Roma, 10 gennaio 2026 – “Non può essere il lavoro a pagare il conto delle tasse sulle banche introdotte dalla Manovra del governo”. Lo ha detto ieri sera Riccardo Colombani, segretario generale della First Cisl, ospite di “Il Confronto”, la trasmissione condotta da Monica Setta su Rai 2. Nel suo intervento, Colombani ha ribadito che il sindacato è pronto a difendere i lavoratori del settore bancario, proprio mentre si apre una fase delicata per il rinnovo dei contratti nazionali.
Contratti in scadenza: la partita si fa dura
A dicembre 2025 è scaduto il contratto nazionale Federcasse, mentre quello Abi scade a marzo di quest’anno. “Stiamo per partire con la definizione delle piattaforme rivendicative unitarie”, ha spiegato Colombani, segnalando che i sindacati stanno già mettendo a punto le richieste da portare al tavolo delle trattative. Ma il clima è teso: “Non accetteremo che i banchieri usino la scusa del contributo alla manovra, che loro stessi considerano ragionevole”, ha aggiunto il segretario.
Fonti sindacali dicono che le prime riunioni operative sono fissate già per la prossima settimana a Milano e Roma. I rappresentanti dei lavoratori temono che le banche possano usare la nuova tassa come pretesto per bloccare gli aumenti salariali o rivedere le condizioni contrattuali. Un pericolo concreto, secondo chi segue da vicino la vicenda.
Irap alle stelle: cosa cambia per le banche
Al centro della polemica c’è l’aumento di due punti percentuali dell’aliquota Irap sulle banche, una delle misure più contestate della legge di Bilancio 2026. “Il contributo richiesto alle banche è pesante”, ha ricordato Colombani. L’aliquota Irap per gli istituti di credito era già più alta rispetto a quella standard; con l’ultimo aumento, il divario si è fatto ancora più marcato.
Secondo le stime del Ministero dell’Economia, questa tassa dovrebbe portare il maggior gettito tra le misure della manovra. Parliamo di circa 1,5 miliardi di euro solo per il 2026, una cifra che, dicono gli esperti, potrebbe pesare più sugli istituti medio-piccoli che sui grandi gruppi bancari.
Attenti: il cliente potrebbe pagare il conto
Colombani ha lanciato un chiaro avvertimento: “È fondamentale che le banche non scarichino questi costi sui clienti”. Il timore, già sollevato dalle associazioni dei consumatori, è che l’aumento delle tasse si traduca in commissioni più care o condizioni meno vantaggiose per chi ha un conto in banca.
“Spetta alle autorità di controllo – Banca d’Italia, Ministero dell’Economia e Comitato interministeriale sul credito e il risparmio – tenere sotto osservazione la situazione”, ha ribadito Colombani. Un appello diretto a chi deve vigilare, per evitare che i clienti finali paghino il prezzo di questa manovra.
Reazioni diverse e uno scontro all’orizzonte
Nel mondo bancario, la misura ha fatto discutere. Qualcuno, come Carlo Messina di Intesa Sanpaolo, ha definito “ragionevole” il contributo richiesto dal governo, chiedendo però certezze sulla stabilità delle regole. Altri, soprattutto tra le banche di credito cooperativo, hanno espresso preoccupazione per l’impatto sui margini.
I sindacati restano in allerta. “Non ci faremo trovare impreparati”, ha detto un delegato presente all’incontro romano di ieri mattina. Sullo sfondo c’è la trattativa per il rinnovo dei contratti: un banco di prova che, nelle prossime settimane, potrebbe trasformarsi nel vero campo di battaglia tra lavoratori e banche.
Solo allora – tra incontri tecnici e dibattiti pubblici – si capirà se questa nuova tassa resterà un peso esclusivo per gli azionisti o se, come spesso accade, finirà per gravare su lavoratori e clienti.










