Milano, 19 gennaio 2026 – L’interesse delle imprese italiane per il mercato indiano è cresciuto parecchio negli ultimi anni, spinto anche da una nuova intesa politica tra Italia e India. I leader dei due Paesi si sono incontrati per il sesto bilaterale in tre anni, un segnale chiaro di collaborazione. Al centro del confronto c’è il Piano d’azione 2025-2029 e una serie di progetti comuni nei settori del commercio, della scienza, della tecnologia, dell’energia, della difesa e dell’innovazione. Eppure, nonostante questo clima favorevole, molte aziende – in particolare le piccole e medie – si scontrano ancora con ostacoli concreti quando cercano di aprire attività in India.
Le sfide per le aziende italiane che vogliono entrare in India
A spiegare le difficoltà è Maurizio Quarta, managing partner di Temporary Management & Capital Advisors e membro del gruppo internazionale Imw International Interim Worldwide. “Molte aziende straniere fanno fatica a stabilire una presenza in India a causa del sistema normativo, fiscale e burocratico molto complesso”, dice. Un sistema che, come sottolinea Quarta, comporta costi già prima di assumere il primo dipendente. La burocrazia cambia da Stato a Stato: ogni regione può avere regole diverse su contratti di lavoro, ferie, contributi e sicurezza sociale. “Senza competenze locali – aggiunge Vivek Ahuja, managing partner di Confiar Global – il rischio di non rispettare le norme è alto”.
Employer of Record: la scorciatoia che piace alle imprese
In questo quadro, sta prendendo piede il modello Employer of Record (Eor). “È diventata la scelta preferita dalle aziende che vogliono entrare in India velocemente e con meno rischi”, spiega Ahuja. Il meccanismo è semplice: l’azienda si affida a un fornitore Eor che assume formalmente i dipendenti e si occupa di tutte le pratiche legali, fiscali e di gestione degli stipendi. Così, l’impresa può lavorare in India senza aprire una società propria, risparmiando tempo e soldi.
Quarta sottolinea che la rapidità è uno dei punti forti: “Aprire una società in India può richiedere mesi. Con l’Eor, invece, si può avere personale operativo in pochi giorni”. Un vantaggio importante per chi vuole testare il mercato o partire con progetti pilota senza impegni pesanti.
Spese contenute e maggiore libertà di gestione
Il discorso sui costi è cruciale per tante piccole e medie imprese italiane. “Aprire una società locale significa affrontare spese continue: consulenze legali, controlli, aperture di conti bancari, adempimenti vari”, spiega Quarta. Serve anche un team dedicato alle risorse umane per gestire obblighi e diritti dei lavoratori. “Per chi vuole partire con un budget limitato – aggiunge Ahuja – queste spese possono essere un freno”.
L’Eor taglia molte di queste spese: “Le aziende pagano solo per il personale e per il servizio offerto”, precisa Ahuja. Il provider Eor gestisce stipendi, tasse (come il TDS), contributi previdenziali, documenti e benefit. Così l’azienda può concentrarsi sul suo lavoro senza perdere tempo con la burocrazia locale.
Un esempio concreto arriva dal settore tessile: “Una grande azienda che assume un merchandiser in India tramite Eor paga il salario del dipendente più una fee mensile che copre il payroll e le pratiche”, racconta Ahuja. Per un merchandiser con stipendio tra 20.000 e 28.000 euro l’anno, l’azienda evita tutti i costi e le complicazioni di aprire una società o gestire pratiche complesse. Lo stesso vale per ruoli commerciali o di sviluppo, che il provider Eor può gestire completamente, con costi chiari e senza dover registrare nulla. L’unica tassa da considerare è l’Iva indiana Gst (Goods and Services Tax), che si applica sulla fee del provider.
Un metodo scelto da grandi e piccole aziende
L’Eor non è solo una soluzione per le piccole imprese. “Una nota società americana nel tessile – ricorda Ahuja – ha scelto questa strada per espandere le attività di sourcing e merchandising in India”. Anche con una presenza globale consolidata, l’azienda ha preferito mantenere una struttura snella, per restare flessibile e non impegnarsi a lungo. Tutti i dipendenti locali – professionisti del sourcing, della qualità e merchandiser – sono stati assunti tramite Eor e sono partiti in pochi giorni.
Il modello funziona in vari settori: tecnologia, ingegneria, manifattura, sanità, consulenza e beni di consumo. “Permette di aumentare o ridurre velocemente il personale in base ai progetti”, spiega Ahuja. Senza vincoli a lungo termine.
Le prospettive per le aziende italiane in India
Secondo Quarta, “l’Eor dà alle aziende italiane, soprattutto alle pmi, la possibilità di concentrarsi sulla crescita senza perdere tempo con la burocrazia o la gestione operativa”. Spesso, unendo questo modello a figure di temporary management, si può avere una filiale vera e propria, ma in modo agile. Un’opportunità concreta per chi guarda all’India come a un mercato strategico, senza farsi frenare dalla complessità amministrativa.










