Milano, 12 febbraio 2026 – Ieri il Consiglio dei ministri ha dato il via libera allo schema di decreto legislativo che recepisce la Direttiva Ue 2023/970 sulla trasparenza retributiva. Un passo importante per il mercato del lavoro italiano. Il provvedimento, come spiega Monica Nolo, vicepresidente di Manageritalia e capo della delegazione sindacale della Federazione dei manager del terziario, rafforza l’articolo appena inserito nel rinnovo del Contratto dirigenti terziario.
Il decreto che cambia le regole del gioco per i dirigenti
Quando entrerà in vigore, la legge metterà alle imprese regole più rigide per combattere il gender pay gap e garantirà ai lavoratori il diritto di sapere quali sono i livelli salariali medi per ruoli di pari valore. “Il nostro Contratto – dice Nolo – darà gli strumenti necessari per accompagnare questo cambiamento culturale, che ormai non si può più rimandare”. L’obiettivo è chiaro: rendere più trasparente il sistema delle retribuzioni e promuovere l’equità tra uomini e donne.
Il rinnovo del Ccnl dirigenti terziario (2026-2028), firmato lo scorso 5 novembre, aveva già anticipato i punti chiave della direttiva europea. Nel testo è stato inserito un articolo dedicato alla parità di genere e alla trasparenza salariale, segno di una maggiore attenzione sul tema anche da parte delle organizzazioni italiane. Manageritalia, che conta oltre 47.000 manager del settore, sottolinea come il confronto con Confcommercio, Confetra e Federalberghi abbia fatto da apripista a questa trasformazione.
L’Osservatorio sulla parità di genere: dati alla mano per cambiare davvero
In linea con la nuova legge, il Ccnl terziario ha creato l’Osservatorio sulla parità di genere, un organismo bilaterale che avrà il compito di seguire da vicino le dinamiche salariali e le opportunità di carriera. Lo scopo è avere dati precisi e aggiornati per individuare e combattere le discriminazioni ancora esistenti. “L’Osservatorio sarà lo strumento concreto per trasformare la norma in prassi quotidiana – spiega Nolo – così da garantire che il merito sia l’unico criterio, senza distinzioni di genere”.
Oltre a questo monitoraggio, il Contratto ha rafforzato le garanzie per il bilanciamento tra vita e lavoro e ha introdotto strumenti per la certificazione della parità di genere. Un pacchetto che punta a rendere più accessibile la carriera manageriale anche alle donne, spesso penalizzate da carichi familiari e stereotipi ancora radicati.
Cosa cambia per le imprese e cosa aspettarsi
Per Manageritalia, l’ok al decreto è “un passo di civiltà” ma anche un fattore chiave per la competitività delle imprese italiane, che così si allineano agli standard europei più avanzati. “Con il supporto del Contratto – sottolinea Nolo – il management del terziario è pronto a guidare questo cambiamento”.
Le aziende dovranno adeguarsi a nuove regole di trasparenza, consapevoli che la parità salariale non è solo una questione morale, ma anche una leva strategica per attrarre talenti e migliorare la produttività. Nei prossimi mesi, l’attenzione sarà tutta su come mettere in pratica le nuove norme: dalla pubblicazione dei dati retributivi alla formazione dei responsabili delle risorse umane.
Parità salariale, una sfida ancora aperta
La parità salariale è da sempre al centro del dibattito pubblico in Italia. Secondo gli ultimi dati Istat, il divario tra uomini e donne nel settore privato supera ancora il 10%. Sindacati e associazioni di categoria sperano che la combinazione tra norme europee e contratti collettivi riesca finalmente a invertire la rotta.
“Solo allora – conclude Nolo – potremo davvero dire che il merito è l’unico criterio che conta nelle nostre aziende”. Un traguardo che, almeno sulla carta, sembra oggi un po’ più vicino.










