Torino, 3 marzo 2026 – Viktoria Albiani, 28 anni, laureata in economia e donna transgender, è stata aggredita in pieno giorno in una piazza di Torino. È successo domenica 1 marzo, poco dopo le 14.30. Due ragazzi, probabilmente poco più che ventenni, le hanno rivolto insulti omofobi e le hanno sputato in faccia, prima di scappare in monopattino. A raccontare l’accaduto è la stessa Viktoria, che ha deciso di raccontare la sua storia in una lunga intervista.
Aggredita davanti alla madre: la paura e la rabbia di Viktoria
La scena si è svolta sotto gli occhi della madre di Viktoria, che era con lei in piazza. “È stato terribile vedere mia madre assistere a tutto questo”, ha detto Viktoria, ancora scossa dall’accaduto. I due aggressori non si sono fermati nemmeno quando la donna ha cercato di inseguirli. “Tutti abbiamo una madre – ha detto Viktoria – se non riesci a rispettare me, almeno rispetta lei”. L’attacco è stato rapido: prima gli insulti, poi lo sputo, preciso e violento. “Ho sentito l’odore acido della saliva nel naso”, ha raccontato. “È stato come un colpo di cecchino, la saliva mi è finita negli occhi, in bocca, ovunque”.
La fuga e il ritorno per un secondo attacco
Nonostante la madre tentasse di bloccarli, i due ragazzi sono scappati. Ma poi sono tornati indietro per sputare di nuovo, prima di dileguarsi definitivamente. “Lei li inseguiva, io inseguivo lei”, ha raccontato Viktoria, descrivendo quei momenti concitati. Nessuno tra i presenti è intervenuto. Episodi del genere, ha spiegato, non sono rari nella sua vita: “Succede spesso: sguardi cattivi, commenti offensivi, persino tocchi indesiderati mentre faccio la spesa. Ormai è diventato quasi un prezzo da pagare, qualcosa che ho imparato a sopportare”.
La denuncia e le lunghe attese
Dopo l’aggressione, Viktoria e sua madre hanno chiamato il 112. Da lì è iniziata una lunga serie di attese e incertezze. “Non è stato facile capire cosa fare per denunciare”, ha spiegato. Dal punto di vista legale, uno sputo può essere considerato una lesione fisica secondo l’articolo 581 del codice penale, perché comporta un rischio di infezione. Viktoria dovrà fare esami del sangue per escludere malattie. Ma in ospedale non tutti hanno capito la gravità: “C’è chi ha detto ad alta voce che bastava lavarsi la faccia”, ha raccontato amareggiata.
Il vuoto normativo sui crimini d’odio
Questo episodio riporta in primo piano la mancanza di tutele per le persone LGBTQ+ in Italia. Non esiste infatti una legge che preveda aggravanti per i crimini d’odio basati sull’identità di genere o sull’orientamento sessuale. Viktoria lo sa bene: “Dovrebbero esserci procedure più rapide per casi come questo”, ha detto, dopo aver aspettato a lungo in caserma per essere ascoltata. Il maresciallo che ha raccolto la denuncia si è mostrato comprensivo solo quando ha capito davvero cosa era successo. “Era dispiaciuto che tutto fosse accaduto a pochi passi da lì”, ha raccontato Viktoria.
Il coraggio di parlare e la sfida del rispetto
Alla fine, tra stanchezza e delusione, resta il gesto di chi ha ascoltato Viktoria: “Mi ha ringraziata per il coraggio”, ha detto riferendosi al militare. Un episodio che riapre il dibattito sulla necessità di leggi più adeguate e su una cultura del rispetto che fatica ancora a farsi strada nelle nostre città.










