Roma, 15 gennaio 2026 – L’Italia si trova davanti a una sfida enorme: nei prossimi dieci anni rischia di perdere più di quattro milioni di lavoratori. Un problema che potrebbe farsi sentire fino al 2050. Lo ha messo in chiaro questa mattina Gianfranco Santoro, direttore centrale studi e ricerche dell’Inps, durante il convegno “Work shortage e sfida demografica: verso un nuovo paradigma del lavoro”. L’evento, organizzato da Federmanager e dall’associazione allievi Sna, si è tenuto a Palazzo Wedekind, nel cuore di Roma. Una giornata che ha visto riuniti esperti e rappresentanti delle istituzioni per discutere di come i cambiamenti demografici stanno trasformando il mercato del lavoro.
Partecipare di più: il nodo che non si scioglie
“Dobbiamo coinvolgere chi oggi è ai margini del mercato del lavoro, o rischiamo di perdere terreno”, ha detto Santoro davanti a manager, accademici e funzionari pubblici. Il problema è chiaro: il tasso di partecipazione in Italia è ancora sotto la media europea, e questo pesa sulle opportunità per il Paese. “Si può fare meglio – ha aggiunto – puntando soprattutto su due gruppi: le donne e i giovani. Molti ragazzi, infatti, non studiano, non lavorano e non si formano”. Sono i cosiddetti Neet, un fenomeno che riguarda più di due milioni di giovani tra i 15 e i 29 anni, secondo gli ultimi dati Istat.
Formazione, famiglia, inclusione: la strada da seguire
Per invertire questa rotta, Santoro indica la via: “Servono azioni concrete su formazione, conciliazione tra vita e lavoro e politiche di inclusione”. Solo così, ha spiegato, si potrà dare respiro al mercato del lavoro e tenere in equilibrio il sistema pensionistico, “che è fondamentale per la salute dei conti pubblici”. Un equilibrio che oggi è fragile, anche a causa delle previsioni demografiche. I dati di Istat ed Eurostat mostrano che la forza lavoro italiana potrebbe calare di oltre quattro milioni entro il 2036.
L’Italia e la sua sfida demografica unica
Santoro ha sottolineato le difficoltà che l’Italia deve affrontare in modo particolare. “La nostra transizione demografica è più rapida rispetto ad altri Paesi europei”, ha detto, citando “il calo precoce delle nascite” e “l’aumento dell’aspettativa di vita”. Due fattori che spingono l’invecchiamento della popolazione ben oltre la media Ue. “Tutti i Paesi industrializzati hanno problemi simili”, ha ricordato il direttore Inps, “ma nel nostro caso la combinazione tra poche nascite e vita più lunga mette sotto pressione sia il lavoro sia le pensioni”.
Le voci dal convegno: serve una svolta
Durante il convegno, molti relatori hanno chiesto un cambio netto nelle politiche attive del lavoro. “Non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno”, ha detto una manager presente. Altri hanno sottolineato l’urgenza di investire nella formazione continua e in strumenti per aiutare soprattutto le donne a conciliare lavoro e famiglia. Il tema della partecipazione femminile è stato più volte ribadito come chiave per ampliare la base occupazionale e sostenere la crescita.
Un Paese che deve rimettersi in gioco
Il quadro emerso a Roma è chiaro: l’Italia deve ripensare il proprio modello sociale ed economico. Le cifre di Istat ed Eurostat – quattro milioni di lavoratori in meno in dieci anni – suonano come un campanello d’allarme da non ignorare. Solo con una strategia che unisca formazione, inclusione e sostegno alle famiglie si potrà affrontare la sfida demografica senza mettere a rischio il sistema pensionistico. “Abbiamo margini di manovra concreti”, ha concluso Santoro. Ma il tempo per agire è poco.










