Pompei, 10 gennaio 2026 – Tra cibo, archeologia e natura, prende vita nel cuore degli scavi di Pompei il nuovo progetto digitale “Convivium: Sapori di Pompeii”. Presentato ieri, il format nasce con l’idea di mettere in luce il patrimonio vegetale del Parco archeologico e raccontare, attraverso la cucina, la storia di un territorio che da secoli unisce agricoltura, cultura e rispetto per l’ambiente.
Passato e presente si incontrano a tavola
La puntata d’esordio, trasmessa dal Vivaio della Flora Pompeiana nella Casa di Pansa (Regio VI, 6, 1), ha avuto come protagonista la cipolla bianca di Pompei, vero simbolo dell’identità agricola locale. Un ingrediente che, come ha spiegato il direttore del Parco, Gabriel Zuchtriegel, “fa da ponte tra archeologia e gastronomia, tra Pompei antica e quella di oggi”. Accanto a lui, lo chef Fabrizio Mellino, due stelle Michelin e patron del ristorante “Quattro Passi” di Nerano, ha rivisitato la Patella Lucretiana, un’antica ricetta romana a base di cipolle tratta dal “De re coquinaria” di Marco Gavio Apicio.
Lo show cooking tra storia e innovazione
Il format si apre con uno show cooking: Mellino, affiancato dall’archeologa Halinka Di Lorenzo, ha preparato una versione moderna del piatto usando solo ingredienti vegetali coltivati nel vivaio pompeiano. “Abbiamo voluto riportare i sapori veri della tradizione, ma con uno sguardo attento alla sostenibilità”, ha raccontato lo chef durante le riprese. Il pubblico online ha potuto seguire ogni passaggio, osservando da vicino le materie prime raccolte a pochi passi dagli scavi.
La cipolla bianca sotto la lente della scienza
Non solo cucina. “Convivium: Sapori di Pompeii” dedica spazio anche alla ricerca. La paleobotanica Chiara Comegna (Ales Spa) ha raccontato i risultati degli studi sui resti vegetali trovati a Pompei: “Le cipolle venivano coltivate e consumate già duemila anni fa, come dimostrano semi e resti carbonizzati rinvenuti in diverse domus”. Un secondo approfondimento, affidato al restauratore di giardini storici Maurizio Bartolini, ha messo in luce le caratteristiche della varietà attuale coltivata nel vivaio del Parco. “La cipolla bianca di Pompei conserva molte delle sue caratteristiche antiche – ha spiegato Bartolini – ma oggi viene valorizzata anche grazie a metodi agricoli più moderni”.
Un racconto che unisce archeologia e cucina
L’episodio pilota, disponibile sulle piattaforme digitali del Parco archeologico, è solo il primo di una serie che racconterà altri prodotti tipici e ricette della tradizione vesuviana. L’obiettivo, come sottolineano gli organizzatori, è “far conoscere il patrimonio gastronomico e botanico di Pompei”, coinvolgendo studiosi, chef e produttori locali. La scelta della cipolla bianca non è casuale: “È un simbolo della nostra identità agricola – ha ricordato Zuchtriegel – e ci dà modo di parlare sia della storia che del futuro”.
Cultura, sostenibilità e racconto digitale
Il progetto si inserisce in un più ampio lavoro di recupero del verde archeologico e delle pratiche agricole sostenibili all’interno del Parco. Negli ultimi anni sono stati restaurati antichi orti e vigneti, con l’intento di offrire ai visitatori – e ora anche agli utenti online – un quadro più completo della vita quotidiana nell’antica Pompei. “Vogliamo mostrare come il cibo sia sempre stato al centro della cultura pompeiana”, ha spiegato Halinka Di Lorenzo, “e come oggi possiamo riscoprirlo in chiave moderna”.
Il futuro del patrimonio gastronomico pompeiano
“Convivium: Sapori di Pompeii” è un esperimento che guarda avanti. La produzione ha già in programma nuove puntate dedicate ad altri ingredienti storici e alle tecniche agricole tramandate nel tempo. L’auspicio, condiviso dagli esperti coinvolti, è che il format riesca a far avvicinare un pubblico sempre più vasto al patrimonio materiale e immateriale di Pompei. Un racconto che passa dalla tavola, ma affonda le radici nella terra stessa degli scavi.










