Roma, 24 gennaio 2026 – Per molti lavoratori italiani, gli ultimi anni prima della pensione possono trasformarsi in una vera corsa a ostacoli: demansionamenti, passaggi al part-time, periodi di disoccupazione. Tutto questo spesso si traduce in una riduzione dello stipendio e, di conseguenza, in una penalizzazione sull’assegno previdenziale. Ma c’è uno strumento poco conosciuto che può cambiare le carte in tavola: la neutralizzazione dei contributi. A spiegarlo è Andrea Martelli, fondatore e amministratore di MiaPensione, società specializzata in consulenza previdenziale obbligatoria.
Neutralizzare i contributi per non perdere soldi in pensione
“La neutralizzazione – spiega Martelli – serve a evitare un paradosso: continuare a lavorare dopo aver raggiunto i requisiti per la pensione, versando più contributi, ma ricevere un assegno più basso”. Succede quando negli ultimi anni la paga diminuisce, per scelta o per necessità. Quei contributi versati in base a una retribuzione più bassa finiscono per abbassare la media su cui si calcola la pensione. “Con la neutralizzazione – aggiunge – si può cancellare questo effetto negativo, escludendo i contributi che fanno scendere l’importo dell’assegno”.
Questo strumento è disponibile anche per chi ha scelto il pensionamento anticipato. Raggiunti i 67 anni, l’età per la pensione di vecchiaia, si può chiedere di cancellare i contributi penalizzanti usati per anticipare l’uscita, se questi pesano negativamente sul calcolo finale.
Chi può usare la neutralizzazione e chi no
La neutralizzazione riguarda solo le pensioni calcolate, in tutto o in parte, con il metodo retributivo o misto. Restano fuori i lavoratori con il sistema contributivo puro: qui la pensione dipende solo dal totale dei contributi versati e dall’età in cui si va in pensione. “Per chi ha solo il sistema contributivo – precisa Martelli – non c’è il rischio di perdere soldi a causa di una retribuzione più bassa negli ultimi anni”.
Un dettaglio spesso ignorato riguarda i periodi di disoccupazione coperti da Naspi: questi vengono neutralizzati automaticamente dall’Inps quando si calcola la pensione. Non serve quindi fare alcuna domanda per questi periodi.
Un esempio concreto: come aumentare la pensione
Per capire meglio, Martelli racconta un caso seguito dalla sua società: “Un cliente è andato in pensione con Quota 100, ma aveva più contributi del minimo richiesto. Negli ultimi cinque anni aveva passato vari periodi di disoccupazione. Siamo riusciti a neutralizzare quelli più penalizzanti e così l’assegno è salito di 137,29 euro lordi al mese”.
La procedura non è automatica: serve presentare una domanda all’Inps per la ricostituzione della pensione, indicando i periodi da escludere e allegando i documenti che dimostrano la riduzione della paga. Solo così l’ente può valutare e applicare i benefici.
Gli effetti retroattivi e l’importanza di farsi consigliare
Se la domanda viene accolta, la neutralizzazione ha effetti retroattivi, ma solo per il periodo previsto dalla legge. “È fondamentale conoscere bene la propria situazione contributiva – sottolinea Martelli – prima di lasciare il lavoro. Solo così si possono fare scelte consapevoli e proteggere i propri interessi”.
Molti lavoratori non sanno di questa possibilità e rischiano di perdere soldi ingiustamente. Una consulenza esperta può fare la differenza: “Spesso basta un controllo attento per trovare i periodi da neutralizzare e ottenere un aumento anche consistente della pensione”, conclude Martelli.
In un sistema previdenziale complicato come quello italiano, strumenti come la neutralizzazione dei contributi sono una risorsa preziosa per chi si avvicina alla pensione e vuole evitare brutte sorprese sul suo assegno mensile.









