Milano, 10 gennaio 2026 – Trattori in corteo, balle di fieno sparse sull’asfalto e latte versato davanti al Pirellone: è stato questo il segnale lanciato ieri mattina dagli agricoltori lombardi per protestare contro l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur, approvato a Bruxelles poche ore prima. La manifestazione, partita all’alba dalla periferia, ha bloccato il traffico nel centro di Milano. Decine di mezzi agricoli hanno invaso piazza Duca d’Aosta, proprio sotto le finestre del Consiglio regionale.
Agricoltori in piazza contro l’accordo Ue-Mercosur
La mobilitazione, promossa da Coapi e Riscatto Agricolo Lombardia, ha radunato centinaia di persone. “Non possiamo accettare che prodotti dal Sud America ci facciano concorrenza sleale – ha detto Cristian Bellon, portavoce di Riscatto Agricolo –. Quegli alimenti sono coltivati e allevati usando pesticidi vietati da anni in Europa. Così si mette a rischio la salute dei consumatori e si danneggiano le nostre aziende”. Bellon ha poi denunciato la scarsa attenzione ai controlli: “Solo il 3% delle merci importate viene davvero verificato”.
La tensione si respirava fin dalle prime ore del mattino. Le bandiere tricolori sventolavano dai trattori fermi lungo via Vittor Pisani, mentre alcuni manifestanti, con stivali infangati e giacche cerate, discutevano animatamente. “Non è solo una questione di prezzi – ha confidato un allevatore di Lodi –. Qui si gioca la sopravvivenza delle nostre aziende di famiglia”.
Blocco del traffico e simboli forti della protesta
Il corteo ha raggiunto il centro città poco dopo le 9.30. In via Galvani, davanti al grattacielo Pirelli, sono state scaricate diverse balle di fieno e rovesciati bidoni di latte sull’asfalto. Un gesto carico di significato, spiegano gli organizzatori, per denunciare “la svalutazione del lavoro agricolo e il calo del valore delle produzioni locali”.
Il traffico è rimasto paralizzato per oltre due ore tra la Stazione Centrale e piazza della Repubblica. I clacson dei trattori hanno fatto da colonna sonora agli slogan: “No alle speculazioni” e “Difendiamo il Made in Italy”. Sul posto sono intervenute le pattuglie della polizia locale per regolare la viabilità e garantire la sicurezza.
Politici in piazza e critiche al governo
Non sono mancati i volti politici. Tra gli altri, il senatore ed ex ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio e l’europarlamentare Silvia Sardone, entrambi della Lega, hanno espresso solidarietà agli agricoltori. Ma la protesta non ha risparmiato attacchi all’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
“Il governo vuole darci qualche soldo per farci stare buoni – ha attaccato ancora Bellon – ma noi non vogliamo questo tipo di politica. L’agricoltura italiana è fatta di micro, piccole e medie imprese che rischiano di restare sempre le ultime della fila”. Un messaggio chiaro, rivolto anche a chi siede ai tavoli delle trattative europee.
Perché si protesta: i motivi degli agricoltori
Al centro della protesta c’è la convinzione che l’accordo Ue-Mercosur favorisca solo le grandi multinazionali, penalizzando i piccoli produttori europei. “Il rischio è che i prezzi alla produzione scendano ancora, mentre i costi continuano a salire – ha spiegato un rappresentante di Coapi –. Così non si va da nessuna parte”. Gli agricoltori chiedono più protezioni per le filiere locali e controlli più severi sulle importazioni.
Secondo i dati forniti dagli organizzatori, negli ultimi cinque anni il prezzo del latte alla stalla in Lombardia è calato del 12%, mentre i costi di energia e mangimi sono saliti in media del 18%. “Non possiamo competere con chi produce in condizioni completamente diverse dalle nostre”, ha sottolineato un produttore di Cremona.
Proteste che non si fermano: il futuro della mobilitazione
La manifestazione si è sciolta intorno alle 13, senza incidenti, ma con la promessa di tornare in piazza se le richieste non verranno ascoltate. “Non ci fermeremo qui”, hanno avvertito i portavoce delle associazioni agricole. Nel frattempo il traffico in centro ha ripreso a scorrere lentamente, ma sulle strade sono rimasti ancora fieno e latte versato: tracce di una protesta che, almeno per ora, non sembra destinata a fermarsi.










