Teheran, 10 gennaio 2026 – In Iran, l’agenzia statunitense Human Rights Activists News Agency (HRANA) ha aggiornato il bilancio delle vittime delle proteste: sono almeno 65 i morti negli scontri degli ultimi giorni. La maggior parte dei decessi è avvenuta lontano dalla capitale, soprattutto nelle province di Chaharmahal e Bakhtiari, Ilam, Kermanshah e Fars. Nel frattempo, le autorità confermano l’arresto di almeno 2.311 persone in tutto il Paese.
Le province più colpite: dove si concentrano le proteste
Secondo HRANA, le zone più colpite non sono nel cuore politico di Teheran, ma si trovano nelle regioni a ovest e sud-ovest. A Kermanshah, città di quasi un milione di abitanti al confine con l’Iraq, testimoni locali parlano di scontri durati ore tra manifestanti e forze di sicurezza. “Si sentivano spari anche dopo il tramonto”, racconta un residente raggiunto al telefono. A Shiraz, capoluogo della provincia di Fars, la tensione è alta: negozi chiusi, pattuglie militari sulle strade principali e pochi passanti.
Arresti e repressione: i numeri di HRANA
L’agenzia HRANA, da anni attiva nel monitorare i diritti umani in Iran, ha diffuso un bilancio aggiornato degli arresti: 2.311 persone fermate dalle forze dell’ordine dall’inizio delle proteste. La maggior parte è stata presa durante manifestazioni spontanee o raduni vicino agli edifici governativi. “Molti sono giovani, alcuni anche minorenni”, spiega un attivista che preferisce restare anonimo per sicurezza. Le autorità iraniane non forniscono numeri ufficiali sugli arresti né dettagli sulle condizioni dei detenuti.
Le cause delle proteste e la risposta del governo
Tutto è iniziato con l’annuncio di nuove restrizioni da parte del governo iraniano. Le manifestazioni si sono diffuse rapidamente in varie città, coinvolgendo studenti, lavoratori e attivisti. La risposta delle forze di sicurezza è stata dura: presenza massiccia per le strade e uso di gas lacrimogeni per disperdere le folle. In alcune zone, come segnala HRANA, si sono anche uditi spari. “La situazione è molto tesa, la gente ha paura a uscire di casa”, confida una donna di Ilam.
Reazioni internazionali e blackout della rete
La comunità internazionale segue con attenzione la crisi. Organizzazioni per i diritti umani chiedono alle autorità iraniane di rispettare le libertà fondamentali e di evitare l’uso eccessivo della forza. Intanto, secondo NetBlocks, gruppo che monitora l’accesso a Internet, in alcune aree del Paese si registrano interruzioni della rete e rallentamenti nei servizi di messaggistica. “È difficile comunicare con l’esterno”, racconta un giornalista locale. Solo pochi video e testimonianze riescono a filtrare sui social.
Il bilancio resta provvisorio
Il numero di vittime e arresti potrebbe crescere nelle prossime ore. HRANA avverte che i dati sono frutto di verifiche indipendenti, ma non sempre è facile confermarli, soprattutto nelle province più isolate. Le autorità iraniane continuano a parlare di “infiltrazioni straniere” e invitano alla calma. Ma nelle strade di Kermanshah, Shiraz e Ilam – dicono i residenti – la tensione si sente ancora forte.
In attesa di aggiornamenti ufficiali, la situazione in Iran resta incerta. Le famiglie delle vittime chiedono verità e giustizia, mentre il Paese si trova a fare i conti con paura e silenzi imposti.










