Roma, 10 gennaio 2026 – Arriva nelle sale italiane “Hambre”, il primo lungometraggio della regista venezuelana Joanna Cristina Nelson, distribuito da LSPG Popcorn dall’8 gennaio. Un debutto che si intreccia con i fatti di oggi: mentre il Venezuela vive nuove tensioni politiche, il film racconta una crisi che da anni segna la vita di milioni di persone. La regista, già premiata per il corto “Harina” nel 2018, ha ammesso di non aver immaginato che il suo Paese sarebbe tornato sotto i riflettori internazionali proprio in questo momento.
Una storia vera che diventa film
“Hambre” nasce da “Harina”, il cortometraggio che aveva raccolto consensi nei festival internazionali. In questo nuovo lavoro, Nelson concentra la narrazione su due storie: quelle di Roberto e Selina, ex compagni di scuola che si incontrano a una festa di Natale a Caracas. Lei, figlia di italiani di seconda generazione come tanti nella classe media venezuelana, non ha retto alla crisi economica. “Sto pensando di partire per l’Italia, magari con un matrimonio combinato”, confida Selina in una scena chiave. Roberto, invece, lavora come ingegnere al ministero dei trasporti e resta fedele agli ideali della rivoluzione chavista. “Non voglio andarmene, qui c’è ancora qualcosa da difendere”, dice lui, quasi per convincere se stesso prima degli altri.
Il Venezuela in crisi sullo sfondo
La scelta di ambientare la storia durante una festa natalizia non è casuale. In Venezuela, il Natale è spesso l’unico momento in cui le famiglie riescono a stare insieme, nonostante le difficoltà. Ma la tensione si sente forte: la povertà che cresce, la fuga di oltre due milioni di persone negli ultimi anni – secondo le Nazioni Unite – e la presenza costante delle bande armate fanno da sfondo alla vita dei protagonisti. “Non volevo fare un film politico”, ha detto Nelson alla presentazione romana, “ma raccontare cosa significa vivere ogni giorno tra paura e speranza”.
Un racconto senza fronzoli
La regista evita toni troppo drammatici o retorici. La rabbia silenziosa di Selina e la lealtà ostinata di Roberto sono lo specchio di un Paese diviso tra chi parte e chi resta. Sullo sfondo emergono grandi temi: il saccheggio delle risorse petrolifere, il confronto tra chavismo e opposizione, il peso dei narcos. Ma tutto passa attraverso lo sguardo dei personaggi. “Abbiamo girato molte scene in quartieri popolari di Caracas”, ha raccontato Nelson, “spesso senza permessi ufficiali, per non attirare attenzioni indesiderate”.
Spazio limitato, ma il passaparola funziona
Nonostante la forza del film, “Hambre” fa fatica a entrare nelle grandi sale italiane. Le prime proiezioni sono state organizzate in cinema indipendenti di Roma e Milano, in orari serali, con un pubblico misto: molti giovani italo-venezuelani, ma anche persone curiose della situazione sudamericana. “Ci affidiamo al passaparola”, ha ammesso il distributore Lorenzo Spiga di LSPG Popcorn. “Il momento è delicato: dopo l’azione di forza del presidente Trump contro Maduro e il processo che si sta svolgendo negli Stati Uniti, l’attenzione sul Venezuela è tornata alta”.
Il cinema che racconta senza giudicare
“Hambre” non dà risposte facili né giudizi netti. Piuttosto, invita a guardare oltre i titoli dei giornali e le narrazioni tv. “Il cinema può ancora raccontare storie che altrimenti resterebbero nascoste”, ha detto Nelson al termine della proiezione romana. E in effetti, tra dialoghi sospesi e silenzi pieni di significato, il film restituisce la complessità di un Paese che continua a cercare una via d’uscita.
Per chi vuole capire davvero cosa sta succedendo in Venezuela oggi – o semplicemente ascoltare una storia di resistenza quotidiana – “Hambre” è un’occasione rara. Una finestra aperta su una realtà spesso dimenticata.










