Muscat, 6 febbraio 2026 – Sono partiti stamattina a Muscat, capitale dell’Oman, i nuovi negoziati sul nucleare tra Iran e Stati Uniti. La conferma arriva dall’agenzia Mehr e da fonti diplomatiche locali. Dopo mesi di tensioni nella regione del Golfo, si torna finalmente a parlare faccia a faccia. A guidare la delegazione iraniana c’è il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, mentre per Washington è arrivato l’inviato speciale per il Medio Oriente, Steve Witkoff. Ancora una volta, l’Oman si fa mediatore silenzioso.
Vecchi rivali di nuovo a confronto
Il confronto è iniziato poco dopo le 9.30, in una sala riservata del Ministero degli Esteri omanita. Si arriva a questo tavolo dopo settimane di accuse incrociate e nuove sanzioni. Le delegazioni sono arrivate ieri sera, accolte da una sicurezza discreta ma ben visibile. “C’è la voglia di trovare un accordo”, racconta una fonte diplomatica europea presente come osservatore, “ma su molti punti siamo ancora molto lontani”.
Cosa si discute davvero: uranio e controlli
Al centro del negoziato ci sono i limiti sull’arricchimento dell’uranio e il ritorno dei controlli internazionali sulle centrali iraniane. Gli Stati Uniti vogliono vedere un pieno rispetto dell’accordo del 2015, il famoso JCPOA, interrotto dopo il ritiro unilaterale di Washington nel 2018. L’Iran, invece, chiede la cancellazione delle sanzioni economiche che stanno strangolando l’economia. “Non faremo passi indietro senza garanzie serie”, ha sottolineato Araghchi prima dell’inizio dei lavori.
L’Oman, il mediatore discreto
Dietro le quinte, l’Oman si conferma un attore chiave, anche se resta nell’ombra. La scelta di Muscat non è casuale: già in passato qui si sono tenuti incontri riservati tra americani e iraniani, lontano dai riflettori delle grandi capitali. “L’Oman è neutrale e garantisce riservatezza”, spiega un analista locale. “È uno dei pochi Paesi capaci di parlare con tutti senza schierarsi”.
Le prime reazioni dal mondo
La ripresa dei colloqui ha ricevuto una risposta cauta dalle cancellerie europee. Da Bruxelles arriva la speranza di tornare a un quadro stabile e verificabile, parola del portavoce dell’Alto rappresentante UE per la politica estera. Anche Mosca segue gli sviluppi “con attenzione”, mentre Pechino invita a “proseguire il dialogo”. In Iran, la stampa vicina al governo parla di “passo necessario”, ma tra i conservatori non mancano critiche.
Cosa succederà ora
I negoziati dovrebbero andare avanti almeno fino a venerdì, con sessioni tecniche dedicate ai dettagli sull’arricchimento e sui controlli. Potrebbero essere coinvolti anche rappresentanti dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), anche se al momento non sono a Muscat. “Siamo pronti a discutere senza pregiudizi”, ha detto Witkoff ai giornalisti al termine della prima giornata. La strada, però, resta lunga.
Un equilibrio delicato
Non si gioca solo il futuro del programma nucleare iraniano, ma anche la stabilità di un’intera regione segnata da conflitti e rivalità. Solo pochi giorni fa, il segretario generale delle Nazioni Unite ha lanciato un appello alla “responsabilità collettiva” per evitare nuove tensioni. A Muscat, intanto, le delegazioni lavorano a porte chiuse. Fuori, giornalisti e cameraman aspettano segnali concreti. Per ora, l’unica cosa certa è che il dialogo – almeno sulla carta – è ripartito.










