Teheran, 8 febbraio 2026 – L’Iran non vuole sentire ragioni sul suo programma di arricchimento nucleare, nemmeno se dovesse scoppiare una guerra. Lo ha detto chiaramente oggi il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, durante una conferenza stampa a Teheran, mentre la tensione con gli Stati Uniti nel Golfo Persico resta alta. “Nessuno fermerà l’arricchimento nucleare dell’Iran, nemmeno la guerra”, ha detto Araghchi rispondendo ai giornalisti poco dopo le 11, ora locale.
Teheran non si fa intimidire: la risposta alle pressioni americane
Per Araghchi, la pressione militare degli Stati Uniti non spaventa la Repubblica islamica. Ha sottolineato che la presenza militare americana nella regione non fa paura e che l’Iran non intende chiedere permessi a nessuno per andare avanti con il suo programma nucleare. “Non ci fanno paura le minacce e la pressione militare degli Stati Uniti nel Golfo Persico”, ha ribadito, citato dall’agenzia Irna.
Il ministro degli Esteri ha poi aggiunto che la diplomazia resta l’unica via possibile per risolvere le tensioni. Ma ha subito precisato: il dialogo può funzionare solo se vengono rispettati “i nostri diritti fondamentali”. In pratica, ogni negoziato deve partire dal riconoscimento della sovranità iraniana e dal diritto all’uso pacifico dell’energia nucleare.
Golfo Persico, tensioni crescenti e le reazioni dall’estero
Le parole di Araghchi arrivano in un momento delicato per il Medio Oriente. Negli ultimi mesi gli Stati Uniti hanno rafforzato la loro presenza militare nel Golfo Persico, inviando nuove navi e aerei. Washington ha più volte espresso preoccupazione per il programma nucleare iraniano, temendo che possa sfociare in un’arma atomica. Teheran ribadisce invece che il suo progetto ha solo finalità civili.
Fonti diplomatiche europee, contattate da alanews.it, hanno definito la linea iraniana “ferma, ma non inattesa”. Un funzionario francese, che ha preferito restare anonimo, ha spiegato: “L’Iran vuole apparire deciso, ma lascia una porta aperta al dialogo”. Anche da Berlino sono arrivate parole caute: “Serve una riduzione immediata delle tensioni”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri tedesco.
Araghchi: fermezza sì, ma nessuna voglia di guerra
Durante la conferenza, Araghchi ha ribadito che l’Iran è “una nazione che conosce sia la diplomazia che la guerra”, ma ha subito aggiunto che questo non significa cercare il conflitto. Un passaggio che molti analisti interpretano come un tentativo di rassicurare la comunità internazionale, senza però cedere sulle proprie posizioni.
“Chiediamo solo rispetto e confronto”, ha detto il ministro ai cronisti nella sala del ministero. Poi una pausa, uno sguardo attento ai colleghi: “La nostra storia ci ha insegnato a non cedere alle pressioni straniere”. Un messaggio chiaro rivolto soprattutto a Washington, ma anche ai partner europei impegnati nei negoziati sul nucleare.
Il nodo dei colloqui e l’aumento dell’uranio arricchito
Al momento non ci sono segnali concreti di una ripresa dei negoziati multilaterali sul nucleare iraniano. Gli ultimi tentativi dell’Unione Europea si sono arenati alla fine di gennaio. Fonti vicine all’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) riferiscono che l’Iran ha aumentato la produzione di uranio arricchito fino al 60%, un livello molto vicino a quello utile per scopi militari.
Gli Stati Uniti, nelle ultime ore, hanno chiesto a Teheran “piena trasparenza”. Il portavoce del Dipartimento di Stato, John Kirby, ha avvertito: “Non tollereremo alcuna minaccia alla sicurezza della regione”. Intanto, a Teheran, la gente segue con attenzione gli sviluppi. Nei caffè del centro si parla delle possibili conseguenze economiche delle nuove sanzioni annunciate da Washington.
Sull’orlo del confronto: diplomazia o scontro?
La situazione resta molto tesa. Da un lato la fermezza di Teheran sul suo programma nucleare, dall’altro la pressione internazionale per evitare una guerra. Solo nei prossimi giorni si capirà se prevarrà la strada del confronto o quella del dialogo. Per ora, le parole di Araghchi tracciano un confine netto: nessun passo indietro sui diritti nucleari dell’Iran. Eppure, tra le righe, resta aperta una piccola porta alla diplomazia.










