Roma, 18 gennaio 2026 – Oggi, nella sala Aldo Moro del Ministero dell’Istruzione e del Merito, si sono ritrovati esperti di scuola, accademia e associazioni per fare il punto sull’inclusione degli studenti con disabilità nelle nostre scuole. Davanti a oltre 200 insegnanti e dirigenti, si è svolto il convegno “Educare all’inclusione, 50° anniversario del documento Falcucci”, organizzato da Eurosofia con la partecipazione del sottosegretario Paola Frassinetti, responsabile del dossier. Un momento di confronto che arriva in un clima di maggiore attenzione, spinto anche dalle recenti sentenze della magistratura e dal reclamo accolto dal Comitato europeo dei diritti sociali.
L’Italia e la strada dell’inclusione: una storia di leggi e cambiamenti
Durante l’incontro è stato ricordato come l’eliminazione delle classi differenziate, iniziata nel 1977 e rafforzata dalla Legge 104 del 1992, abbia segnato un cambio fondamentale per la scuola italiana. “Quella legge – ha detto Marcello Pacifico, presidente dell’Accademia del Cesi – è il punto di partenza su cui si è costruito tutto ciò che è venuto dopo, fino alla legge 107 del 2015”. Un percorso che ha portato il docente di sostegno a diventare un elemento chiave per una scuola davvero inclusiva.
Non si è parlato solo di passato. Negli ultimi anni la questione è tornata sotto i riflettori, anche grazie al reclamo presentato da Anief nel 2021 e accolto dal Comitato europeo dei diritti sociali. Per molti relatori, questa presa di posizione ha dato nuova forza a una riflessione sulle difficoltà che ancora restano aperte.
Inclusion: numeri che crescono, problemi che restano
In Italia ci sono oggi più di 350 mila studenti con disabilità certificata su circa 7 milioni di alunni. Un numero in costante aumento, che ha portato il sistema scolastico a formare oltre 60 mila insegnanti specializzati negli ultimi anni, ha ricordato Pacifico. “Molti sono precari o hanno fatto la specializzazione all’estero”, ha aggiunto, sottolineando però un nodo irrisolto: i cosiddetti posti in deroga, cioè incarichi temporanei che si rinnovano ogni anno, mettendo a rischio la continuità didattica.
Secondo i dati emersi al convegno, nell’ultimo anno sono stati affidati in supplenza circa 120 mila posti di sostegno, mentre quasi 50 mila docenti supplenti sono stati confermati grazie alle richieste delle famiglie. Un quadro che, per molti, chiede un intervento deciso da parte dello Stato per trasformare questi incarichi in ruoli stabili.
Continuità e nuove sfide: formazione e tecnologia in primo piano
La questione della continuità didattica è stata al centro del dibattito. “Ogni studente deve stare al centro del percorso educativo”, ha rimarcato Pacifico, “ma questo può accadere solo se il Consiglio di classe lavora unito e i docenti di sostegno non cambiano ogni anno”. Da qui l’appello – condiviso da molti – per la stabilizzazione di questi posti e per maggiori investimenti nella formazione continua degli insegnanti.
Non è mancato il confronto sul ruolo delle nuove tecnologie, inclusa l’intelligenza artificiale, come strumenti di supporto all’inclusione. “La formazione deve essere costante e aperta alle novità”, ha detto Pier Paolo Limone, rettore dell’Università telematica Pegaso. Un punto su cui si sono trovati d’accordo anche i professori Michele Todino (Università di Salerno), Evelina Chiocca, Ernesto Ciracì, l’avvocato Walter Miceli e Cristina Ferrara di Eurosofia.
Le istituzioni ascoltano, le famiglie chiedono stabilità
Il sottosegretario Paola Frassinetti ha raccolto con attenzione le richieste emerse. “L’inclusione non è solo una questione di leggi – ha sottolineato – ma un impegno quotidiano che coinvolge tutta la comunità scolastica”. Le famiglie presenti hanno ribadito quanto sia fondamentale avere docenti stabili per garantire ai propri figli un percorso sereno e continuo.
Tra dati e voci dirette è venuta fuori la consapevolezza che, pur avendo fatto molta strada, c’è ancora molto da fare. Il convegno si è chiuso con un appello chiaro e condiviso: serve investire su formazione, stabilità e innovazione per non perdere quanto costruito in cinquant’anni di inclusione scolastica.










