Roma, 24 gennaio 2026 – Il futuro delle pensioni in Italia passa soprattutto dal lavoro e da come si valorizza la forza delle persone. È questo il messaggio chiave lanciato oggi da Gianfranco Santoro, direttore centrale studi e ricerche dell’Inps, durante la presentazione del XXIV Rapporto annuale dell’Istituto, ospitata nella sede di Confindustria a Roma. Santoro ha messo al centro la sfida della produttività, definendola “la vera leva da mettere in campo nelle politiche pubbliche” per mantenere sostenibili le pensioni nei decenni a venire.
Produttività e demografia: il nodo del lavoro da sciogliere
Secondo le previsioni dell’Istat, entro il 2040 l’Italia rischia di perdere circa 5 milioni di persone in età lavorativa. Un campanello d’allarme che Santoro interpreta come un vero e proprio problema di mancanza di lavoratori. “Nel 2024 gli occupati sono 24,2 milioni, con un tasso di occupazione al 63%, il massimo di sempre”, ha spiegato. Ma questa crescita poggia soprattutto sui lavoratori con contratto a tempo indeterminato, mentre restano forti disparità tra Nord e Sud, tra uomini e donne e tra giovani e anziani.
L’Italia deve fare i conti con una popolazione che invecchia e con meno nascite. “La transizione demografica ci impone di agire subito per migliorare il mercato del lavoro”, ha aggiunto Santoro. Dall’altro lato, c’è anche un problema di inattività: nel nostro Paese il tasso è al 33,4%, ben più alto rispetto alla media europea del 24,7%.
Nord-Sud e generazioni: due Italia che non si parlano
Anche se l’occupazione ha raggiunto livelli record, l’Italia resta indietro rispetto all’Europa. Il tasso nazionale è infatti circa 18 punti percentuali più basso della media Ue. Le differenze si fanno ancora più evidenti guardando al genere: le donne lavorano molto meno degli uomini. E i giovani? Non se la passano meglio. “L’occupazione giovanile è un problema serio”, ha ammesso Santoro, parlando dei Neet – quei ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano né lavorano – una realtà particolarmente diffusa nel Sud, dove il loro numero è più del doppio rispetto al Centro-Nord.
Nel Nord Italia il tasso di occupazione si avvicina al 70%, quasi in linea con l’Europa, mentre al Sud restano problemi strutturali che bloccano soprattutto l’ingresso di donne e giovani nel mondo del lavoro. “Serve un’attenzione particolare”, ha sottolineato Santoro, “soprattutto ora che la situazione demografica si fa più complessa”.
Qualche segnale di speranza: più lavoratori assicurati e lavoro stabile
Non mancano però anche segnali positivi. Nel 2024, i lavoratori assicurati presso l’Inps sono circa 27 milioni, più di quelli indicati dall’Istat perché si considerano anche quelli con almeno una settimana di contributi nell’anno. Rispetto al 2023, c’è un aumento di circa 400 mila persone; rispetto al 2019, anno pre-pandemia, si parla di quasi 1,5 milioni in più, cioè circa il 6%.
A crescere di più sono state le donne (+6,7% contro il +5,2% degli uomini), le regioni del Sud (+7,4% rispetto al Centro-Nord) e i lavoratori stranieri non comunitari (+29%). Il numero medio di settimane lavorate resta stabile intorno alle 43 settimane, segno che la quantità di lavoro non è cambiata molto. “È un dato importante”, ha sottolineato Santoro, “perché ci dice che, in generale, il lavoro c’è e si mantiene costante”.
Pensioni sotto la lente: la ‘gobba’ da affrontare con pragmatismo
Sul fronte pensioni, Santoro ha ricordato che il sistema va tenuto d’occhio con attenzione. “Oggi la spesa pensionistica pesa per circa il 15,4% del Pil e si prevede che toccherà il 17% intorno al 2040”, quando andranno in pensione i baby boomers. Il dibattito si concentra spesso sulla cosiddetta ‘gobba pensionistica’, ma – ha concluso Santoro – solo puntando su una maggiore produttività e sulla valorizzazione di tutte le risorse umane a disposizione si potrà mantenere in equilibrio il sistema negli anni a venire.










