New York, 5 febbraio 2026 – Il prezzo del petrolio ha chiuso in rialzo ieri sera a New York, con un balzo del 3,05% fino a 65,14 dollari al barile. Dietro questo movimento, dicono analisti e operatori, ci sono le parole di Donald Trump rilasciate nelle ultime ore: l’ex presidente ha detto che la guida suprema iraniana “dovrebbe essere molto preoccupata”, scatenando nuove tensioni sui mercati dell’energia.
Trump scuote i mercati: il petrolio corre sulle sue parole
La giornata era partita tranquilla. Poi, poco dopo le 14 ora locale, le parole di Trump hanno cominciato a girare nei principali desk finanziari. “La guida suprema iraniana dovrebbe essere molto preoccupata”, ha detto in un’intervista a una radio conservatrice di New York. Una frase secca, senza troppi dettagli, ma abbastanza per far scattare subito una reazione sui mercati delle materie prime.
Gli operatori l’hanno letta come un possibile segnale di nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran, due protagonisti chiave nel mondo dell’energia. “Ogni volta che si parla di Iran e Stati Uniti, il mercato si muove”, ha spiegato un trader di Goldman Sachs contattato da alanews.it. E infatti, in pochi minuti, il prezzo del greggio WTI è salito, trascinando anche il Brent a Londra.
Analisti in allerta: tra paura e speculazione
Secondo gli esperti, questo aumento non ha a che fare con dati concreti come scorte o produzione. È più un effetto emotivo, legato alla speculazione. “Non ci sono stati tagli dall’OPEC né interruzioni nelle forniture”, dice Rebecca Miller, analista di Energy Intelligence. “Il rialzo è tutto dovuto alle parole di Trump e al timore che possano portare a nuove sanzioni o a un’escalation militare”.
Timori condivisi anche da operatori italiani. “Il mercato è molto sensibile quando parlano i leader politici, soprattutto se coinvolgono Paesi produttori come l’Iran”, spiega Giovanni Bianchi, responsabile trading materie prime in una banca di Milano. “Basta poco per far muovere i prezzi, anche di molto”.
Carburanti in aumento: cosa rischiano gli italiani
Il rialzo del prezzo del petrolio si riflette quasi sempre, con qualche giorno di ritardo, anche sul costo alla pompa. In Italia, secondo i dati del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la benzina self ieri viaggiava intorno a 1,82 euro al litro, mentre il gasolio era a circa 1,76 euro. Gli addetti ai lavori temono che se il prezzo del petrolio continuerà a salire, anche i consumatori e le aziende vedranno aumenti.
“Se questa tendenza va avanti, i prezzi dei carburanti saliranno di sicuro”, dice un gestore di una stazione di servizio a Roma Sud. “I clienti sono già preoccupati: molti chiedono se conviene fare il pieno subito o aspettare”.
Un clima teso: il quadro internazionale
Le parole di Trump arrivano in un momento già pieno di tensioni. Negli ultimi mesi il Golfo Persico è rimasto un’area calda, con sabotaggi alle petroliere e minacce tra Washington e Teheran. La produzione iraniana, secondo l’OPEC, si aggira sui 3 milioni di barili al giorno, ma può variare molto in base alle sanzioni internazionali.
“Il mercato teme che basti una scintilla per far saltare gli equilibri”, confida un diplomatico europeo alle Nazioni Unite. “Quando si parla di petrolio, ogni parola pesa più di un barile”.
Cosa potrebbe succedere nei prossimi giorni
Gli analisti invitano alla calma. “Molto dipenderà dalle prossime mosse della Casa Bianca e da come risponderà l’Iran”, osserva Rebecca Miller. Intanto, tutti gli occhi restano puntati su New York e sulle sale operative delle grandi compagnie petrolifere. Per ora, una cosa è chiara: il prezzo del petrolio resta lo specchio delle tensioni internazionali. E basta una frase, anche breve, per cambiare il corso della giornata sui mercati globali.










