Washington, 10 gennaio 2026 – Donald Trump ha annunciato che Cina e Russia potranno acquistare petrolio dagli Stati Uniti, durante un incontro riservato con i vertici delle maggiori compagnie petrolifere americane, tenutosi ieri pomeriggio alla Casa Bianca. “Siamo pronti a fare business”, ha detto il presidente, lasciando intendere un netto cambio di passo rispetto alle restrizioni degli ultimi anni. Le sue parole, pronunciate davanti a una platea di manager e consiglieri, hanno subito catturato l’attenzione degli osservatori internazionali.
Trump apre le porte del petrolio Usa a Cina e Russia
L’incontro è iniziato poco dopo le 15, ora locale, nello Studio Ovale, con la presenza dei vertici di ExxonMobil, Chevron, ConocoPhillips e delle altre grandi società del settore energetico. Una fonte presente alla riunione racconta che Trump ha sottolineato l’urgenza di “riportare l’America al centro del mercato globale dell’energia”, parlando esplicitamente della possibilità di vendere petrolio anche a paesi come Cina e Russia. Se questa linea verrà confermata, segnerà una netta svolta rispetto alle politiche di embargo e restrizioni adottate negli anni scorsi.
Un’inversione rispetto alle sanzioni
Negli ultimi anni, le esportazioni di petrolio statunitense verso Mosca e Pechino erano state fortemente limitate da sanzioni e vincoli normativi, imposti a seguito delle tensioni geopolitiche e delle crisi internazionali. “Ora le cose sono cambiate”, avrebbe spiegato il presidente ai suoi interlocutori, secondo un dirigente presente all’incontro. “Dobbiamo pensare prima di tutto agli interessi delle nostre aziende e dei lavoratori americani”. Al momento nessun dettaglio operativo è stato reso noto, ma dalla Casa Bianca fanno sapere che sono in corso verifiche tecniche sulle modalità di ripresa delle esportazioni.
Le reazioni a Washington
La notizia dell’apertura verso Cina e Russia ha subito scatenato reazioni nella capitale americana. Alcuni senatori repubblicani hanno appoggiato la linea di Trump, sottolineando l’importanza di “rilanciare la competitività dell’industria energetica americana”. Più cauti i democratici: “Serve chiarezza sulle condizioni e sulle garanzie”, ha detto la senatrice Elizabeth Warren, chiedendo che ogni decisione rispetti “gli impegni internazionali e la sicurezza nazionale”. Anche dal mondo industriale arrivano primi commenti: “È un’opportunità importante”, ha detto un portavoce di Chevron, “ma aspettiamo di vedere i dettagli”.
Le implicazioni geopolitiche
L’apertura degli Stati Uniti alla vendita di petrolio verso Cina e Russia potrebbe cambiare gli equilibri energetici mondiali. Secondo alcuni esperti, la mossa punta a rafforzare la posizione americana sui mercati internazionali, in un momento in cui la domanda asiatica resta alta e Mosca cerca nuovi fornitori per aggirare le restrizioni europee. “È una partita complicata”, spiega il professor Mark Reynolds della Georgetown University. “Da una parte c’è l’interesse economico, dall’altra le conseguenze strategiche. Ogni mossa sarà seguita con attenzione a Washington e nelle capitali europee”.
I prossimi passi
Per ora non ci sono accordi ufficiali né date certe per l’avvio delle nuove esportazioni. La Casa Bianca annuncia che nelle prossime settimane verranno avviati tavoli tecnici con le compagnie petrolifere e le agenzie federali. Intanto, a Pechino e Mosca si attende una risposta ufficiale: fonti diplomatiche cinesi parlano di un “interesse” verso le parole del presidente americano. In Russia, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha dichiarato che “ogni apertura commerciale sarà valutata nel quadro delle relazioni bilaterali”.
Il dossier resta aperto. Solo nei prossimi mesi si capirà se le parole di ieri alla Casa Bianca diventeranno una svolta concreta per il mercato globale dell’energia.










