Milano, 25 gennaio 2026 – Tra il 2011 e il 2025, in Italia sono spariti più di 103mila negozi fisici. Eppure, la superficie commerciale totale è salita del 7,4%. Un dato che racconta un cambio radicale nel mondo del retail fisico: meno negozi, ma più grandi. È questo il quadro che esce fuori da un’analisi di Confesercenti sulle superfici di vendita per dimensioni, un vero e proprio scatto d’insieme su un settore in profonda trasformazione.
Addio ai piccoli negozi, cambia la mappa delle botteghe
Sono soprattutto le botteghe e i negozi piccoli a sparire. Negli ultimi quattordici anni, quelli sotto i 50 metri quadrati sono calati di oltre 72mila unità. E anche gli esercizi tra i 51 e i 150 metri quadrati non se la passano bene: meno 42.700 negozi in meno. A pagare il prezzo più alto è l’imprenditoria indipendente, spesso legata a settori di nicchia come ferramenta, giocattoli o alimentari di quartiere. “La riorganizzazione costa e le vittime sono i piccoli negozi indipendenti”, spiega Nico Gronchi, presidente nazionale di Confesercenti.
Crescono i negozi di medie dimensioni, calano le maxi-superfici
Mentre i piccoli spariscono, aumentano i negozi di dimensioni medie. Quelli tra 151 e 250 metri quadrati sono cresciuti di oltre mille unità, con un +300mila metri quadrati di superficie. I negozi tra 251 e 400 metri quadrati restano quasi uguali, con una leggera diminuzione di 246 esercizi. Le grandi superfici, invece, si fanno più piccole. Il mercato premia chi sa unire specializzazione, presenza online e vendita multicanale. “I negozi medi crescono, mentre scompaiono i piccoli e si riducono le grandi superfici”, sottolinea ancora Gronchi.
Non tutte le regioni corrono alla stessa velocità
La trasformazione non avviene ovunque allo stesso ritmo. In alcune regioni la superficie commerciale è aumentata più che altrove, anche se i negozi sono diminuiti. È il caso di Emilia-Romagna e Abruzzo, dove tra il 2011 e il 2025 la superficie è salita rispettivamente del 14,6% e del 13,2%. Dietro a questi numeri ci sono fattori locali come il tessuto urbano, le abitudini di consumo e le politiche territoriali.
Dietro il cambiamento, nuove esigenze e strategie
La dimensione media dei negozi è passata da circa 117 a 144,5 metri quadrati, con un aumento del 23,8%. Questo rispecchia i nuovi bisogni dei consumatori, sempre più orientati a un’esperienza che unisce negozio fisico e digitale. Ma anche la necessità delle imprese di tagliare i costi e approfittare delle economie di scala. “Il commercio fisico non sta sparendo, si sta solo riorganizzando”, spiega Gronchi.
Il rischio desertificazione e le soluzioni possibili
Il calo dei piccoli negozi fa tornare d’attualità il problema della desertificazione commerciale in quartieri e centri storici. “Bisogna riportare funzioni nei quartieri, rendere le strade più accessibili e attrattive, dando strumenti concreti alle imprese”, dice il presidente di Confesercenti. La rigenerazione urbana può essere il punto d’incontro tra chi vuole investire e innovare e chi rischia di sparire, ma garantiva servizi di prossimità.
Tra tradizione e innovazione, il futuro del commercio
Il quadro che emerge dallo studio di Confesercenti è chiaro: meno negozi, ma più grandi e strutturati; meno botteghe di quartiere, più punti vendita che sanno unire fisico e digitale. Un cambiamento che ha un costo sociale, soprattutto per le piccole attività, ma che apre anche nuove sfide per la vita delle città italiane.










