Roma, 17 gennaio 2026 – Oggi, in tutto il mondo, si festeggia il World Pizza Day. E l’Italia si conferma senza dubbio la patria della pizza in tutte le sue forme. Non è più solo un piatto popolare: è diventata un’esperienza gastronomica a tutto tondo, fatta di impasti studiati e ingredienti che raccontano i territori. Da Napoli a Roma, passando per la Puglia, l’Abruzzo e la Sicilia, i migliori pizzaioli mostrano in queste giornate le loro “bandiere”: pizze che portano con sé storie di famiglia, innovazione e tradizione.
Pizza, tra radici e nuove strade
Negli ultimi cinque anni, i dati di FIPE-Confcommercio raccontano una crescita del 12% nel numero di pizzerie e un aumento del fatturato del 18%. E non è solo quantità, ma anche qualità. Si punta su farine scelte, lievitazioni lunghe, ingredienti freschi e locali. “Oggi la pizza è un vero e proprio laboratorio di idee”, dice Diego Vitagliano, pizzaiolo napoletano con locali tra Napoli, Pozzuoli, Bagnoli e Roma. La sua “Rinforzata” – cavolfiore marinato e gratinato con soia, senape, colatura di alici, fior di latte dei Monti Lattari, acciughe di Cetara, mandorle tostate, tartufo nero e cacioricotta cilentana – dimostra come la tradizione possa incontrare la creatività.
Da Roma a Napoli, le pizze che raccontano
A Roma la scena è vivace e piena di novità. Pier Daniele Seu (Seu Pizza Illuminati) propone “Valeria da nonna”, una pizza che richiama i pranzi di famiglia: polpette al sugo, pomodoro arrosto, fonduta di parmigiano e pecorino, battuto mediterraneo e basilico. “Volevo riportare in tavola il sapore di casa”, racconta Seu. Sempre nella Capitale, Pizza & Bolle celebra la romanità con la “Faccio un salto ai Castelli”: crema di patate arrosto, patate sauté, porchetta, riduzione al balsamico e salsa tzatziki. Il tutto accompagnato da uno champagne De Venoge Extra Brut.
A Napoli, i fratelli Federico e Francesco De Maria (I Vesuviani) difendono la tradizione con la ruota di carro “Salsiccia e friarielli”, mentre i fratelli Ciro e Antonio (Bro) giocano con i contrasti nella “Non è una pizza per napoletani (pizza&ananas)”: salame piccante, fior di latte, composta di ananas piccante, fonduta di provolone del Monaco Dop e basilico. “Ci piaceva l’idea di rompere gli schemi”, ammette Ciro.
L’Italia raccontata in pizza
In Abruzzo, la pizzeria Fermenta di Luca Cornacchia propone “Transumanza”, un padellino con tripla lievitazione cotto al vapore, ripieno di pecora alla callara sfilacciata e sigillato da caciocavallo podolico. A Cosenza, Pasqualino De Giuseppe rilancia la “Cosentina con rape e salsiccia”: una pizza bassa e larga con rape calabresi, fior di latte, salsiccia di fegato, olio evo e basilico.
In Puglia, Roberta Esposito di Brando pizza bistrot a Gioia del Colle punta su una ricetta semplice ma efficace: mozzarella Dop locale, aglio, crumble di pane all’aglio e peperoncino, pomodori secchi e peperoncini peruviani gialli e rossi. “La semplicità paga sempre”, dice Esposito.
Fuori dagli schemi, tra bancone e cucina
Non mancano le proposte sorprendenti. A Roma, Alessandro Santilli (Frumentario) propone “Funghi e crema pasticcera salata”: funghi pleurotus saltati con aglio, olio e prezzemolo, crema pasticcera salata al provolone affumicato e demi-glace con senape in grani. Chi sceglie questa pizza durante la settimana riceve in omaggio un assaggio della sua versione personale di Margherita.
Sempre nella Capitale, Gabriele Bonci – considerato il re degli impasti – presenta “Animelle, lenticchie e cipolla”: hummus di lenticchie di Rascino, animelle e cipolla fritta al miele. Massimiliano Ceccarelli (Max Crunch), invece, torna agli anni ’80 con la sua “Pizza da 10”: polpa di granchio, insalata e maionese.
Masterclass e appuntamenti da non perdere
Il World Pizza Day non è solo degustazioni. Al Mercato Centrale di Roma, sabato 17 gennaio alle 11, Luca Mastracci terrà una masterclass sulle farine e gli impasti, con teoria, dimostrazione e assaggio finale della sua pizza tonda napoletana. “Voglio condividere i segreti del mestiere”, spiega Mastracci.
La pizza, patrimonio che unisce l’Italia
Dalla Sicilia – dove i cugini Sorce propongono “La nostra Sud” con bresaola di tonno e datterino giallo semi secco – fino a Salerno con la “Capovolta” dei Borboni, padellini cotti al contrario, la pizza resta un linguaggio comune. Unisce generazioni diverse attorno a un forno acceso. E più che mai oggi racconta storie di territori, famiglie e sogni impastati giorno dopo giorno.










