Milano, 5 febbraio 2026 – Alla Bit di Milano, il Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop non si è limitato a presentare un prodotto famoso in tutto il mondo. Ha scelto di mettere in luce anche le sue radici storiche, tracciando un percorso che parte dalla tavola dei Borbone e arriva fino a oggi. Lo stand – Padiglione 11, H45 – si trasforma così in una vera e propria macchina del tempo, grazie alla collaborazione con l’Archivio di Stato di Caserta.
Tra documenti d’epoca e sapori di un tempo
Questa mattina, tra i corridoi affollati di Rho Fiera, il Consorzio ha inaugurato la sua presenza alla Bit con un allestimento che porta i visitatori direttamente nell’epoca borbonica. Pannelli, manoscritti e registri contabili raccontano una storia che arriva dalla mostra “La Dama Bianca alla tavola del Re. Mozzarella e allevamento bufalino negli archivi dei Borbone”, ancora aperta all’Archivio di Stato nella Reggia di Caserta fino al 28 febbraio.
Non si tratta solo di immagini: qui si scoprono dettagli concreti sulla vita di corte e sulle prime tecniche di lavorazione del latte di bufala. “Nel Settecento – spiega Fortunata Manzi, direttrice dell’Archivio di Stato di Caserta – la mozzarella ha iniziato a prendere davvero piede sul mercato. Dai nostri archivi emergono curiosità sulla cura delle bufale, i metodi di trasformazione e persino un disciplinare che anticipa quelli odierni”.
Carditello, la culla della Dop
Al centro di questa storia c’è la Reggia di Carditello, in provincia di Caserta, vero cuore dell’allevamento bufalino. Tra campagne e stalle reali, si è sviluppata quella che oggi è una delle produzioni casearie più apprezzate d’Europa. La mostra, sostenuta dal Consorzio, racconta anche questo: un prodotto con radici antiche, ma che guarda avanti.
Accanto ai documenti, una galleria fotografica mette in luce le bellezze artistiche e naturali dell’area di produzione della mozzarella Dop. Non solo Campania: il territorio si estende fino al basso Lazio e a una parte della provincia di Foggia, creando un mosaico di paesaggi, arte e cultura che si intrecciano con la filiera produttiva.
Turismo Dop: un mix di arte, natura e gusto
Il Consorzio ha un obiettivo preciso: spingere il turismo Dop e rafforzare il legame tra prodotto e territorio. “Alla Bit portiamo il forte legame che unisce la mozzarella al suo territorio – dice Domenico Raimondo, presidente del Consorzio – offrendo percorsi che raccontano un’area straordinaria sotto ogni punto di vista, dall’arte alla natura”.
Negli ultimi anni, secondo i dati degli operatori locali, l’enogastronomia è diventata una delle ragioni principali per scegliere una meta. “I tanti turisti che arrivano da noi – aggiunge Pier Maria Saccani, direttore del Consorzio – cercano esperienze autentiche, qualcosa da portare con sé come ricordo. In questo scenario in evoluzione, la mozzarella di bufala campana può giocare un ruolo da protagonista anche in futuro”.
Guardare al futuro partendo dalla storia
La collaborazione tra l’Archivio di Stato di Caserta e il Consorzio è qualcosa di più di una semplice promozione turistica. “Raccontare la storia, legandola a ciò che è rimasto nel presente, può affascinare anche chi non è esperto”, spiega Fortunata Manzi. L’idea è che questo modello possa essere d’esempio per altre realtà locali.
Passeggiando tra i pannelli dello stand, si coglie la voglia di raccontare una storia fatta di persone, luoghi e tradizioni. Una narrazione che parte dai Borbone e arriva alle mani dei casari di oggi, passando per le campagne campane e le sale della Reggia.
Passato e presente in un solo racconto
In sintesi, la presenza del Consorzio alla Bit 2026 segna un passo importante per promuovere la Mozzarella di Bufala Campana Dop a tutto tondo. Un racconto che unisce passato e presente, storia e innovazione. E che invita chi visita a scoprire – o riscoprire – un territorio dove ogni boccone racconta una pagina diversa di una lunga storia.










