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Raid a Gaza: auto colpita, cinque morti tra cui tre giornalisti

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Raid a Gaza: auto colpita, cinque morti tra cui tre giornalisti
Raid a Gaza: auto colpita, cinque morti tra cui tre giornalisti
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Gaza, 21 gennaio 2026 – Tre giornalisti palestinesi sono morti ieri pomeriggio nel cuore della Striscia di Gaza, colpiti da un raid aereo israeliano mentre documentavano la vita quotidiana in un accampamento umanitario. Secondo fonti locali e confermato dall’agenzia Afp, le vittime si trovavano su una jeep contrassegnata con il logo dell’Egyptian Relief Committee. L’esercito israeliano, per ora, non ha rilasciato alcuna dichiarazione.

Attacco su una jeep di un comitato umanitario

Il bombardamento è avvenuto nel primo pomeriggio nell’area di al-Zahra, a sud di Gaza City. Le prime ricostruzioni parlano di una jeep con almeno cinque persone a bordo, tra cui tre reporter intenti a raccontare la vita nel campo gestito dal comitato egiziano. Le vittime sono state identificate come Abed Shaat, Anas Ghoneim e Muhammad Qashta. Quest’ultimo, oltre a fare il corrispondente, lavorava anche con un’agenzia umanitaria governativa egiziana.

Un video pubblicato da un collega palestinese mostra chiaramente la jeep con il logo del comitato sul cofano. “Stavano riprendendo le tende e la distribuzione degli aiuti”, ha detto una fonte interna all’Egyptian Relief Committee contattata dal quotidiano arabo Al-Araby Al-Jadeed. “È un precedente pericoloso”, ha aggiunto, esprimendo preoccupazione per la sicurezza di giornalisti e operatori umanitari in zona.

I volti dei reporter uccisi: storie di chi raccontava Gaza

I nomi dei tre erano conosciuti tra i giornalisti che lavorano a Gaza. Abed Shaat e Anas Ghoneim erano fotoreporter freelance, mentre Muhammad Qashta aveva collaborato con l’agenzia Afp e si occupava di comunicazione per un’organizzazione egiziana. Secondo fonti palestinesi, erano andati ad al-Zahra per documentare le condizioni degli sfollati e la distribuzione degli aiuti.

“Erano sempre in prima linea, anche nei momenti più duri”, racconta un collega che preferisce restare anonimo. “Non si fermavano mai, a dispetto dei rischi, per raccontare quello che succede ogni giorno”. La notizia della loro morte si è diffusa rapidamente tra le redazioni locali e internazionali, scatenando cordoglio e richieste di chiarimenti sull’attacco.

Silenzio dell’IDF sull’incidente

L’IDF (Forze di Difesa Israeliane) non ha ancora rilasciato commenti ufficiali. Fonti militari israeliane contattate dai media internazionali hanno scelto di non rispondere. In passato, l’esercito aveva sottolineato l’impegno a evitare vittime civili e a non colpire operatori umanitari o giornalisti. Ma secondo organizzazioni per la libertà di stampa, il numero di reporter uccisi o feriti nella Striscia dall’inizio del conflitto è in crescita costante.

Le immagini circolate sui social confermano la presenza del logo dell’Egyptian Relief Committee sulla jeep colpita. “Non c’erano combattenti a bordo”, ha ribadito la fonte egiziana ad Al-Araby Al-Jadeed. “Solo personale impegnato nella documentazione e nella distribuzione degli aiuti”.

Allarme internazionale sulla sicurezza dei giornalisti

La morte dei tre reporter ha riacceso il dibattito sulla sicurezza di chi lavora in prima linea nelle zone di guerra. Diverse associazioni internazionali hanno chiesto un’indagine indipendente sull’attacco. “Serve chiarezza su quanto successo”, ha detto un portavoce di Reporters Without Borders, ricordando che il diritto internazionale protegge il lavoro dei giornalisti anche in tempo di guerra.

Nelle ultime settimane, la situazione nella Striscia di Gaza è rimasta tesa, con bombardamenti continui e crescenti difficoltà per la popolazione civile. In questo clima, il lavoro dei reporter locali e delle organizzazioni umanitarie è fondamentale per portare informazioni indipendenti e assistenza agli sfollati. Ma i pericoli sono altissimi, come dimostra la tragedia di ieri ad al-Zahra.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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