Roma, 16 gennaio 2026 – Nel cuore pulsante dell’Esquilino, quartiere popolare e crocevia di storie romane, il Palazzo del Freddo Fassi resta un punto fermo per chi cerca il vero gelato artigianale. Da quasi un secolo, in via Principe Eugenio, la famiglia Fassi porta avanti una tradizione che si mescola con la storia della città e con quella del gelato italiano. Oggi, alla guida c’è Andrea Fassi, quinta generazione di una famiglia che ha scelto di non tradire l’artigianalità, anche se questo significa accettare qualche imperfezione.
Andrea Fassi: “L’artigianalità è la nostra forza”
“Il nostro gelato è artigianale – racconta Andrea Fassi – e magari non è perfetto ogni giorno, ma è sempre più buono di quello industriale che cerca di tenerci testa”. Seduto nel laboratorio a vista, tra macchine d’epoca e il profumo di crema fresca, Fassi spiega che rinunciare alla produzione in serie è una questione di identità. “Il gelato industriale è sempre uguale, senza sorprese nel sapore. Per questo i romani, e non solo, preferiscono il nostro: cambia, migliora, ma la qualità resta sempre alta”.
Non nasconde una certa diffidenza verso le mode gourmet che hanno invaso il settore negli ultimi anni: “Non sono d’accordo con l’esagerata contaminazione del gelato gourmet, quella cosa troppo raffinata che mi ha sempre fatto paura. Noi parliamo a tutti, non vogliamo diventare elitari”.
Quando la guerra bussò al Palazzo del Freddo
Il racconto di Andrea si fa più intenso quando parla degli anni della guerra. Nel 1944, con l’arrivo delle truppe americane a Roma, la Croce Rossa americana prese in affitto il Palazzo del Freddo, pagando regolarmente e assicurando assistenza alla famiglia. “Hanno sistemato l’impianto elettrico e si sono messi a fare gelato anche loro – ricorda – ma con il loro metodo industriale. I loro gelati erano più spumosi, pieni d’aria, grazie a una macchina che in Italia non c’era”.
Nel 1946, quando gli americani se ne andarono, successe qualcosa che avrebbe potuto cambiare tutto. Giovanni Fassi vendette la macchina industriale al capo amministrativo della Croce Rossa, che nel 1947 aprì un laboratorio e invitò Giovanni a entrare in società. “Mio nonno rifiutò – racconta Andrea – perché voleva mantenere il gelato artigianale, non voleva piegarsi alla produzione industriale”. Solo dopo si scoprì che quella ditta sarebbe diventata Algida.
Palazzo del Freddo: tradizione e innovazione a vista
Oggi il Palazzo del Freddo è più di una semplice gelateria. I suoi 700 metri quadrati ospitano un laboratorio a vista, un museo di macchinari d’epoca e una sala esterna dedicata alle due Giuseppina – madre e moglie di Giovanni Fassi – a cui sono intitolati due prodotti storici ancora in produzione. Ogni fine settimana si tengono i “Tour degustazione”: visite guidate tra vecchie attrezzature e il laboratorio, dove i maestri gelatieri mostrano come nasce un vero gelato artigianale. “Si può assaggiare il gelato appena fatto”, sottolinea Andrea.
Un punto di incontro per la cultura e la creatività
Negli ultimi anni il Palazzo del Freddo è diventato anche un luogo d’incontro per scrittori e appassionati di letteratura. Nella Sala Giuseppina è nata “Genius”, una scuola di scrittura creativa fondata con Paolo Restuccia, regista de “Il ruggito del coniglio”, e altri editor. “Ho pubblicato anch’io un romanzo l’anno scorso, ‘Papille’, con la casa editrice Coda di volpe”, racconta Andrea. Non mancano le cene a tema letterario, dove il gelato esce dal cono per diventare protagonista anche a tavola.
Il Sanpietrino: il dolce simbolo della tradizione
Quando gli chiedono qual è il suo dolce preferito, Andrea non ha dubbi: “È il ‘Sanpietrino’, un semifreddo glassato al cioccolato fondente, con mandorla, crema, zabaione, caffè, cioccolato e nocciolato dentro”. Un omaggio a Roma e alla sua storia, che si può gustare ogni giorno dietro il bancone di via Principe Eugenio. Così, tra passato e presente, il Palazzo del Freddo continua a raccontare la città con il sapore unico del suo gelato artigianale.










