Washington, 8 gennaio 2026 – Ieri sera Donald Trump e il presidente colombiano Gustavo Petro si sono sentiti al telefono per circa un’ora. Un tentativo chiaro di ricucire i rapporti, dopo settimane di tensioni pubbliche tra Washington e Bogotá. La conversazione, confermata da entrambi, arriva in un momento delicato. Le divergenze sulla lotta al narcotraffico e la crisi in Venezuela hanno infatti messo a dura prova il rapporto tra i due Paesi.
Telefonata per spezzare il ghiaccio
A raccontare i dettagli è stato lo stesso Trump sul suo social Truth. Ha definito la chiamata “un onore” e un’occasione per fare chiarezza “sulla questione della droga e altri punti di disaccordo”. L’ex presidente americano ha detto di aver “apprezzato il tono” del collega sudamericano e si è detto pronto a un incontro di persona. “Ci vedremo alla Casa Bianca”, ha scritto, aggiungendo che il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri colombiano sono già al lavoro per organizzare tutto.
Dall’altra parte, a Bogotá, il presidente Petro ha parlato davanti a una folla in Plaza Bolívar. Ha spiegato che quella telefonata ha “riaperto, per la prima volta dopo settimane, un canale diretto di comunicazione”. Ha sottolineato che la vera forza della Colombia è il suo popolo e che il rischio di escalation nasce più da tensioni interne che da una vera ostilità tra Paesi.
Narcotraffico e Venezuela, i nodi da sciogliere
Il tema al centro del colloquio, fanno sapere dalla presidenza colombiana, sono stati due dossier caldi: la lotta al narcotraffico e la situazione in Venezuela. Petro ha illustrato a Trump la strategia di Bogotá, che punta sulla sostituzione volontaria delle coltivazioni di coca e sull’aumento delle confische. “Senza dialogo si va verso la guerra”, ha ribadito, insistendo sull’importanza di mantenere aperte le comunicazioni per evitare tensioni fuori controllo.
A Washington, fonti diplomatiche confermano che la Casa Bianca segue con attenzione l’andamento della politica colombiana. Negli ultimi mesi, dicono i dati delle Nazioni Unite, le coltivazioni di coca in Colombia sono scese del 7%, ma restano sopra i 200mila ettari. Un progresso che però non basta a tranquillizzare del tutto gli Stati Uniti, da sempre impegnati nella lotta ai cartelli.
Stati Uniti: sostegno, ma con riserve
Il segretario di Stato Marco Rubio, che sta seguendo da vicino i negoziati, ha detto che “gli Stati Uniti sostengono ogni sforzo serio per ridurre la produzione di droga”. Ma ha anche sottolineato che serve “un impegno chiaro e risultati concreti”. La linea americana rimane cauta, soprattutto dopo lo scambio di accuse tra Washington e Bogotá delle settimane scorse.
In Colombia la politica si è subito divisa. Alcuni esponenti dell’opposizione hanno criticato Petro per come ha gestito la crisi diplomatica, accusandolo di aver messo il Paese in una posizione rischiosa. Altri, invece, hanno applaudito alla riapertura del dialogo con gli Stati Uniti. “Non siamo nemici di nessuno”, ha ripetuto Petro dal palco, invitando tutti i partiti a sostenere il confronto.
In vista un incontro alla Casa Bianca
Secondo fonti vicine al governo colombiano, l’incontro tra Trump e Petro potrebbe arrivare già entro fine gennaio. I dettagli sono ancora da definire, ma entrambi vogliono mandare un segnale chiaro di distensione. “Solo allora – confida un diplomatico – si capirà se davvero si può voltare pagina”.
Per ora il clima resta teso, ma la telefonata ha smorzato la tensione rispetto ai giorni scorsi. Quel dialogo diretto sembra aver evitato una rottura definitiva, anche se i nodi su narcotraffico e Venezuela restano sul tavolo. Come spesso accade in diplomazia, sarà il prossimo faccia a faccia a dire se davvero si può guardare avanti.









