Bruxelles, 18 gennaio 2026 – Tornano a farsi sentire le tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa, che ieri hanno di nuovo acceso il dibattito internazionale. Otto Paesi europei – Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito – hanno diffuso un comunicato congiunto per denunciare le minacce tariffarie provenienti da Washington. La nota, pubblicata nel tardo pomeriggio a Bruxelles, parla chiaro: la risposta sarà “unita e coordinata” e l’impegno a difendere la “nostra sovranità” resta fermo.
Minacce tariffarie: il rischio di una spirale pericolosa
Nel comunicato si sottolinea come le minacce tariffarie possano “innescare una pericolosa spirale discendente” nei rapporti transatlantici. Il riferimento è alle ultime mosse dell’amministrazione statunitense, che ha minacciato nuovi dazi su prodotti europei come acciaio, automobili e prodotti agricoli. Washington giustifica queste misure come risposta a pratiche considerate “sleali” verso le imprese americane. La tensione è salita nelle ultime settimane, nonostante diversi incontri tecnici tra Washington e Bruxelles, finora senza risultati concreti.
I governi europei alzano la voce
Nel comunicato, i governi di Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Regno Unito esprimono “profonda preoccupazione” per una possibile escalation commerciale. “Continueremo a rispondere in modo unito e coordinato”, si legge nella nota. Dietro le quinte, fonti diplomatiche francesi spiegano che pubblicare un documento comune serve a mostrare compattezza in un momento delicato. “Non possiamo permetterci divisioni interne”, confida un funzionario del Quai d’Orsay. “La posta in gioco è la tenuta stessa del mercato unico europeo”.
Le reazioni da Bruxelles e dalle capitali
A Bruxelles, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha accolto con favore la presa di posizione dei Paesi coinvolti. “Difendere la nostra sovranità economica è una priorità”, ha detto alle 11.30, durante un incontro con la stampa nella sede della Commissione. Anche il ministro tedesco dell’Economia, Robert Habeck, ha ribadito che “l’Europa non può accettare ricatti commerciali”. A Londra, il Foreign Office ha sottolineato che il Regno Unito “resta impegnato in un dialogo costruttivo con gli Stati Uniti”, ma non esclude contromisure se i dazi venissero messi in atto.
L’allarme per l’economia europea
L’ipotesi di nuove tariffe preoccupa soprattutto chi esporta. Secondo i dati della Commissione europea, nel 2025 le esportazioni dell’UE verso gli Stati Uniti hanno superato i 420 miliardi di euro, con settori come automotive e agroalimentare particolarmente a rischio. “Un aumento dei dazi avrebbe un impatto duro sulle nostre filiere”, spiega Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. Le associazioni di categoria temono anche ripercussioni sull’occupazione: solo in Germania, dice la Bundesverband der Deutschen Industrie (BDI), sono oltre 800 mila i posti di lavoro legati all’export verso gli Stati Uniti.
Un quadro internazionale già fragile
La crisi arriva in un momento già segnato da forti incertezze geopolitiche: la guerra in Ucraina, le tensioni nel Mar Rosso e i problemi nelle catene di approvvigionamento hanno reso l’economia mondiale più fragile. In questo contesto, la minaccia di una guerra commerciale transatlantica rischia di peggiorare la situazione. Fonti diplomatiche europee confermano che nelle prossime settimane sono previsti nuovi incontri tra rappresentanti UE e Stati Uniti. L’obiettivo è evitare l’escalation e trovare un compromesso che tuteli gli interessi di entrambe le parti.
La posta in gioco politica
Dietro le parole ufficiali, si percepisce che la partita si gioca anche sul piano politico. L’unità mostrata dai Paesi firmatari del comunicato è un segnale chiaro, rivolto sia agli Stati Uniti che agli altri partner europei. “È fondamentale mantenere una linea comune”, spiega un diplomatico svedese incontrato ieri sera al Justus Lipsius Building. Solo così, dicono a Bruxelles, sarà possibile negoziare da una posizione di forza e difendere gli interessi dell’Unione Europea senza cedere a pressioni esterne.
Per ora, la diplomazia è al lavoro. Ma il rischio che le tensioni commerciali si trasformino in una vera crisi transatlantica non è mai stato così reale.










