Roma, 8 gennaio 2026 – I dati sulle iscrizioni a Medicina per l’anno accademico in corso, secondo la ministra dell’Università e della Ricerca Annamaria Bernini, non confermano il rischio di un flop. Anzi, aprono la strada a una riflessione più ampia sul futuro dell’università italiana. In un’intervista all’ANSA, Bernini ha spiegato che la recente riforma ha già prodotto risultati “molto interessanti”, pur ammettendo alcune difficoltà, soprattutto sulle domande di Fisica nei test d’ingresso.
Test di Medicina, i numeri che sorprendono
I dati del Ministero parlano chiaro: sono circa 50 mila gli studenti entrati nel sistema universitario grazie alle nuove regole. Di questi, 17 mila figurano nelle graduatorie di Medicina, mentre altri 25 mila potranno iscriversi al secondo semestre, anche in altre facoltà, senza aver ancora superato esami. “In passato – ha ricordato Bernini – c’erano circa 80 mila giovani ‘invisibili’, esclusi dai vecchi test. Oggi hanno una possibilità concreta”.
La ministra ha sottolineato che il nuovo sistema punta a premiare il merito e a togliere ostacoli, senza però abbassare il livello di selezione. “I risultati possono migliorare, ma serve il contributo di tutti”, ha aggiunto, anticipando un confronto stretto con i rettori per correggere le criticità.
Fisica, l’ostacolo più duro
Tra i problemi emersi, Bernini ha messo in luce le difficoltà degli studenti con le domande di Fisica nei test. “Ne parlerò con i rettori”, ha assicurato, riconoscendo che quella materia ha messo in crisi molti candidati. Secondo fonti ministeriali, la questione sarà al centro dei prossimi incontri con le università, per valutare eventuali modifiche già dal prossimo anno.
Nonostante questo, il bilancio generale resta positivo. “La riforma funziona”, ha ribadito la ministra, sottolineando l’obiettivo di rendere il percorso universitario più inclusivo e flessibile, senza scendere a compromessi sulla qualità.
Un nuovo volto per gli studenti di Medicina
Con il nuovo sistema è cambiato anche il profilo di chi si avvicina a Medicina. Dai dati degli atenei emerge un aumento degli studenti provenienti da istituti tecnici e professionali, mentre cala leggermente la quota di liceali classici e scientifici. Un segnale, secondo alcuni rettori, di una maggiore apertura e diversificazione delle competenze nelle facoltà mediche.
“Abbiamo inserito nel circuito universitario ragazzi che prima restavano ai margini”, ha spiegato Bernini. L’intento è dare una seconda chance anche a chi non supera subito i test, permettendo l’iscrizione ad altri corsi e la possibilità di riprovare.
Il mondo accademico: tra ottimismo e cautela
Le reazioni nel mondo universitario sono diverse. Rettori come Gaetano Manfredi della Federico II di Napoli vedono con favore l’aumento degli iscritti e la flessibilità del sistema. Altri, invece, puntano l’attenzione sulle risorse e sulla qualità dell’insegnamento. “Serve un investimento serio per reggere questi numeri”, avverte un docente della Sapienza di Roma.
Gli studenti, dal canto loro, lamentano ancora problemi nell’orientamento e nella preparazione ai test. “Le domande di Fisica sono state molto dure”, racconta Martina, 19 anni, candidata a Milano. “Spero che il prossimo anno sia tutto più chiaro”.
Verso nuovi incontri e miglioramenti
Bernini ha annunciato che nelle prossime settimane incontrerà i rappresentanti delle università per discutere le criticità e valutare possibili aggiustamenti. L’obiettivo è migliorare il sistema, aprendo l’accesso a un numero sempre maggiore di giovani senza rinunciare alla qualità.
“Il contributo di tutti sarà fondamentale”, ha concluso la ministra. Solo così, con l’aiuto di università, docenti e studenti, si potrà consolidare una riforma destinata a cambiare davvero la formazione medica in Italia.










