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Cida: il Libro bianco del Mimit segna una strategia, ma è fondamentale investire in competenze e politiche mirate

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Cida: il Libro bianco del Mimit segna una strategia, ma è fondamentale investire in competenze e politiche mirate
Cida: il Libro bianco del Mimit segna una strategia, ma è fondamentale investire in competenze e politiche mirate
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Roma, 29 gennaio 2026 – Guidare le grandi svolte dell’economia italiana sarà la sfida decisiva per mantenere il Paese competitivo nei prossimi anni. Lo dice la Confederazione italiana dei dirigenti e delle alte professionalità, la Cida, commentando il Libro bianco “Made in Italy 2030”, presentato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Un documento che punta a tracciare la strada per la politica industriale del futuro, a medio e lungo termine.

“Il Libro Bianco indica bene le direttrici fondamentali per la competitività del Paese”, ha spiegato Stefano Cuzzilla, presidente di Cida. Ma ora la vera sfida è trasformare queste idee in scelte concrete. Serve una governance stabile, strumenti per valutare i risultati e una capacità di mettere in pratica tutto, così da garantire continuità nel tempo.

La sfida delle transizioni: una questione di concretezza

Per Cida, parlare di uno “Stato stratega” può avere senso solo se si adottano metodi chiari: obiettivi precisi, coordinamento tra istituzioni, controllo dei risultati e aggiornamenti continui. Senza un’effettiva capacità di realizzazione, anche le idee migliori rischiano di restare solo sulla carta.

“Affrontare insieme le transizioni demografica, geopolitica, digitale e ambientale significa capire che crescita, produttività e coesione sociale vanno di pari passo”, ha ribadito Cuzzilla.

In pratica, per far crescere il Paese serve guardare a tutto il sistema. Demografia, geopolitica, innovazione tecnologica ed energia influenzano insieme la competitività, il modo di lavorare e la struttura delle filiere produttive. Per questo serve una regia unica, capace di fare scelte coerenti e coordinate.

“La sfida non sarà solo investire in macchinari o prodotti”, ha aggiunto il presidente di Cida, “ma saper gestire processi complessi e trasformare l’innovazione tecnologica in valore reale, per l’economia e la società”.

Capitale umano e formazione: il cuore della partita

Uno dei punti chiave del Libro bianco riguarda il capitale umano. Il documento insiste molto su formazione continua, aggiornamento delle competenze e valorizzazione dei lavoratori più esperti. Per Cida, la formazione deve diventare uno strumento chiave della politica industriale, coinvolgendo anche i vertici delle aziende.

Le competenze digitali e ambientali non sono più solo tecnicismi, ma diventano leve fondamentali per gestire i processi produttivi e organizzativi.

Investire in formazione significa quindi aumentare la produttività e la forza competitiva dell’intero sistema. “Per farlo davvero – ha detto Cuzzilla – serve un salto di qualità nelle competenze. Cida è pronta a offrire alla politica un patto per le competenze, mettendo a disposizione la managerialità come leva per lo sviluppo”.

Politiche mirate e l’importanza dei dati

Cida accoglie con favore l’idea del Libro bianco di puntare sulla selettività e sull’uso dei dati. Abbandonare interventi generici per politiche industriali più precise, basate su fatti e indicatori, può rendere più efficace la spesa pubblica e attrarre investimenti che portino a una crescita reale.

In questo quadro, la Confederazione ritiene importante valutare strumenti di defiscalizzazione per gli investimenti in formazione, soprattutto sul capitale umano e manageriale.

Dal confronto interno a Cida emerge che politiche più mirate aiuterebbero a usare meglio le risorse pubbliche. “Un Made in Italy forte e duraturo non si fa solo puntando sulle eccellenze, ma mettendo insieme innovazione, filiere e territori”, ha sottolineato Cuzzilla.

Il management al centro del cambiamento

In questa fase di trasformazione, il ruolo del management è decisivo. Il manager è colui che può ricucire le distanze tra centro e periferia, tra generazioni e culture diverse, tradurre la visione strategica in risultati concreti.

“In questa funzione di collegamento e responsabilità si vede la vera funzione civica del manager”, ha concluso il presidente di Cida. Solo così la strategia potrà diventare sviluppo reale per tutto il Paese.

Il dibattito è aperto. Nei prossimi mesi vedremo se i primi passi concreti saranno all’altezza delle intenzioni del Libro bianco. Intanto, il confronto tra istituzioni, imprese e rappresentanze manageriali si fa sempre più intenso.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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