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Foodbusters: come il recupero delle eccedenze alimentari diventa un lavoro sociale innovativo

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Foodbusters: come il recupero delle eccedenze alimentari diventa un lavoro sociale innovativo
Foodbusters: come il recupero delle eccedenze alimentari diventa un lavoro sociale innovativo
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Roma, 9 febbraio 2026 – In occasione della Giornata Nazionale contro lo spreco alimentare, Diego Ciarloni, presidente di Foodbusters Odv, ha presentato oggi a Roma una ricerca che scatta una fotografia nitida della situazione italiana. Nonostante una diminuzione nei numeri, il recupero delle eccedenze alimentari resta un’attività affidata quasi esclusivamente al volontariato, senza un vero riconoscimento come lavoro sociale professionale. “In Italia, la lotta allo spreco è bloccata da un sistema che preferisce scaricare i costi sul volontariato gratuito invece di valorizzare il lavoro e l’impatto ambientale di chi recupera il cibo”, ha detto Ciarloni, riferendosi ai dati di Waste Watcher e Ipsos.

Spreco alimentare in Italia: i numeri migliorano, ma il problema resta

Secondo l’osservatorio Waste Watcher International, nel 2025 ogni italiano ha buttato via in media 555,8 grammi di cibo a settimana. Un calo rispetto ai 683 grammi del 2024 (meno 18,6%), ma ancora sopra la media europea e lontano dall’obiettivo di dimezzamento fissato dall’Agenda Onu 2030. Le differenze tra regioni sono evidenti: il Centro Italia spreca meno, con 490,6 grammi settimanali, il Nord si attesta a 515,2, mentre Sud e Isole sono i più critici con 628,6 grammi pro capite. Le famiglie con figli sembrano più attente, limitandosi a 461,3 grammi a settimana.

Il dato che riguarda le case, però, è solo una parte della storia. Nella ristorazione collettiva e scolastica, quasi il 30% del cibo preparato non viene consumato: il 17% resta nei piatti, mentre il 13% è cibo integro che finisce nei rifiuti invece di essere recuperato. La grande distribuzione e la ristorazione commerciale continuano a produrre grandi quantità di eccedenze, spesso viste più come un problema da smaltire che come una risorsa da usare.

Spreco e crisi climatica: un prezzo alto da pagare

Lo spreco alimentare pesa molto, sia sul portafogli sia sull’ambiente. Nel mondo, circa un terzo del cibo prodotto va perso o sprecato, contribuendo per circa il 10% alle emissioni di gas serra. Solo in Italia, nel 2025, eventi meteorologici estremi hanno causato quasi 12 miliardi di euro di danni all’agricoltura. “Buttare cibo non è una leggerezza, è un danno per il clima”, ha spiegato Ciarloni. “La gestione sbagliata del cibo produce il 10% delle emissioni globali di CO2. Questo inquinamento scalda i mari e alimenta fenomeni devastanti come il Ciclone Harry. I due miliardi di euro di danni al Sud Italia nel gennaio 2026 sono il conto che stiamo pagando per la nostra inefficienza”.

In un’Italia dove si soffre una vera e propria “bancarotta idrica”, sprecare cibo significa anche buttare acqua ed energia preziose. “Il sistema è bloccato perché, in fondo, conviene così a chi lo gestisce”, ha aggiunto Ciarloni.

Il paradosso del volontariato: Foodbusters Odv tra burocrazia e invisibilità

Foodbusters Odv, nata ad Ancona nel 2016 da un’idea di Diego Ciarloni e Simona Paolella, è la prova di una contraddizione italiana: una rete attiva in tutta Italia – dalle Marche alla Sicilia, passando per Umbria, Emilia Romagna e Abruzzo – ma senza una sede vera e propria. “Abbiamo passato 16 mesi a combattere con la burocrazia per avere solo 1,5 ore a settimana in un auditorium inadatto”, denuncia Ciarloni. Senza spazi adeguati è praticamente impossibile coinvolgere i giovani o avviare il Servizio Civile.

Solo da poco l’associazione ha ottenuto un furgone elettrico in comodato d’uso dal Comune di Falconara Marittima (Ancona), ma l’attività resta legata all’impegno personale dei volontari. “Le app contro lo spreco non recuperano il cibo, lo vendono”, sottolinea Ciarloni. “Trasformano l’eccedenza in un guadagno per l’esercente. Il messaggio è chiaro e pericoloso: il cibo resta una merce, mai un bene comune da distribuire gratis”.

Mense scolastiche: tante parole, pochi fatti

Le mense scolastiche sono uno dei casi più eclatanti: si butta il 30% del cibo preparato. “Ci chiamano a parlare di ambiente nelle scuole – racconta Ciarloni – ma poi nelle mense si butta ancora un terzo del cibo. Non esiste un solo caso in cui, dopo i nostri incontri, le istituzioni abbiano attivato un vero recupero”. Parlare di ambiente ai ragazzi senza cambiare nulla nelle mense è “solo retorica che tradisce le nuove generazioni”.

Le proposte di Foodbusters per il 2026: dare valore al recupero

Per uscire dall’angolo, Foodbusters Odv propone qualche misura chiara: fare del recupero un lavoro vero (pagato e finanziato da una quota fissa nella Tari), obbligare i Comuni a fornire sedi operative alle associazioni, e imporre alla grande distribuzione di cedere gratuitamente le eccedenze, seguendo il modello francese. “Solo così – conclude Ciarloni – potremo superare l’ipocrisia di un Paese che parla di sostenibilità ma nega le infrastrutture più semplici”.

I Foodbusters – “acchiappacibo” – sono oggi una comunità concreta che recupera cibo di qualità da eventi pubblici e privati per consegnarlo rapidamente a enti caritatevoli e case famiglia. Ogni intervento viene monitorato online in tempo reale. Un modello che funziona, ma ora aspetta che le istituzioni facciano la loro parte.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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