Davos, 22 gennaio 2026 – “La guerra deve finire”. È con queste parole che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha chiuso oggi il suo incontro con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. L’incontro, molto atteso al World Economic Forum, si è svolto questa mattina nel centro congressi, sotto stretta sorveglianza e con una nutrita presenza di giornalisti pronti a cogliere qualsiasi segnale sul conflitto tra Russia e Ucraina.
Trump: “Nessuna discussione sui confini ucraini”
Appena uscito dalla stanza dei colloqui, Trump si è fermato davanti ai cronisti. Ha scelto parole semplici e dirette: “Non abbiamo parlato dei confini ucraini”. Così ha risposto a chi gli chiedeva se fossero state avanzate proposte su territori o nuove linee di demarcazione. Nessuna novità, quindi, su possibili accordi o passi avanti concreti tra Washington e Kiev. “Speriamo che la guerra finisca, troppe persone stanno morendo”, ha aggiunto con tono serio.
La questione dei confini resta dunque aperta. Zelensky, invece, non ha rilasciato dichiarazioni subito dopo l’incontro. Fonti vicine alla delegazione ucraina hanno fatto sapere che il presidente ha confermato la sua posizione: nessun negoziato sui territori occupati senza il ritiro delle truppe russe. Ma al momento non c’è nessuna conferma ufficiale.
Il bilancio del conflitto e la pressione internazionale
Durante il breve scambio con i giornalisti, Trump ha citato una cifra che ha fatto discutere: “Il mese scorso sono morti 30.000 soldati, per lo più russi”. Se fosse confermato, sarebbe uno dei mesi più cruenti dall’inizio della guerra. Tuttavia, le fonti ufficiali ucraine non hanno fornito dati precisi da settimane. Secondo le stime dell’ONU, le vittime tra civili e militari superano ormai le 100.000 dall’inizio delle ostilità nel febbraio 2022.
La pressione internazionale per una soluzione diplomatica si fa sempre più forte. A Davos, diversi leader europei – come il cancelliere tedesco Olaf Scholz e la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen – hanno chiesto un cessate il fuoco immediato. Ma gli Stati Uniti restano in prima linea: Washington continua a sostenere Kiev con aiuti militari e finanziari. Negli ultimi mesi, però, si notano segnali di stanchezza tra l’opinione pubblica americana e alcuni membri del Congresso.
Nessun accordo, resta il nodo territoriale
Alla domanda se fosse stato raggiunto un accordo con Zelensky, Trump ha evitato una risposta chiara. “Non abbiamo parlato dei confini”, ha ripetuto, facendo capire che quel punto resta il vero scoglio. Secondo le prime ricostruzioni, il dialogo si è concentrato sulle condizioni umanitarie nelle zone di guerra e sulla necessità di riaprire i canali diplomatici con Mosca.
Nel pomeriggio alcune fonti diplomatiche hanno definito i colloqui “costruttivi”, ma senza risultati concreti. Un consigliere della presidenza ucraina, contattato da alanews.it, ha sottolineato: “Zelensky ha chiesto garanzie sulla sicurezza e sul sostegno occidentale. Nessuna pressione per cedere territori”.
Davos, il cuore della diplomazia mondiale
Anche quest’anno Davos si conferma punto di riferimento per la diplomazia globale. La guerra in Ucraina domina quasi tutti i dibattiti e gli incontri bilaterali. La presenza di Trump – tornato in campo dopo la rielezione – ha attirato l’attenzione dei media e degli esperti politici. Il presidente americano ha mantenuto toni cauti, evitando promesse o annunci a sorpresa.
Intanto, a Kiev, la popolazione segue con ansia. Questa mattina, in piazza Maidan, alcuni cittadini hanno visto in diretta le immagini da Davos sui maxi-schermi allestiti per l’occasione. “Speriamo che qualcuno ascolti davvero il nostro dolore”, ha detto Olena, 42 anni, insegnante. Un sentimento condiviso da tanti, mentre la guerra continua a segnare la vita di milioni di persone.
Cosa ci aspetta: i prossimi passi
Per ora, dal faccia a faccia tra Trump e Zelensky non arrivano svolte. La comunità internazionale guarda alle prossime settimane con attenzione: a febbraio è previsto un nuovo incontro tra i ministri degli Esteri del G7. Sul tavolo rimangono le stesse domande: come fermare la guerra? E soprattutto, a quali condizioni?
Trump ha lasciato Davos senza rispondere alle domande più difficili. Solo nei prossimi giorni capiremo se la diplomazia riuscirà a riportare davvero la pace in Ucraina.










