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La prevenzione attiva: come le aziende possono proteggere la salute dei lavoratori con i DPI

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La prevenzione attiva: come le aziende possono proteggere la salute dei lavoratori con i DPI
La prevenzione attiva: come le aziende possono proteggere la salute dei lavoratori con i DPI
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Milano, 27 gennaio 2026 – La salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro sono ormai al centro dell’attenzione in Italia. Prevenire gli infortuni è una vera sfida per aziende e lavoratori. In un mondo produttivo sempre più complesso, il ruolo dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI) è cambiato: non sono più solo obblighi da rispettare, ma diventano parte integrante di una cultura della prevenzione.

DPI: da semplice equipaggiamento a pilastro della sicurezza

Negli ultimi anni, le imprese italiane hanno rivoluzionato il modo di affrontare la sicurezza sul lavoro. Non basta più rispettare la burocrazia o fornire attrezzature standard. “La prevenzione attiva passa attraverso un continuo controllo dei rischi e una formazione mirata”, spiega Marco Bianchi, responsabile sicurezza di una multinazionale lombarda. La scelta dei DPI oggi si basa su una valutazione precisa dei pericoli che non si possono eliminare con misure collettive. Solo allora il dispositivo diventa l’ultima protezione tra il lavoratore e il rischio.

Il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/2008) fissa regole precise per individuare i rischi e scegliere gli strumenti giusti. Il datore di lavoro ha un ruolo chiave: non basta fornire i dispositivi, deve assicurarsi che siano adeguati e ben tenuti. “Non è un semplice obbligo formale”, sottolinea Bianchi, “ma un impegno concreto per proteggere le persone”.

Rischi e DPI: la scelta che fa la differenza

La legge divide i DPI in tre categorie, a seconda del livello di rischio: da quelli per rischi leggeri a quelli per situazioni potenzialmente letali. Scegliere il dispositivo giusto non è mai una cosa da poco. Un errore può vanificare tutta la prevenzione. “Dare una maschera sbagliata in un ambiente polveroso può essere più pericoloso che non darla affatto”, ammette un tecnico della sicurezza intervenuto a un convegno a Bologna.

Le aziende devono quindi affidarsi a esperti, spesso con l’aiuto del Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), per mettere insieme dati sull’ambiente e caratteristiche tecniche dei prodotti. Solo così si assicura che ogni DPI protegga come previsto dalla legge e dalla medicina del lavoro.

Certificazione, formazione e manutenzione: la sicurezza non si improvvisa

La certificazione CE è la prima cosa da controllare: garantisce che il dispositivo rispetti gli standard europei. Per i DPI di seconda e terza categoria, questa conformità deve essere confermata da enti indipendenti. “Usare prodotti non certificati o contraffatti è uno dei rischi più seri”, spiega Chiara Rossi, consulente per la sicurezza industriale. Le aziende devono vigilare sulla provenienza dei DPI e scegliere fornitori affidabili.

Ma comprare i dispositivi non basta. La formazione è fondamentale: i lavoratori devono sapere come usarli, capirne i limiti e segnalare problemi. “Un casco dimenticato in magazzino non serve a nulla”, ricorda Rossi. Anche la manutenzione regolare, con registri aggiornati, è fondamentale, soprattutto per dispositivi che si usurano o scadono.

Tecnologia e coinvolgimento: la sicurezza che guarda avanti

La tecnologia sta rivoluzionando anche i DPI. I nuovi Smart DPI hanno sensori e moduli di comunicazione: caschi che rilevano colpi, gilet che monitorano battito e pressione, scarpe che avvertono di cadute. Questi strumenti permettono di controllare in tempo reale l’ambiente e la salute del lavoratore. Ma portano con sé nuove sfide, come la privacy e la gestione dei dati.

Resta però decisivo il ruolo dei lavoratori. Segnalare un difetto o un problema non deve essere visto come un fastidio, ma come parte della sicurezza. Le aziende più attente creano canali veloci per sostituire i DPI e coinvolgono i dipendenti nelle decisioni sulla sicurezza.

Sicurezza, un investimento che ripaga

Investire in DPI di qualità e in una gestione attenta della sicurezza non è solo un obbligo, ma una scelta che conviene. I numeri parlano chiaro: le imprese che puntano sulla sicurezza hanno meno infortuni, meno assenze e un clima di lavoro migliore. “La sicurezza non è mai un costo”, conclude Bianchi, “ma la base per costruire fiducia tra azienda e lavoratori”.

In un mondo del lavoro che cambia in fretta, saper anticipare i rischi e gestire la sicurezza con intelligenza è l’unica strada per garantire dignità e benessere a chi ogni giorno fa crescere il Paese.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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