Milano, 25 gennaio 2026 – Le nuove norme sui crediti deteriorati sono entrate in vigore all’inizio dell’anno, interessando soprattutto le banche di dimensioni più piccole sparse in tutta Italia. Questa stretta, voluta dalla Banca Centrale Europea e dalla Banca d’Italia, vuole spingere gli istituti a liberarsi di quei vecchi crediti scaduti da più di cinque anni che ancora appesantiscono i bilanci, spesso come zavorre difficili da recuperare o cedere. Le autorità di vigilanza assicurano che il processo sarà lento e graduale, con un periodo di transizione che durerà fino al 2028.
Crediti deteriorati, la sfida delle banche più piccole
Il tema dei crediti deteriorati, o NPL (Non Performing Loans), non è certo una novità per il sistema bancario italiano. Ma per le banche meno importanti – quelle “less significant” sotto il controllo diretto di via Nazionale – gestire questi crediti è una vera rogna. Si tratta spesso di piccoli istituti legati al territorio, come le banche popolari o le casse di risparmio locali, che faticano a smaltire i prestiti ormai scaduti e difficilmente recuperabili.
Fonti della Banca d’Italia spiegano che la nuova norma punta a mettere in pari queste banche con le più grandi, quelle “significant” controllate direttamente dalla BCE. L’obiettivo è chiaro: ridurre il rischio per tutto il sistema e rafforzare la solidità degli istituti, soprattutto in vista delle sfide economiche che si profilano all’orizzonte.
Transizione lunga fino al 2028
La riforma prevede un periodo di adattamento piuttosto lungo. Solo alla fine del 2028, infatti, le regole per le banche più piccole saranno allineate a quelle dei giganti del settore. Nel frattempo, da Francoforte e Roma garantiscono un atteggiamento tollerante: per il primo anno non saranno sanzionati eventuali scostamenti dagli standard.
“Non è una rivoluzione da un giorno all’altro”, spiega un funzionario della Banca d’Italia che segue la questione. “Vogliamo aiutare le banche più piccole a rafforzarsi poco a poco, senza creare scossoni che potrebbero ripercuotersi su famiglie e imprese”.
Bilanci sotto pressione e strategie in evoluzione
Per molte banche locali, i crediti vecchi e difficili da smaltire sono un vero freno alla crescita. Sono spesso prestiti concessi prima delle crisi degli anni passati, che restano in bilancio con valori poco realistici. Il risultato? Maggiori accantonamenti e meno soldi da mettere a disposizione per nuovi finanziamenti.
Secondo i dati dell’ABI (Associazione Bancaria Italiana), il peso degli NPL nei piccoli istituti è ancora alto, anche se è in calo rispetto ai momenti più difficili. Però vendere questi crediti sul mercato secondario non è facile: “Per i grandi portafogli ci sono operatori e investitori specializzati pronti a intervenire”, spiega un dirigente di una banca popolare lombarda. “Ma per i piccoli stock, spesso molto frammentati e con garanzie deboli, trovare compratori è più complicato”.
Il settore resta guardingo
Tra gli addetti ai lavori c’è prudenza. Da una parte si riconosce che pulire i bilanci serve a rafforzare la fiducia di investitori e clienti. Dall’altra, però, non mancano i timori per l’impatto che questa stretta potrebbe avere sui conti delle banche più piccole.
“Il rischio è che alcune siano costrette a svendere i crediti deteriorati a prezzi molto bassi”, confida un responsabile del credito di una cassa rurale veneta. “Questo potrebbe pesare sui risultati e ridurre la capacità di sostenere l’economia del territorio”.
Verso un sistema più stabile
Le autorità di vigilanza restano ferme sulla necessità di andare avanti con l’allineamento delle regole. L’obiettivo finale è chiaro: evitare che vecchie sofferenze si trasformino in nuove crisi bancarie. Solo così, dicono da Francoforte, il sistema potrà dirsi davvero più solido e pronto a resistere a eventuali shock.
Intanto, per molte banche minori italiane si apre una fase di cambiamento. Un percorso con qualche difficoltà, ma indispensabile per garantire la stabilità del sistema e proteggere i risparmiatori.










