Roma, 3 febbraio 2026 – La neutralità climatica sembra ancora un traguardo lontano per alcune industrie italiane. A chiarirlo è stato oggi il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, durante un confronto al Mimit con le principali associazioni delle industrie energivore. L’incontro, iniziato poco dopo le 10 in via Molise, ha riunito i rappresentanti di settori strategici come chimica, meccanica, vetro, carta, acciaio, ceramica, cemento, manifattura, siderurgia e gomma-plastica. Al centro del dibattito, la sostenibilità delle nuove regole europee sulle emissioni e il futuro delle quote gratuite nell’Ets, il sistema europeo per lo scambio delle emissioni.
Industrie energivore: la battaglia sulle quote gratuite
Urso non ha usato giri di parole: “Per alcune industrie energivore la neutralità climatica oggi è fuori portata, sia dal punto di vista tecnico che economico”. Un’ammissione che racconta le difficoltà reali di settori che consumano molta energia e che, nonostante gli sforzi per la decarbonizzazione, sono ancora lontani dagli obiettivi di Bruxelles. “L’Ets – ha aggiunto il ministro – rischia di diventare una tassa in più”. Per questo, ha chiesto di mantenere le quote gratuite anche dopo il 2034. Secondo Urso, questo sistema riconosce il lavoro fatto dalle aziende già impegnate nel passaggio al verde, almeno fino a quando “nuove fonti di energia saranno mature e accessibili”.
Non è una novità. Da tempo le imprese italiane chiedono una transizione più graduale e regole che tengano conto delle loro caratteristiche. “Non vogliamo rallentare la decarbonizzazione – ha detto un dirigente del settore vetro – ma evitare che le nostre aziende vengano penalizzate rispetto ai concorrenti fuori dall’Europa”.
Bruxelles e l’Italia: una partita aperta
Durante l’incontro, Urso ha aggiornato sui recenti colloqui a Bruxelles con cinque Commissari europei, tra cui Stéphane Séjourné e Teresa Ribera, oltre alla delegazione italiana al Parlamento Ue. Al centro, le riforme della politica industriale europea e la sfida di bilanciare competitività e sostenibilità. Temi che torneranno al centro dell’attenzione nel vertice informale dei leader europei sulla competitività del 12 febbraio e nel Consiglio Competitività del 26.
“Abbiamo portato avanti la voce dell’industria italiana – ha detto Urso – chiedendo che si tenga conto delle nostre specificità e che i tempi per adeguarsi alle nuove regole siano realistici”. Il ministro ha sottolineato che la transizione verde deve essere “un’opportunità per l’industria europea, non un ostacolo alla sua sopravvivenza”.
CBAM nel mirino: tempi e prodotti da definire
Un altro punto caldo è l’allargamento del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), il sistema europeo che applica dazi sulle emissioni legate ai prodotti importati. Urso ha ribadito la richiesta italiana di “più ambizione e tempi più rapidi”, giudicando il primo gennaio 2028 “troppo lontano”. Il rischio è che le filiere italiane restino esposte a concorrenti extra-Ue meno vincolati dalle regole ambientali.
“Serve definire bene quali prodotti includere – ha spiegato Urso – per proteggere le nostre filiere e evitare distorsioni”. Particolare attenzione è stata chiesta sul possibile allargamento ai rottami ferrosi pre-consumo, tema che preoccupa soprattutto i produttori di acciaio e metalli. “Non possiamo permettere che il riciclo nazionale venga penalizzato”, ha avvertito un rappresentante della siderurgia.
Fondo decarbonizzazione e regole anti-frode: serve chiarezza
Si è parlato anche del fondo temporaneo per la decarbonizzazione, uno strumento pensato per aiutare le imprese nel passaggio al verde. Urso ha chiesto “più chiarezza su come funziona”. Restano dubbi anche sui meccanismi anti-elusione del CBAM. “Serve trasparenza – ha rimarcato il ministro – per evitare che le regole vengano aggirate a danno delle aziende virtuose”.
Le associazioni presenti hanno chiesto risposte rapide e certezze sul piano normativo. “Le imprese sono pronte a fare la loro parte – ha detto un portavoce di Federchimica – ma servono regole chiare e tempi compatibili con gli investimenti”.
Il confronto tra Roma e Bruxelles continuerà nelle prossime settimane. Sullo sfondo, resta la sfida di mettere insieme transizione ecologica e competitività industriale: un equilibrio decisivo per il futuro dei settori più energivori del paese.










