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Inchiesta della procura di Roma sulla misteriosa strage di Crans Montana

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Inchiesta della procura di Roma sulla misteriosa strage di Crans Montana
Inchiesta della procura di Roma sulla misteriosa strage di Crans Montana
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Roma, 12 gennaio 2026 – La Procura di Roma ha avviato un’inchiesta per omicidio colposo e incendio legata alla tragedia del Capodanno a Crans Montana, in Svizzera. Un incendio ha stroncato la vita di 40 persone e ne ha ferite altre 116. Tra le vittime ci sono sei giovani italiani: Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, tutti tra i 15 e i 17 anni. La conferma è arrivata ieri sera, dopo ore di attesa e verifiche, tramite la Farnesina.

L’inchiesta della Procura di Roma prende il via

Il fascicolo, affidato al procuratore aggiunto Michele Prestipino, è stato aperto per competenza sui cittadini italiani morti all’estero. Gli investigatori romani hanno già chiesto copia degli atti alle autorità svizzere e mantengono un filo diretto con la polizia cantonale del Vallese. “Stiamo raccogliendo ogni elemento utile per capire come si è sviluppato l’incendio e se ci sono responsabilità precise”, ha detto una fonte della Procura. L’ipotesi è doppia: omicidio colposo e incendio, per verificare se ci siano stati errori o violazioni delle norme di sicurezza.

La notte di Capodanno trasformata in tragedia

Il rogo è divampato poco dopo la mezzanotte del 1° gennaio, dentro uno chalet in Rue du Prado, nel cuore di Crans Montana. Le prime ricostruzioni parlano di un incendio partito dal piano terra, forse a causa di un corto circuito o di un guasto all’impianto elettrico. Testimoni hanno raccontato di aver sentito un forte odore di bruciato seguito dalle urla che arrivavano dai piani superiori. “Abbiamo visto il fumo uscire dalle finestre, la gente urlava aiuto”, ha raccontato Marie Dupont, residente, contattata alle 2.30 di notte.

Sei giovani italiani tra le vittime

Tra le persone morte ci sono anche sei ragazzi italiani. Erano arrivati a Crans Montana il 29 dicembre, ospiti di amici per festeggiare insieme il Capodanno. Frequentavano licei tra Milano e Bologna, alcuni erano compagni di classe. Le famiglie hanno ricevuto la notizia la mattina del 2 gennaio, tramite il Consolato italiano a Ginevra. “Non ci sono parole per descrivere questo dolore”, ha detto il padre di uno dei ragazzi, raggiunto a San Lazzaro di Savena. I funerali si terranno nei prossimi giorni nei loro comuni d’origine.

Feriti gravi e la reazione delle autorità

Dei 116 feriti, almeno venti sono ancora ricoverati in condizioni serie negli ospedali di Sion e Losanna. Il sindaco di Crans Montana, Jean-Luc Favre, ha detto che “la comunità è sconvolta” e ha annunciato un minuto di silenzio nel prossimo consiglio comunale. Il ministro degli Esteri italiano, Giulia Romano, ha espresso “piena vicinanza alle famiglie colpite” e ha assicurato che l’ambasciata italiana in Svizzera segue da vicino la situazione.

Cosa succederà ora nell’inchiesta

Gli investigatori svizzeri stanno esaminando i resti dello chalet e ascoltando i superstiti per capire cosa è successo nelle ultime ore prima dell’incendio. La Procura di Roma aspetta una relazione dettagliata sulle cause e sulle eventuali mancanze nei sistemi di sicurezza antincendio. “Solo dopo potremo capire se ci sono responsabilità anche in Italia”, ha spiegato una fonte giudiziaria. Intanto, le famiglie chiedono chiarezza: “Vogliamo sapere cosa è davvero successo”, hanno detto davanti ai giornalisti radunati ieri pomeriggio davanti al liceo Parini di Milano.

Un dolore che unisce due Paesi

La tragedia di Crans Montana ha colpito profondamente sia la Svizzera che l’Italia. Nelle scuole frequentate dai ragazzi sono spuntati messaggi di cordoglio e striscioni appesi ai cancelli. A Bologna, gli amici delle vittime hanno organizzato una fiaccolata silenziosa. “Non li dimenticheremo”, si legge su un biglietto lasciato davanti al liceo Minghetti. Un dolore grande, per ora senza parole.

Written by
Mirko Fabrizi

Sono un appassionato narratore di storie di italiani che hanno deciso di intraprendere un viaggio all’estero, sia per lavoro che per dare vita a nuove avventure imprenditoriali. La mia penna si muove tra le esperienze di chi ha lasciato la propria terra d'origine per seguire sogni e aspirazioni, affrontando sfide e scoprendo opportunità in contesti diversi. Credo fermamente nel potere delle storie di ispirare e connettere le persone, e mi piace esplorare come la cultura italiana si intrecci con quella di altri paesi. Con ogni articolo su smetteredilavorare.it, cerco di dare voce a chi ha scelto di cambiare il proprio destino, portando un pezzo d'Italia nel mondo e dimostrando che la passione e la determinazione possono aprire le porte a nuove realtà.

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