Lecco, 2 marzo 2026 – Vincenzo Campanile, anestesista di 53 anni, ha lavorato fino a ieri nel pronto soccorso dell’ospedale di Merate, provincia di Lecco, nonostante una doppia condanna per omicidio volontario legata alla morte di sette pazienti a Trieste tra il 2014 e il 2018. La sua sospensione è arrivata solo dopo che alcuni colleghi, insospettiti, hanno segnalato la sua situazione all’azienda sanitaria locale. La Regione Lombardia ha deciso l’allontanamento immediato del medico, sollevando dubbi sulla gestione delle assunzioni tramite cooperative private.
Il medico con condanna arriva a Merate: la scoperta a sorpresa
Campanile era stato ingaggiato per coprire i turni in pronto soccorso tramite una cooperativa privata. Fonti interne all’ospedale raccontano che aveva già fatto due turni prima che emergesse la notizia della sua condanna. A scovare il suo passato giudiziario è stato un collega, che dopo una ricerca online ha avvertito la direzione sanitaria dell’Asst di Lecco. Da quel momento la sospensione è scattata subito. “Appena abbiamo saputo della condanna, è stata disposta la sospensione immediata dai turni, per proteggere pazienti e personale”, ha detto l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso.
Omicidio volontario: la condanna per la morte di sette pazienti a Trieste
Il caso giudiziario di Campanile risale a tre anni fa. Nel 2023, il medico è stato condannato in primo e secondo grado a 15 anni e 7 mesi per omicidio volontario. I fatti riguardano la morte di sette anziani – tutti tra i 75 e i 90 anni, con varie malattie – avvenuta in quattro anni in strutture sanitarie di Trieste. Secondo l’accusa, Campanile avrebbe somministrato dosi alte di anestetici, soprattutto Propofol, accelerando la morte dei pazienti. In pratica, avrebbe praticato forme di eutanasia non autorizzata.
In appello, la sentenza è stata confermata per sette dei nove casi. La Corte ha riconosciuto alcune attenuanti – “aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale”, come previsto dall’articolo 62 comma 1 del Codice penale – ma ha escluso che queste giustificassero del tutto le sue azioni. Tutto era iniziato con la morte di Mirella Michelazzi, 81 anni, deceduta dopo la somministrazione di Propofol durante un intervento d’urgenza in una casa di cura.
La sospensione e il nodo delle cooperative
La Regione Lombardia ha deciso la sospensione cautelativa di Campanile, in attesa che la Corte di Cassazione si pronunci definitivamente. Ma la sua presenza in un reparto così delicato come il pronto soccorso ha fatto scattare preoccupazioni tra operatori e cittadini. “Bisogna rispettare la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, ma chi lavora in reparti così critici deve agire con la massima responsabilità”, ha spiegato Bertolaso.
Il caso ha acceso i riflettori sul sistema di reclutamento tramite cooperative private. “Questa vicenda mette in luce ancora una volta i problemi legati all’uso delle cooperative per assumere personale sanitario”, ha aggiunto l’assessore. “Non è accettabile che le cooperative impieghino personale senza condividere informazioni fondamentali con le strutture sanitarie”.
Tensione a Merate e dubbi sul sistema sanitario
In ospedale a Merate, l’atmosfera è tesa. Alcuni infermieri ammettono: “Non sapevamo nulla”. Altri si dicono “sorpresi e preoccupati”. Il direttore sanitario dell’Asst di Lecco, sentito da alanews.it, conferma che “sono in corso verifiche interne per capire come sia potuto entrare in servizio un medico senza un controllo serio sui precedenti”.
Il caso Campanile riapre il dibattito sulla sicurezza dei pazienti e sulla trasparenza nelle assunzioni nel pubblico. In attesa della decisione finale della Cassazione, resta un punto fermo: come ha fatto un medico con due condanne per omicidio volontario a lavorare, anche solo per pochi giorni, in un pronto soccorso lombardo?










