Singapore, 24 gennaio 2026 – L’inflazione core di Singapore ha chiuso il 2025 con una media dello 0,7%, un netto rallentamento rispetto al 2,8% del 2024. Il dato, diffuso ieri dall’Autorità Monetaria di Singapore (MAS) e dal Ministero del Commercio e dell’Industria (MTI), è stato subito interpretato dagli esperti come un segnale importante, non solo per la città-stato, ma anche per i mercati globali. Singapore, infatti, viene spesso vista come un vero e proprio “termometro” dell’economia mondiale, grazie al suo ruolo di hub commerciale aperto e fortemente legato alle importazioni.
Inflazione in calo: Singapore dà l’esempio
Nel comunicato congiunto MAS-MTI si legge che la discesa dell’inflazione core – cioè senza contare i prezzi di alloggi e trasporti privati – è stata trainata dal calo dei costi delle materie prime e da una normalizzazione delle catene di approvvigionamento internazionali. “Abbiamo visto i prezzi stabilizzarsi su più fronti, soprattutto per i beni importati”, ha spiegato ieri pomeriggio il direttore della divisione analisi macroeconomica del MAS, Tan Wei Ming, durante un incontro con la stampa locale. Il livello dello 0,7%, ha aggiunto Tan, è il più basso registrato negli ultimi cinque anni.
Un indicatore che guarda oltre i confini
Non sorprende che i dati di Singapore siano seguiti con attenzione dalle principali banche centrali occidentali. La città-stato, grazie alla sua posizione strategica e al ruolo di snodo commerciale tra Asia ed Europa, anticipa spesso i segnali che poi si manifestano altrove. “La rapidità con cui Singapore ha riportato l’inflazione sotto l’1% potrebbe essere un segnale per l’Eurozona nei prossimi mesi”, ha commentato ieri sera Elena Rossi, economista presso la sede milanese di Intesa Sanpaolo. Secondo Rossi, “le banche centrali europee osservano questi dati per decidere come muoversi sui tassi d’interesse”.
Importazioni e logistica: cosa cambia a Singapore
Il rallentamento dell’inflazione core è stato possibile anche grazie a una ripresa regolare dei flussi commerciali internazionali. Dopo anni difficili – segnati da crisi energetica e problemi logistici – il 2025 ha visto una riduzione dei costi di trasporto e una maggiore disponibilità di materie prime. “Solo così abbiamo cominciato a vedere un vero effetto sui prezzi al consumo”, ha detto un funzionario del MTI, che ha preferito restare anonimo. Nei quartieri di Raffles Place e Marina Bay, commercianti e operatori confermano una maggiore stabilità nei prezzi rispetto ai picchi degli anni scorsi.
Europa in allerta: segnali da non sottovalutare
Gli esperti europei seguono con interesse quanto accade a Singapore. “Se questo andamento si ripeterà anche in Europa, potremmo vedere un calo delle pressioni inflazionistiche già nella seconda metà del 2026”, ha spiegato ieri mattina Luca Bianchi, docente di economia internazionale all’Università Bocconi. Bianchi però invita a non abbassare la guardia: “Le condizioni strutturali dell’Eurozona sono diverse, ma il prezzo delle materie prime resta un elemento chiave comune”.
Mercati asiatici: reazioni positive ma prudenti
Sui mercati finanziari asiatici, la notizia del calo dell’inflazione core è stata accolta con un moderato ottimismo. L’indice Straits Times ha chiuso ieri in leggero rialzo (+0,4%), con volumi sostenuti soprattutto sui titoli legati all’import-export. Gli operatori sottolineano come la stabilità dei prezzi possa spingere a un rilancio degli investimenti e a un aumento della fiducia dei consumatori. “La situazione resta incerta, ma sembra che il peggio sia passato”, ha confidato un trader della OCBC Bank poco dopo la chiusura.
Singapore sotto la lente: un hub che fa da sentinella
In definitiva, la performance dell’inflazione core a Singapore nel 2025 è un segnale da tenere d’occhio anche in Europa. La città-stato conferma il suo ruolo di barometro globale: qui, prima che altrove, si vedono i primi segnali dei cambiamenti nei costi delle materie prime e nella logistica internazionale. Per ora, il dato dello 0,7% rappresenta una boccata d’ossigeno per chi teme nuove fiammate inflazionistiche. Ma, come ricordano gli analisti locali, “la prudenza resta d’obbligo: i mercati sono ancora sensibili a ogni scossone”.










