 100% durante la maternità.

“Il ruolo dei manager è decisivo – ha concluso Vignoli –. Investire nella parità significa scegliere organizzazioni più sane e capaci di creare valore nel tempo”. Il cammino è ancora lungo, ma tra numeri, testimonianze e nuove misure sembra finalmente avviato verso una vera inclusione nel lavoro italiano.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

Smettere di Lavorare è un magazine che esplora stili di vita alternativi e indipendenza finanziaria con sezioni su News, Spettacolo & TV, Soldi & Risparmi, Ambiente, Trasferirsi all’estero e Lavorare all’estero.

Info & Comunicati

Per info e comunicati stampa inviare email a: info@smetteredilavorare.it

© 2025 proprietà Influencer Srls - Via Luca Bati 57 - Roma - P.IVA 14920521003

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001.