Roma, 5 gennaio 2026 – Il 2025 si apre con un’emergenza senza sosta sulla sicurezza sul lavoro in Italia. L’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro (Anmil) denuncia un bilancio drammatico: 896 vittime accertate nel corso dell’ultimo anno. A lanciare l’allarme è il presidente nazionale Antonio Di Bella, che in un’intervista all’Adnkronos/Labitalia ha descritto una situazione pesante e senza compromessi. “Se il 2024 sarà ricordato come l’anno delle ‘stragi sul lavoro’, il 2025 non sembra voler dare tregua ai nostri operai”.
Morti silenziose, storie che non si raccontano
Di Bella ha sottolineato come i numeri ufficiali non mostrino tutta la tragedia. “Bisogna insistere sulla parola ‘accertate’ – ha detto – perché dietro quei dati ci sono altre morti, invisibili, che nemmeno trovano spazio nei discorsi pubblici”. Parla delle vittime del lavoro irregolare, spesso fuori dalle statistiche e dal dibattito istituzionale. “In Italia – ha aggiunto – il lavoro senza contratto, il caporalato, lo sfruttamento sono ancora realtà diffuse. E chi muore in queste condizioni scompare nel silenzio, a volte sparisce persino senza che si sappia”.
Dove si perde la vita: cantieri, fabbriche e piattaforme digitali
Il presidente Anmil ha richiamato l’attenzione sulla “specificità operaia” delle vittime: “Chi muore lo fa nei cantieri, nei capannoni, nei magazzini, nei campi, sulle strade e anche nei centri urbani”. Oggi a questa lista si aggiungono anche i lavoratori delle piattaforme digitali, un gruppo in crescita che spesso si trova a fronteggiare rischi poco tutelati. “Sono quelli per cui è difficile dire ‘no’ – ha spiegato Di Bella –. Chi accetta condizioni pericolose pur di non perdere il lavoro o un pagamento, anche se irregolare”.
Operai anziani, un fenomeno in aumento
Tra gli episodi più noti dello scorso anno, Di Bella ricorda il crollo della Torre dei Conti a Roma, dove ha perso la vita l’operaio 66enne Octav Stroici. “Un fatto che ha avuto grande eco per la sua vicinanza al Colosseo”, ha detto. Ma dietro questa tragedia c’è un fenomeno più ampio: la presenza crescente di lavoratori anziani in cantieri e fabbriche. “Gli incidenti che coinvolgono operai over 50 sono tanti”, ha spiegato, citando un’indagine dell’Anmil pubblicata a settembre. Secondo l’associazione, la crescita dell’occupazione non deriva dai giovani, ma dal fatto che sempre più lavoratori più anziani restano in attività, spinti dalle riforme pensionistiche e dalla necessità di integrare pensioni basse.
Più controlli e una procura speciale per il lavoro
Davanti a questa emergenza, l’Anmil torna a chiedere misure concrete. “Da tempo chiediamo l’istituzione di una procura nazionale del lavoro – ha spiegato Di Bella – che segua indagini specializzate, come accade per mafia e terrorismo”. L’obiettivo è avere processi più veloci e giustizia per chi perde la vita, ma anche spingere per un cambio vero nella cultura della sicurezza. L’associazione chiede anche controlli uniformi in tutto il Paese e un rafforzamento degli organici che si occupano di vigilanza, per evitare che si moltiplichino norme senza una reale applicazione.
Formazione, salario minimo e diritti per le vittime
Sul fronte della prevenzione, Di Bella punta sull’importanza di investire nella formazione sul diritto del lavoro e sulla sicurezza, fin dalle scuole e con corsi regolari nelle aziende. Altro punto fondamentale è il salario: “Serve che le retribuzioni siano allineate al salario minimo previsto dalla direttiva UE”, ha detto il presidente Anmil. Solo così, spiega, i lavoratori possono rifiutare condizioni rischiose o irregolari senza temere per il proprio sostentamento.
I numeri di un’emergenza che non si può ignorare
La gravità della situazione emerge anche da altri dati. Nei primi dieci mesi del 2025 sono stati segnalati quasi 500.000 infortuni sul lavoro e oltre 80.000 malattie professionali. Cifre che mostrano un sistema che mette a rischio centinaia di migliaia di persone ogni giorno. “Vogliamo una vera tutela per le vittime e per chi resta – ha concluso Di Bella – e speriamo che il 2026 non diventi un altro anno di promesse senza fatti”. L’appello è chiaro: alle istituzioni serve un cambio vero, senza più rinvii.










