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Roma ospita il gran finale di Sace: energie per un export sostenibile

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Roma ospita il gran finale di Sace: energie per un export sostenibile
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Roma, 23 gennaio 2026 – Si è chiuso oggi nella sede di Sace a Roma il roadshow “Energie per il futuro dell’export”, un viaggio durato quattro mesi che ha coinvolto più di 400 imprese italiane in sette città — Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Roma — più una tappa internazionale a Dubai. L’iniziativa ha visto imprenditori, manager e rappresentanti delle principali filiere del Made in Italy confrontarsi per capire come rafforzare la presenza delle nostre aziende all’estero.

Un giro d’Italia tra imprese e territori

Promosso da Sace, agenzia pubblica per il credito all’export partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, il progetto ha toccato realtà diverse, da nord a sud. Ogni tappa — da via Monte Rosa a Milano fino a via Goito a Roma, passando per le videochiamate con Dubai — è stata un momento di confronto diretto. “Abbiamo voluto andare a trovare le imprese nei loro territori, per capire da vicino le difficoltà e le opportunità che vedono all’orizzonte”, ha spiegato Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace, durante l’incontro romano.

Le sedi di Sace si sono trasformate in punti di riferimento per imprenditori e manager. Qui si sono alternati racconti di crescita, ostacoli sul campo e richieste di strumenti più flessibili. “Non è un punto di arrivo, ma di partenza”, ha sottolineato Pignotti. “Le imprese chiedono strumenti concreti per trasformare l’eccellenza del Made in Italy in una presenza più stabile sui mercati esteri”.

Le priorità emerse sul campo

Dai tavoli di lavoro e dai racconti delle aziende — da Cisalfa Sport e Rustichella d’Abruzzo fino ai grandi gruppi come Fincantieri e Leonardo — sono uscite tre priorità chiare. La prima: rafforzare la competitività. Molte imprese cercano supporto non solo economico, ma anche servizi pratici come formazione e accompagnamento.

La seconda priorità riguarda l’innovazione: digitalizzare i processi, investire in nuove tecnologie, trovare modi per aumentare produttività e visibilità sui mercati globali. “Senza innovazione, non si va da nessuna parte”, ha confidato un imprenditore del settore agroalimentare presente all’evento. Infine, la terza esigenza è la diversificazione dei mercati: le aziende vogliono aprirsi a nuovi Paesi, ma chiedono coperture assicurative, informazioni chiare sui rischi e un supporto concreto nei mercati emergenti.

L’export italiano tra numeri e sfide

L’analisi dell’Ufficio studi di Sace, presentata durante l’incontro, disegna un quadro in movimento. Nei primi undici mesi del 2025, l’export italiano è cresciuto del 3,1%, nonostante il rallentamento in mercati consolidati come la Germania. Molte imprese hanno già rivolto lo sguardo verso aree in forte crescita: Medio Oriente, Sud-Est asiatico, India e Nord Africa sono tra le destinazioni più promettenti.

Eppure, il potenziale resta alto. Negli ultimi 25 anni, la crescita verso i Paesi emergenti ha segnato un +6,6% annuo, contro il 4,2% dei mercati maturi. Ma il problema è la concentrazione geografica: il 44% delle imprese esporta in un solo mercato e poche si spingono oltre l’Unione Europea.

Sace, un ruolo chiave nel sostegno all’export

“Questo roadshow arriva in un momento decisivo”, ha detto il presidente di Sace, Guglielmo Picchi. “Le catene del valore si stanno ridisegnando, i flussi commerciali cambiano direzione e nuove economie crescono rapidamente. L’Italia è una delle principali potenze esportatrici al mondo: oltre 120 mila imprese esportatrici danno lavoro a 4,3 milioni di persone e generano un terzo del Pil nazionale. Sostenere l’export significa sostenere il futuro del Paese”.

Nel corso dell’incontro romano, il confronto con aziende e advisor territoriali ha messo in evidenza la richiesta di strumenti più agili e su misura. “Le imprese vogliono diversificare”, ha ribadito Pignotti, “ma hanno bisogno di coperture adeguate e informazioni precise”.

Guardando avanti: cosa serve al Made in Italy

La giornata si è chiusa con uno sguardo al futuro: per rafforzare la presenza all’estero servono investimenti mirati, collaborazione più stretta tra pubblico e privato e un supporto continuo lungo tutta la filiera. Le testimonianze raccolte — dai grandi gruppi ai piccoli produttori — confermano che il potenziale del Made in Italy è ancora tutto da esprimere. E che il dialogo tra istituzioni e imprese resta la chiave per affrontare le sfide globali dei prossimi anni.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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