Milano, 21 gennaio 2026 – Torna al centro del dibattito la questione delle aperture domenicali nei negozi. A riaccendere la discussione sono state le parole di Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che questa mattina ha rilanciato su ‘La Stampa’ la proposta di ridurre le aperture nei giorni festivi. Secondo Dalle Rive, chiudere la domenica permetterebbe alla grande distribuzione organizzata di risparmiare oltre 2 miliardi di euro all’anno. Una posizione che trova appoggio tra i sindacati: la Uiltucs, tramite il segretario generale Paolo Andreani, si dice pronta a discutere e insiste sulla necessità di rivedere le norme introdotte dal Governo Monti.
Sindacati spingono per meno aperture, ma vogliono più tutele
“Le valutazioni di Ancc-Coop sono lungimiranti – ha spiegato Andreani ad Adnkronos/Labitalia –. La riduzione delle domeniche di apertura è una battaglia che portiamo avanti da tempo. La liberalizzazione voluta dal Governo Monti, per noi, è stata un errore”. La posizione della Uiltucs non è una novità: il sindacato del terziario chiede da anni una revisione delle regole sulle aperture festive, sottolineando come l’attuale sistema danneggi i lavoratori senza portare vantaggi né alle imprese né ai consumatori.
Andreani punta il dito soprattutto sulle maggiorazioni: “La paga extra per chi lavora la domenica è troppo bassa. Siamo d’accordo nel chiedere un aumento, sia per la domenica che per i festivi”. Per il segretario generale serve una soglia chiara: “Chiediamo una maggiorazione del 50% per il lavoro domenicale e del 100% nei giorni festivi, in tutti i settori del terziario”. Una richiesta che, secondo la Uiltucs, dovrebbe accompagnare qualsiasi cambiamento sulle aperture.
Cooperazione e sindacati: la partita sulle domeniche
Anche Marianna Flauto, segretaria nazionale responsabile della cooperazione per la Uiltucs, accoglie con favore la proposta di Dalle Rive. “Chiudere nei giorni festivi e la domenica – ha detto Flauto – sarebbe un segnale concreto per migliorare i ritmi di lavoro e la vita di lavoratrici e lavoratori, una richiesta che portiamo avanti da tempo”. Flauto sottolinea la volontà del sindacato di “gestire questo cambiamento”, con l’obiettivo di creare condizioni di lavoro più umane e mettere davvero le persone al centro.
Il tema, in realtà, va oltre la semplice gestione dei turni o dei negozi. Tocca la qualità della vita di migliaia di addetti, spesso precari o con orari spezzettati. “Siamo pronti a un confronto vero – ha ribadito Andreani – per migliorare le condizioni di chi lavora nel commercio in Italia”.
Carrefour, investimenti e stabilità: la sfida del settore
Intanto la grande distribuzione è in fermento. Oggi su ‘L’Economia del Corriere’, Angelo Mastrolia, presidente di NewPrinces (la società che ha preso il controllo di Carrefour), ha annunciato un piano da circa 200 milioni di euro e il ritorno graduale al marchio storico Gs. Mastrolia ha anche confermato la revoca della cassa integrazione per i lavoratori coinvolti, prevista prima dell’accordo.
Andreani commenta con soddisfazione: “La stabilità del posto di lavoro non è un dettaglio. È una condizione fondamentale che incide sulla qualità del lavoro, sulla continuità e sulla possibilità di crescere professionalmente”. Per il sindacalista investire nella stabilità significa rafforzare tutto il sistema.
Ricchezza e lavoro: la sfida della redistribuzione
C’è però una contraddizione che Andreani non nasconde: “Negli ultimi anni la produttività nella grande distribuzione è cresciuta molto, anche grazie ai prezzi bassi. Ma la ricchezza che si crea non torna abbastanza a chi lavora”. Il risultato? Un modello che, secondo la Uiltucs, “carica sulle spalle dei lavoratori il costo dell’efficienza”, invece di puntare su occupazione stabile, salari dignitosi e orari sostenibili.
Il segretario generale chiude con una riflessione: “Bisogna migliorare la qualità del riposo e del recupero. Solo così si può parlare davvero di lavoro sostenibile”. Insomma, il confronto sulle aperture domenicali si intreccia con temi più grandi: dalla redistribuzione dei profitti alla dignità del lavoro. Una partita, fatta di numeri, dichiarazioni e attese, ancora tutta aperta.









