Milano, 17 gennaio 2026 – Francesco Brugnatelli, avvocato milanese dello studio Ichino Brugnatelli e Associati, ha ricevuto il Leone d’Oro per il suo ruolo nel promuovere il dialogo tra Italia e Cina. Il premio, consegnato pochi giorni fa a Venezia, celebra “l’eccellenza nel lavoro giuridico e l’impegno esemplare nella costruzione di rapporti basati sulla fiducia e sul rispetto reciproco”. Intervistato da alanews.it, Brugnatelli racconta che questo riconoscimento è solo una tappa di un cammino iniziato anni fa, fatto di studio, relazioni e impegno, spesso lontano dai riflettori.
Un premio che racconta una lunga storia
“Lo vedo soprattutto come un riconoscimento a un percorso lungo, fatto di studio e lavoro spesso poco visibile”, spiega Brugnatelli. Ricorda un episodio di qualche anno fa, quando presentò una guida sul diritto del lavoro in italiano e cinese agli investitori di Chongqing. In quei giorni, Filippo Nicosia – allora console nella grande città cinese – era impegnato a Chengdu. “Non ho avuto la fortuna di incontrarlo di persona, ma tutti i miei amici in Cina ne parlavano come di una persona straordinaria”, racconta. Per lui, questo premio è stato “un grande onore”.
Italia e Cina: un dialogo complicato
Secondo Brugnatelli, il dialogo tra Italia e Cina è più difficile che mai. “La stampa italiana spesso mette in luce solo i problemi”, osserva. Eppure, il rapporto tra i due Paesi richiede “impegno costante, competenza e rispetto reciproco”. Durante la cerimonia ha citato due poeti cinesi: “L’amicizia fra Italia e Cina si nutre in modo silenzioso della rugiada portata dal vento di primavera”. Un’immagine che rende bene la delicatezza del lavoro svolto nel tempo, sia a livello diplomatico che professionale.
Una passione che è diventata professione
Il legame con la Cina nasce da un “colpo di fulmine” personale, poi diventato una strada professionale. “Mio padre Enrico, anche lui avvocato, mi ha insegnato che questa professione richiede impegno e apertura mentale”, confida Brugnatelli. Studiare il cinese ha rafforzato questo approccio: “Il diritto non è solo applicare le regole, ma anche saper ascoltare e capire la cultura”. Conoscere la lingua e i riferimenti culturali aiuta a capire bisogni e aspettative non dette. “Questo ha reso il mio modo di lavorare più attento alle persone”, aggiunge.
Le sfide per le imprese italiane in Cina
Negli anni, Brugnatelli ha assistito molte imprese italiane e cinesi in investimenti e joint venture. La difficoltà principale? “Non è tanto legale, quanto culturale e di comunicazione”, spiega. Le aziende dei due Paesi spesso usano gli stessi contratti, ma parlano lingue diverse. “Cambiano i tempi per prendere decisioni, il modo di vedere la fiducia, l’importanza data alla relazione rispetto al documento scritto”. Senza un ponte culturale, queste differenze possono trasformarsi in problemi seri.
Esperienze sul campo: la fiducia vince
Brugnatelli ricorda un arbitrato internazionale seguito per una grande azienda cinese nel settore delle energie rinnovabili. Anche se la posizione legale della società non era forte, si è raggiunto un accordo favorevole. “Al momento di firmare, però, hanno iniziato a rimandare”, racconta. Solo dopo tre giorni passati a Pechino – tra incontri, cene tipiche e spostamenti in bicicletta a noleggio – è arrivata la firma. “Di questo laowai (straniero) si poteva fidare”, sorride.
Milano e la comunità cinese: uno sguardo vicino
L’impegno di Brugnatelli va oltre la consulenza legale. A Milano, il contatto con la comunità cinese gli ha mostrato quanto restino forti le barriere linguistiche e culturali. “Ho incontrato manager, baristi, insegnanti, ristoratori, artisti, operai”, elenca. Alcuni sono ben integrati – come Francesco Wu, punto di riferimento culturale con i milanesi – altri incontrano difficoltà. “Mi è capitato di aiutare una ragazza con problemi di dipendenza da shaboo a entrare in contatto con il Sert”, ricorda.
Professionisti di prossimità: ponti tra culture
Per Brugnatelli è fondamentale avere figure vicine, accessibili e affidabili. “I professionisti ‘di prossimità’ aiutano a far arrivare i diritti e i servizi”, spiega. La fiducia si costruisce nel tempo: “I primi incarichi me li hanno dati persone che erano diventate amiche prima ancora di sapere che fossi avvocato”. Per le imprese cinesi, il contratto è solo l’inizio: la collaborazione funziona davvero solo affrontando insieme i problemi.
In conclusione, per Brugnatelli la conoscenza della cultura non è un dettaglio, ma la base del rapporto tra Italia e Cina. Fiducia ed empatia contano tanto quanto la competenza legale. Solo chi sa muoversi tra questi mondi può davvero fare la differenza.










